Separazione delle carriere: la riforma che consegna i tribunali al mercato

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La riforma sulla separazione delle carriere punta a svuotare la magistratura del suo ruolo pubblico. Dietro il linguaggio tecnico si nasconde un progetto neoliberale: trasformare la giustizia in un mercato, sottomettendo i pubblici ministeri agli interessi del potere economico.

Separazione delle carriere: la giustizia in saldo:

L’intento della maggioranza è far finta di nulla. Si deve sostenere che cambia poco poiché la questione della separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti riguarderà esclusivamente il dilemma della scelta iniziale. Chi prende una determinata strada non potrà tornare indietro. Tutto il resto resterà immacolato. Anche i pubblici ministeri avranno un loro organo di garanzia perché sia salvaguardata la loro autodeterminazione.

Di fronte a un’argomentazione apparentemente tanto innocua risulta difficile mobilitare le masse a difesa del dettato costituzionale, difficile scaldare i cuori alla mobilitazione antifascista.

È però ancor più difficile se non si riesce o non si vuole individuare il retropensiero della riforma. Sostenere sic et simpliciter che il governo della destra vuole instaurare una dittatura assoggettando la magistratura è operazione capziosa. Il motivo è semplice: il totalitarismo liberale non punta a sfilate in camicia nera con discorsi dal balcone.

Punta ad americanizzare il sistema, in modo che la classe capitalista abbia in mano le redini della decisione politica in un quadro di sostanziale impunità. Già il diritto civile si è trasformato in tal senso, elevando gli arbitrati internazionali ad avamposti dove si protegge il diritto degli investitori contro gli impeti redistributivi degli Stati.

Privatizzare il diritto penale, renderlo parte integrante del sistema commerciale, è uno degli ultimi assilli che lasciano insonni i mestieranti del libero mercato, i manager d’impresa sempre pronti a modernizzare le istituzioni. Il progetto è dissimulato nella formulazione tecnicista della separazione delle carriere, quando, in realtà, il bersaglio grosso è la de-pubblicizzazione della magistratura inquirente.

I pubblici ministeri non dovranno essere più i giudici delle indagini preliminari, non dovranno godere più di quel carisma magniloquente che sa emanare uno scranno. Dovranno sporcarsi le mani perché saranno, sin dai primi accertamenti, una parte. Non lavoreranno per la verità, ma per la vittoria.

La nuova pubblica accusa, dunque, dovrà sottostare necessariamente alla pressione mediatica nel trovare colpevoli in serie, ma contemporaneamente sarà oggetto di continui sospetti sulla mancata imparzialità delle condotte, perché in fondo dovrà costruire teoremi per ottenere condanne.

La figura del pubblico ministero sarà immiserita a pubblico giustiziere perché possa poi trattare con la controparte, proprio come si fa nei Law & Order d’oltreoceano. Il passaggio conseguenziale della riforma che vuole privatizzare le procure sarà l’apertura alla discrezionalità dell’azione penale e alla trasformazione del procuratore generale in carica elettiva. Come sempre le riforme neoliberali procedono un passetto alla volta.

In questo modo riescono a nascondere il teorema complessivo. Quello che scrisse anni fa, nero su bianco, un certo Licio Gelli.

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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