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Un mondo nuovo richiede analisi nuove ma se passiamo giorni e giorni a parlare di Chiara Ferragni, mentre a Gaza 25mila palestinesi muoiono sotto le bombe israeliane, qualcosa non va.
Un mondo nuovo vuole analisi nuove
A fronte di problemi e dinamiche nuove nel mondo occorrono occorrono analisi nuove,
Ad esempio, il crollo del muro di Berlino nel 1989 e il disfacimento dell’URSS nel 1991, lasciarono molti marxisti, comunisti e socialisti orfani di un modello alternativo al capitalismo.
Il colpo fu molto più duro, perché già da inizio anni Ottanta era in corso del mondo un’ondata neo-reazionaria che aveva messo all’angolo il movimento dei lavoratori (i sindacati) ed eventuali tentativi locali (moderati o radicali) di alternativa: socialdemocrazia scandinava, varianti locali al socialismo (socialismo arabo, socialismo africano, ecc).
Gli orfani dell’URSS dopo una smarrimento iniziale si misero al lavoro.
Il 1 gennaio di due giorni fa festeggiavamo i trent’anni del sollevamento zapatista in Messico, altri provarono a costruire alternative teoriche (tra cui Takis Fotopoulos con la sua democrazia inclusiva), altri lavorarono a varianti rinnovate del socialismo reale (Cina, Vietnam, Laos), altri lanciarono tentativi localistici (Venezuela), in Occidente come una cometa nacque e morì il movimento no-global.
Oggi che il multipolarismo è una realtà e che il Sud del mondo si è risvegliato (basti pensare alla nuova alleanza anti-imperiale tra Mali, Niger e Burkina Faso), sembra tutto scontato, ma nel 1995 non lo era affatto.
Il primo grande elemento ad emergere è la separazione tra marxismo occidentale e quello del resto del mondo. Il marxismo occidentale (a dire il vero già dai primi del Novecento, basti pensare a Gramsci) aveva spostato il suo campo d’azione sulla lotta culturale nella società, sulla sovrastruttura, direbbe Marx.
Al contrario, nel Sud rimangono forti movimenti di ispirazione marxista-leninista che vedono nella presa del potere statale il fattore determinante del processo rivoluzionario.
La differenza non è di poco conto, perché attorno a questo vulnus ruota poi la maggior importanza data dall’uno o dall’altro al singolo individuo, alla sua libertà o le valutazioni sul campo internazionale.
Non solo, osservando la cosa dal Sud del mondo sarebbe abbastanza evidente il problema del marxismo occidentale come legato al sistema-mondo e alla sua struttura centralizzata: le opinioni pubbliche occidentali non sarebbero pronte a una presa del potere marxista, non per qualche maggiore maturità sociale o teorico o per una maggiore sensibilità verso i diritti, ma per una semplice conversione dei più in classe media (reale o percepita), con la creazione di un mondo secondario mediatico-virtuale in cui dirottare il dibattito politico.
Esempio pratico, se passiamo tre giorni a parlare di Chiara Ferragni, mentre Israele uccide quattro bambini in spiaggia che giocano con un aquilone, qualcosa non sta funzionando nella nostra percezione della realtà, il problema non è esterno a noi, il problema finiamo con l’essere noi.

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