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Il dilagare del corpo anche nelle classi dominanti, tra i raffinati, gli istruiti, attraverso la pratica dell’understatement vela al contempo i simboli del loro status sociale.
Understatement
La nostra è un’epoca in cui l’apparenza è diventata una forma d’arte sottile, dove il desiderio di apparire modesti si trasforma in una performance di status sociale. Questo fenomeno, conosciuto come “understatement“, è ben lontano da una vera ricerca di modestia.
Si tratta piuttosto di una strategia complessa e raffinata per comunicare potere e successo, ma in modo velato, quasi sussurrato, come chi dice una cosa per farne intendere il contrario. L’essenza dell’understatement è l’antifrasi: il dire una cosa per comunicare l’opposto.
Per fare un esempio pratico, pensiamo a chi spende cifre importanti per acquistare un’auto “discreta”, come una Mini, invece di un SUV vistoso. L’auto è apparentemente modesta, ma il prezzo racconta una storia diversa: un lusso nascosto dietro l’apparente semplicità.
Non si tratta di voler sembrare poveri, bensì di suggerire, con discrezione, che si potrebbe permettere molto di più, ma si sceglie di non esibirlo apertamente. È un paradosso che trasuda sofisticazione e controllo, in cui si naviga con maestria tra modestia e affermazione di status.
Questa dinamica non è nuova, anzi, trova le sue radici in una lunga tradizione culturale. Per secoli, il femminile è stato avvolto in una rappresentazione di contenimento, di apparente modestia che mascherava una bellezza pericolosa.
Dante, nel suo celebre verso “tanto gentile e tanto onesta pare”, sottolineava come la virtù e la bellezza fossero rappresentate non come esseri, ma come apparenze. Non era tanto l’essere virtuosa e modesta a definire la donna, quanto il sembrare tale. Era un gioco sottile di maschere e illusioni, dove il vero potere era nascosto, ma non del tutto assente.
Questa rappresentazione, che ha dominato la percezione del femminile per secoli, si è oggi ribaltata: ora è l’uomo, il vincente, il manager a dover celare il proprio potere dietro una facciata di modestia apparente.
Il fenomeno di Bill Gates e i suoi maglioncini tortora, simili a quelli di un comune negozio di abbigliamento, è l’esempio perfetto. Dietro l’immagine di uomo semplice e casual si nasconde uno dei patrimoni più vasti del mondo. È una strategia di controllo, una narrazione di potere camuffata da semplicità.
Nel frattempo, il corpo femminile si è progressivamente liberato da quel velo di modestia che un tempo era imposto. Sui social network, donne colte e affermate si mostrano con immagini che un tempo sarebbero state considerate inappropriate per il loro status. Anche la politica ha abbracciato questo cambiamento: figure come Maria Elena Boschi o Giorgia Meloni rappresentano una nuova immagine di potere femminile, molto diversa da quella delle donne della Prima Repubblica, come Nilde Iotti o Tina Anselmi.
Ma cosa significa tutto questo cambiamento? Il corpo, che un tempo era occultato per generare valore e rispetto, oggi si espone in tutta la sua potenza. Questo cambiamento simbolico suggerisce che il potere non è più mascherato, ma viene esibito, e con esso viene rivelata una nuova vulnerabilità. Il corpo diventa uno strumento di seduzione e affermazione, ma anche un veicolo per richiedere attenzione.
Tuttavia, l’esposizione del corpo non è solo un fenomeno femminile. Anche gli uomini, attraverso l’understatement, comunicano un potere seduttivo nascosto. Scegliere un look sobrio e casual è una scelta che riflette una posizione di forza: è un segno di sicurezza che non ha bisogno di ostentare. Eppure, questo velare il potere non implica una sua diminuzione, anzi, lo rafforza.
In questo contesto, l’understatement può essere visto come una forma di controllo: il potere si manifesta non solo nell’esibizione, ma anche nella capacità di occultare. Come suggerisce il filosofo Georges Bataille, il potere che rimane nascosto genera un valore maggiore, proprio come i lingotti d’oro conservati nelle banche centrali. Paradossalmente, più il potere è celato, più diventa potente.
Eppure, l’ossessione per il corpo, per la sua esposizione o occultamento, sembra indicare un bisogno disperato di attenzione. Il dilagare dei tatuaggi, per esempio, è un segnale di corpi che urlano per essere notati. Sono simboli che gridano un desiderio di visibilità in un mondo in cui il corpo sembra perdere rilevanza, sia nella sfera pubblica che in quella privata.
Eppure l’arte di nascondere diventa una forma di potere seduttivo, una maschera che, come nel passato, continua a giocare con le dinamiche della verità e dell’illusione.

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