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Il fronte ucraino cede a Pokrovsk e Mirnograd mentre la leadership politica nega l’evidenza. Le truppe sono allo stremo, gli aiuti occidentali insufficienti e le risorse economiche in esaurimento. Continuare a promettere vittorie impossibili prolunga solo l’agonia del Paese.
L’avanzata russa e il dilemma taciuto dell’agonia ucraina
Il conflitto ucraino ha raggiunto una fase in cui la retorica politica e la realtà del campo di battaglia si separano in modo netto. Da una parte si continua a evocare una possibile vittoria di Kiev; dall’altra, le testimonianze più affidabili indicano un esercito in gravissima difficoltà, intrappolato in settori ormai compromessi.
Le notizie provenienti da Pokrovsk e Mirnograd – due punti cardine del fronte orientale – confermano che la pressione russa sta erodendo rapidamente ogni capacità difensiva ucraina.
L’ostinazione nel negare l’evidenza pone un dilemma morale che riguarda governi, media e opinione pubblica. Riferire ciò che accade, con fonti verificabili e mappe aggiornate, significa davvero schierarsi “a favore” di Mosca? O non è forse più pericoloso alimentare false speranze, illudendo un’intera nazione sulla possibilità di una vittoria che appare sempre più remota?
Le forze di Kiev stiano subendo perdite crescenti in una zona descritta dagli stessi ucraini come un “imbuto”, in cui le vie di fuga sono estremamente limitate. Secondo valutazioni dell’Institute for the Study of the War, tradizionalmente vicino alle posizioni occidentali, la tenuta del fronte è ormai quasi impossibile. Le truppe ucraine a Pokrovsk e dintorni si troverebbero di fronte a un bivio angosciante: arrendersi o resistere fino all’esaurimento totale.
Un esercito allo stremo e un comando politico immobilizzato
L’accerchiamento operativo è in corso da mesi. Le mappe lo mostrano, i report lo confermano. Ciononostante, le autorità ucraine hanno evitato di ordinare una ritirata preventiva, scelta che avrebbe salvato molte vite.
Il corridoio rimasto aperto è troppo stretto e praticabile solo a piedi, rendendo impossibile evacuare mezzi, equipaggiamenti e feriti. In questo modo, la linea del fronte continua a frantumarsi, con ricadute pesantissime sul morale delle truppe.
La strategia russa mira a logorare l’esercito avversario più che a conquistare grandi aree del territorio. Questo punto è chiaro a tutti gli osservatori internazionali (tranne a i Calenda vari): il vero obiettivo di Mosca è demolire progressivamente le capacità combattive di Kiev. Le sconfitte di Pokrovsk e Mirnograd, ancora taciute dalla leadership ucraina, aprono il varco a un avanzamento accelerato su altri settori.
Mentre i soldati al fronte affrontano carenze drammatiche di uomini, di addestramento e di equipaggiamento, la scena diplomatica offre un’immagine completamente dissociata dalla realtà. Le promesse occidentali di nuovi aerei, missili e sistemi avanzati alimentano un’immaginaria rinascita bellica ucraina che non trova alcun riscontro nelle condizioni effettive dell’esercito.
I Rafale annunciati dalla Francia richiederebbero anni per essere prodotti e consegnati; la stessa Ucraina, in crisi finanziaria profonda, non sarebbe in grado di sostenerne il costo. Nel frattempo, le forze di Kiev faticano persino a pagare stipendi e pensioni di guerra.
La propaganda europea e la resa dei conti
La stampa europea timidamente inizia a sottolineare la gravità della situazione. Il quotidiano tedesco Bild parla apertamente di “sconfitta strategica”, sottolineando l’incapacità dell’Occidente di comprendere gli errori compiuti fin dall’inizio del conflitto.
Il flusso degli aiuti militari è insufficiente e disorganizzato, mentre la carenza di personale nelle forze ucraine è ormai irreversibile.
Il numero di reclute che raggiunge effettivamente il fronte è ridottissimo: molti giovani, arruolati a forza, disertano alla prima occasione utile. Questo collasso demografico e morale rende impossibile sostenere una guerra di lungo periodo.
Parallelamente, i numeri citati dalla Commissione europea e dal Fondo Monetario Internazionale sono impietosi. L’Ucraina avrà bisogno di oltre 70 miliardi di euro solo nel prossimo anno per continuare le ostilità; 120 miliardi di dollari sono richiesti dal ministero della Difesa per il 2026. Si tratta di somme insostenibili persino per l’Unione europea, che già adesso fatica a mantenere gli impegni finanziari.
Il punto cruciale non è più misurare i chilometri guadagnati o persi lungo la linea del fronte, ma verificare quante unità combattenti riuscirà Kiev a mantenere operative. La domanda fondamentale è quindi un’altra: quanti uomini, con quali energie e quali mezzi, potranno davvero sostenere il fronte nei prossimi mesi?
Continuare a negare questa realtà non significa solidarietà: significa condannare migliaia di persone a un’agonia annunciata.

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