Maggioranza Ursula, le ricadute italiane: Meloni, Renzi e Conte alle grandi manovre

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L’Europa della cosiddetta maggioranza Ursula stringe i ranghi: Meloni trema, Renzi trama (come sua abitudine) e Conte ondeggia. Un vortice stazionario di cose italiane, e dunque buffe per definizione.

Finalmente l’Europa? Ma è sempre ‘maggioranza Ursula’*

Ormai la politica nazionale la detta la coalizione interprete dell’Europa, cioè la cosiddetta ‘maggioranza Ursula‘: connubio di una aggregazione al centro a guida liberal-conservatrice, col supporto della famiglia socialista e progressista (e di quella verde).

Su una linea che prevede politiche liberiste incorniciate dal patto di stabilità e politiche di riarmo ostili alla Russia, al caso addolcite da vaporose regolamentazioni sociali, civili e ambientaliste, nonchè da un temperato sostegno a Israele.

Una coalizione che è allo stesso tempo una conventio ad excludendum: verso la destra cosiddetta ‘sovranista’ e nazionalista, e verso la sinistra radicale, pacifista e/o rosso-bruna (peraltro. quest’ultima di spessore più limitato e perciò meno preoccupante).

Entrambe vittime di un rinnovato e atipico ‘fattore K’ bilanciato, in quanto forze anti o extra sistemiche. Come tali inibite a priori dalla possibilità di accedere alle leve di comando della governance europea.

Il quadro che è venuto delineandosi è quello di un circolo vizioso che si alimenta su sè stesso generando una condizione di immobilismo, piuttosto che di una stabilità legittimata.

I vincoli che sostengono il mainstream europeista alimentano lo sfogo a destra delle tensioni sociali e geo-politiche col risultato di rafforzare ulteriormente i vincoli medesimi (economici, politici e internazionali).

La costruzione europea si è così irrigidita in un cul de sac che non prevede alternative, nè articolazioni flessibili, se non il collasso. Ed è del tutto probabile che l’eventuale ascesa di Trump, con la problematica ridefinizione della sponda atlantica in guisa concorrenziale e isolazionista, anzichè sollecitare cambi di rotta, rafforzi ulteriormente, radicalizzandolo, lo status quo. Apres Ursula le deluge.

La stessa continuazione della guerra in Europa, anche con un progressivo quanto calibrato coinvolgimento diretto, è condizione dirimente per la tenuta del blocco politico egemone. Finchè dura…

Un vortice stazionario

Votando contro Ursula la Meloni e FdI ha gettato nello sconforto il peloso milieu italico che tanto sperava in un accomodamento moderato della destra fascista. Ma è vero che la pulzella non aveva alternative.

Entrando nella maggioranza pan-europeista si sarebbe disassata dal proprio retroterra identitario e avrebbe messo a repentaglio la propria egemonia sulla destra radical-sovranista. Nè alcuno si è fatto avanti per mettere a fuoco il vitello grasso con laute concessioni.

Il risultato è che il governo Meloni ha i mesi contati, come già capitò a Berlusconi nel 2010, anche se molti tasselli devono andare a posto (ad esempio un sistema elettorale adeguato).

Quello di Forza Italia, innanzitutto. Tutta la situazione che porta i casi nazionali verso l’immobilismo stoico centro-europeo, vadano come vadano le vicende americane, è in movimento. Sembra un ossimoro, ma non lo è.

Va dove ti porta il naso

Venendo alle cose a noi più vicine, e perciò buffe, è emblematico il dietro front di Renzi, il cui naso è molto sensibile agli odori che escono dalla cucina al mutare del menu. L’assist alla Schlein per mandarla in gol in una grottesca partita del cuore a partiti (ed artriti) unificati è più che una metafora.

Renzi rientra nel ‘campo largo’ e s’imbroda come rappresentante neo-degasperiano di un centro che riguarda a sinistra. Una nuova Margherita.

