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Francia, Germania e Regno Unito vedono l’estrema destra in testa ai sondaggi. Migrazione, scandali e crisi di rappresentanza alimentano il consenso a Bardella, Farage e AfD. L’Europa entra in una nuova fase politica, segnata da sfiducia nelle élite e crescita radicale.
L’avanzata parallela dell’estrema destra in Europa
Per la prima volta nella storia recente, i principali partiti di estrema destra guidano i sondaggi contemporaneamente nei tre Paesi più grandi d’Europa: Francia, Germania e Regno Unito. Una dinamica che il Wall Street Journal ha definito epocale, poiché testimonia una frattura profonda nel tessuto politico e sociale del continente.
In Germania, l’AfD (Alternative für Deutschland) sta consolidando il proprio consenso, soprattutto nelle città industriali, un tempo roccaforti socialdemocratiche. A favorire la crescita di questo partito è il tema della migrazione: dal 2017 al 2023 la percentuale di residenti nati all’estero è passata dal 15% al 22%.
Un incremento significativo, che ha alimentato tensioni e percezioni di insicurezza. Per comprendere meglio la portata del dato, basta confrontarlo con gli Stati Uniti, dove – nonostante una popolazione molto più ampia – la quota di cittadini nati fuori dal Paese si ferma al 16%.
Il malessere sociale e la percezione di un’Europa incapace di governare i flussi migratori si riflettono nelle urne. L’AfD appare sempre più capace di intercettare la rabbia di settori popolari e operai, rivolgendola contro l’establishment politico tradizionale, accusato di essere distante dalle esigenze reali delle comunità locali.
Regno Unito e Francia: tra scandali e leadership emergenti
Nel Regno Unito, la gestione dell’immigrazione è tornata al centro dello scontro politico. Un recente scandalo ha visto il governo accusato di aver prenotato camere d’albergo per migranti irregolari in attesa del giudizio dei tribunali, il tutto a spese dei contribuenti. Un episodio che ha scatenato forti polemiche, aprendo un varco a Nigel Farage e al suo partito Reform UK. Già figura centrale nel dibattito sulla Brexit, Farage sta oggi capitalizzando sul malcontento diffuso, proponendosi come l’alternativa al sistema politico tradizionale.
In Francia, il Rassemblement National ha consolidato il proprio primato nei sondaggi. Sotto la guida di Jordan Bardella, giovane leader che raccoglie l’eredità politica di Marine Le Pen, il partito ha raggiunto il 36% delle intenzioni di voto.
Bardella, con un linguaggio diretto e uno stile meno radicale rispetto ai suoi predecessori, riesce a intercettare non solo i tradizionali elettori della destra, ma anche segmenti di popolazione che si sentono abbandonati dalle forze moderate.
Questa crescita parallela dell’estrema destra non può essere interpretata come fenomeno isolato. Secondo Jerome Gallon, ex diplomatico dell’Unione Europea, “è la stessa storia, dalle piccole città inglesi alla campagna francese, fino alle città tedesche, dove molte persone si sentono ignorate dalle élite tradizionali”. Le sue parole mettono in luce un sentimento diffuso: la convinzione che i governi e le classi dirigenti abbiano smarrito la capacità di rappresentare le istanze popolari, limitandosi a politiche percepite come distanti o persino ostili.
Una crisi di rappresentanza europea
Il filo conduttore che unisce i tre Paesi è dunque la crisi di rappresentanza. I cittadini non solo esprimono sfiducia nelle istituzioni, ma manifestano la percezione di essere vittime di un sistema che privilegia minoranze o interessi esterni a scapito delle comunità locali.
Senza considerare il cortocircuito generato dalla gueaa in Ucraina e le posizioni dei della classe dirigente europea in blocco, che appare barricata su posizioni insensate e rigide incentrate su riarmo e guerra permanente, e che vede, paradossalmente, molti dei paritti reazionari, per ragioni diverse, non tutte limpide, su posizioni più pragmatiche e ragionevoli.
La questione migratoria diventa allora il simbolo di un malcontento più ampio, che tocca anche temi come l’occupazione, la sicurezza, il costo della vita e la perdita di identità culturale.
Questa dinamica apre scenari complessi per l’Europa. Da un lato, i partiti di estrema destra appaiono in grado di capitalizzare su paure e risentimenti; dall’altro, l’establishment politico non sembra trovare risposte convincenti. Se il trend dovesse consolidarsi, la geografia politica europea potrebbe mutare radicalmente, minando la stabilità di un continente già attraversato da crisi economiche e geopolitiche.
Il caso tedesco, britannico e francese segnala dunque l’inizio di una fase storica nuova: un’Europa che vede l’estrema destra non più confinata ai margini, ma protagonista centrale del dibattito e, in prospettiva, delle istituzioni.

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