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Nei negoziati a Jeddah gli USA chiedono a Kiev serietà nelle trattative per la tregua. In cambio di armi e intelligence, l’Ucraina offre stop agli attacchi su Mosca e Crimea. Ma la Russia, che sta chiudendo i conti militarmente, potrebbe rifiutare. Il comunicato finale è molto interlocutorio.
I negoziati tra Stati Uniti e Ucraina a Jeddah
La tornata di negoziati tra Stati Uniti e Ucraina in Arabia Saudita ha messo in luce un equilibrio delicato tra il bisogno di Kiev di continuare a ricevere supporto militare e intelligence e la volontà di Washington di comprendere le reali intenzioni di Zelensky riguardo a un possibile cessate il fuoco con la Russia. La Casa Bianca ha espresso chiaramente che Kiev deve dimostrare serietà nel percorso negoziale, evidenziando che non vi sono margini per ulteriori procrastinazioni.
I tre dossier cruciali
Al centro delle discussioni si trovano tre questioni fondamentali:
- Il cessate il fuoco: un percorso accidentato, ma necessario per mantenere aperta la via diplomatica.
- Il supporto militare statunitense: elemento vitale per Kiev, che ha dovuto fare i conti con la minaccia di un’interruzione delle forniture.
- L’accordo sulle terre rare: una contropartita per garantire la continuità dell’assistenza statunitense.
La posizione di Washington si è indurita dopo che Trump ha comunicato a Zelensky che gli USA avrebbero accettato un incontro solo a condizione dell’apertura di un confronto concreto sulla tregua. Di fronte all’interruzione delle forniture di armi e intelligence e alla minaccia, rilanciata da Elon Musk, di sospendere il sistema satellitare Starlink, Kiev ha dovuto mostrare disponibilità.
Il segnale di apertura ucraino
Per negoziare l’Ucraina ha inviato una delegazione di alto livello guidata dal capo di gabinetto Andriy Yermak, accompagnato dal vice Pavlo Palisa, dal ministro degli Esteri Andriy Sybiga e dal ministro della Difesa Rustem Umerov. Dall’altra parte del tavolo si trovavano il segretario di Stato USA Rubio e il consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz.
La proposta di apertura, sebbene non ufficiale, prevede:
- La sospensione degli attacchi con droni e missili a lungo raggio su Mosca.
- La cessazione delle operazioni di sabotaggio nel Mar Nero e in Crimea.
- L’avvio della restituzione dei prigionieri di guerra.
Gli Stati Uniti dovrebbero successivamente presentare queste proposte alla Russia, che potrebbe però ritenerle inadeguate, considerato il vantaggio tattico acquisito sul campo di battaglia.
Il Segretario di Stato ha giudicato il piano di Kiev “promettente”, lasciando intendere che un summit positivo potrebbe portare alla ripresa delle forniture militari. Tuttavia, gli Stati Uniti continuano a garantire a Kiev intelligence difensiva.
Secondo il Guardian, i negoziatori ucraini sarebbero già pronti a firmare un’intesa, con l’obiettivo di presentare all’opinione pubblica interna risultati concreti e contrastare il crescente timore di un abbandono da parte degli alleati occidentali.
Quali prospettive reali? Aggiornamento
I negoziati a Jeddah hanno prodotto poche certezze e molte incognite. Il comunicato congiunto di Stati Uniti e Ucraina propone un cessate il fuoco di 30 giorni, rinnovabile a discrezione delle parti, e la ripresa delle forniture militari e dell’intelligence, indipendentemente da un accordo con Mosca. Questo rende difficile pensare che la Russia possa accettare una soluzione che conceda a Kiev una pausa per riorganizzarsi militarmente senza offrire garanzie concrete al Cremlino.
Le ipotesi di accordi segreti tra Stati Uniti, Russia e Ucraina restano speculative, ma Trump ha annunciato un “major meeting” con i russi, alimentando rumors su contatti diretti con Putin. La Russia potrebbe accettare un’intesa solo se accompagnata da garanzie quali:
- La futura neutralità dell’Ucraina.
- La fine delle garanzie di sicurezza occidentali a Kiev.
- Il graduale allentamento delle sanzioni.
- Il riconoscimento dei territori occupati dalla Russia.
A meno che non emergano ulteriori dettagli sugli accordi, appare improbabile che Mosca possa aderire a una proposta che avvantaggia esclusivamente l’Ucraina, senza una chiara definizione delle condizioni di un cessate il fuoco duraturo. Inoltre, resta il nodo cruciale della vigilanza sul rispetto degli accordi, un aspetto che al momento non trova soluzione nei documenti ufficiali.

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