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L’Europa immaginaria: il grande mito che giustifica la subordinazione

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Il racconto dominante sull’Europa è costruito su finzioni storiche e politiche. L’UE non nasce come erede della Liberazione né come soggetto autonomo, ma come spazio neoliberale e oggi resta subalterna agli interessi statunitensi, nonostante la retorica opposta.

L’ossessione bugiarda sull’Europa

Si confrontano accanitamente le bugie sul passato con le bugie sul presente. Il capillare frastuono dell’informazione professionale costruisce effigi alle quali credere devotamente, pontifica con premesse artefatte.

Le menzogne si intersecano per modellare una realtà improvvisata, fuorviante, a uso e consumo di una propaganda apparentemente dotta.

L’Europa, si dice, è diretta emanazione dell’equilibrio nato dopo la Seconda guerra mondiale. Un assunto, questo, del tutto immaginifico. L’Onu nacque per garantire un equilibrio, con i suoi diritti di veto ma anche con il principio democratico dell’Assemblea generale. L’Europa, al contrario, fu progettata per scardinare lo spirito costituzionale nato durante la liberazione dal nazifascismo.

Fu un rifugio, quasi incorporeo prima di Maastricht, del pensiero neoliberale. Da lì si guardava con acredine le costituzioni “troppo socialiste”. E mai ha rappresentato un argine contro le due superpotenze della guerra fredda. Al massimo questa fu un’aspirazione disillusa di qualche statista come Aldo Moro.

Concretamente, tra le sue mura, albergò la volontà di Washington nel porre un argine all’espansione della cultura sovietica in Occidente. Una sorta di luogo chimerico al quale appellarsi per definire future e inconcluse ipotesi di trasformazione sociale coniugate con lo spirito capitalista.

Motivo per cui è decisamente sorprendente affermare che l’Unione Europea, oggi, si stia autonomizzando dagli Stati Uniti o che proceda spedita verso uno scontro con Trump, considerato un impostore del sogno americano, per riaffermare principi di libertà in linea di continuità con la filosofia politica del mondo libero.

Non è possibile perché è la stessa Unione Europea, da Maastricht in poi, con le sue imposizioni di bilancio, con la sua Costituzione economica a favore della giustizia di mercato per gli investitori privati, ad aver sorpassato l’equilibrio nato dopo la Seconda guerra mondiale. Un equilibrio spezzato dall’unipolarismo imperiale americano.

L’Unione Europea, anche oggi, è una pertinenza degli interessi a stelle e strisce. Confida nel riarmo per ribaltare le presidenziali Usa del 2028, per fortificare la bolla speculativa dei “big three”, per dare ristoro ai democratici quasi scomparsi in patria.

La propaganda, al contrario, è decantata da veri e propri personaggi spettrali: gli anchorman popolari, gli editorialisti prestigiosi, i conduttori depositari di una verità incontrastabile. Loro sperano che l’illusione data dall’aver trionfato nel Novecento resista alla scomparsa definitiva dello stesso Novecento. Ancora ebbri per quel clima di euforia nato negli anni Novanta, quando formarono le loro coscienze che oggi appaiono incapaci nel riconoscere la propria drammatica disfatta.

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parole ribelli, menti libere

Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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