Ma in proposito ha del tutto ragione il mio amico Parisi: macchè Margherita ! Piuttosto rientri nel Pd, dove peraltro c’è un mucchio di gente a lui isomorfa. Rientri, come han fatto per tempo quelli di Art. Uno, mettendo così fine alle diapore extra ecclesiam e alle porte girevoli che hanno segnato il periodo che va dal 2010 al 2022. Di destra e di sinistra. Nè si vede quale altra alternativa resti all’astuto uomo di Rignano, avendo palesemente fallito come ‘federatore’ di un centro interloquente con la destra, dopo essere perfettamente riuscito nello scopo di snaturare la sinistra mettendola a soqquadro.

Sfogliando i petali

Del resto la Margherita è consustanziale al Pd in formato democrat-veltroniano, ne è la vena profonda, assieme a quella di estrazione radical liberale, anche come personale politico. Ogni tentativo di ricreare una Margherita neo-centrista dell’esterno, avulsa e concorrenziale rispetto al Pd è andato fallito.

In quel campo c’è un unico interprete che può evolvere in tal senso: Forza Italia, che ha votato Ursula e che i figli del Berlusca stanno attivizzando con nuovi propositi. Così come è andatop fallito ogni tentativo di ricreare un Pds alla sinistra del Pd. Essendoci, in quello spazio, ex sinistra radicale a parte, un unico interprete possibile: i 5Stelle di Conte.

Movimenti sotterranei e altre metamorfosi

Ma non c’è solo il Koala renziano a mangiare la foglia di Ursula. L’episodio cui alludo è minimale ma emblematico. Parlo del percorso che sembra stiano facendo gli ex sodali di Art. Uno. Entrati di soppiatto nel Pd con lo scopo di rendere vivo il filone di cultura politica inscritto nel loro dna, poi approdati al sostegno alla Schlein tanto da fare intendere di volersi sciogliere in una sorta di ‘corrente’ della segretaria.

Ed ora, stando a certi rumors sotterranei tutti da verificare, ma plausibili in ipotesi, in procinto di immergersi nella nuova corrente ristrutturata da Franceschini (il vero mallevadore dell’operazione Schlein). Speranza e buona parte della compagnia. Assieme ad altri sorprendenti ‘compagni del mondo’ e bypassando le sinistre interne consolidate incarnate da Orlando e da Cuperlo.

Operazione ardita, ma sagace. Che come tale, guardando le cose da una distanza siderale, incontra tutta la mia disinteressata comprensione. Che senso aveva infatti rientrare per riprendere la posizione a margine dalla quale si era stati cacciati?

In una sorta di gioco dell’oca eternamente minoritario? Se si rientra l’unica cosa sensata è puntare al cuore del partito, cioè al suo centro. L’architrave che regge la Schlein, per adesso, ma garante anche di altre eventuali configurazioni. Il procione che si fa Ursula, se non Ursus. Un camuffamento dopo l’altro. Questa è politica, che diamine ! Dopo lungo vagare e peripatetiche sofferenze farsi infine Margarita. Ottimo cocktail.

Come una cozza

Il campo largo, se prenderà una forma cogente, sarà null’altro che il campo Ursula. Unico elemento anomalo quello di Conte. Il quale ha votato contro la baronessa coerentemente all’impostazione seguita nella campagna elettorale e confermata nelle prime dirimenti votazioni sulla questione ucraina.

Fossi in Conte terrei fede all’anomalia, ma non uscendo dal campo largo. Anzi attaccandosi ad esso come una cozza, aspettando semmai che sia il resto della compagnia a cacciarti fuori. Dove ci sarà da divertirsi.

*Grazie a Fausto Anderlini

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Fausto Anderlini
Fausto Anderlini
Sociologo, autore di vari saggi e volumi, tra i quali ricordiamo: Terra rossa. Comunismo ideale, socialdemocrazia reale: il Pci in Emilia-Romagna, Istituto Gramsci, 1990; Identità e spazio locale. Formazioni territoriali intermedie e reti istituzionali in Italia ed in Emilia-Romagna, Clueb, 1993 (con Maurizio Zani); Dalla città diffusa alla metropoli policentrica. Idee per la Città metropolitana di Bologna, Maggioli, 1991

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