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Usa e Israele svuotano il concetto di legalità: Rubio attacca l’UNRWA come “filiale di Hamas”, l’Onu viene delegittimato e Gaza si trasforma in un protettorato americano. La pulizia etnica procede fuori dal controllo internazionale, con fame e silenzi imposti.
Quando legalità diventa parola d’ordine per offesa: Usa, Israele e la delegittimazione dell’Onu
Nel pantheon delle ipocrisie geopolitiche, raramente assistiamo a uno spettacolo tanto crudele quanto lucido: Stati Uniti e Israele relegano il concetto di “legalità internazionale” al rango di retorica vuota, mentre attaccano l’Onu, silenziano l’UNRWA e impongono un ordine che non ammette testimoni.
Il Segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, ha dichiarato senza riserve che l’UNRWA è “una filiale di Hamas”, annullando ogni possibilità che l’agenzia Onu partecipi all’erogazione degli aiuti nella Striscia di Gaza. Dietro la frase politica, risuona una strategia molto più radicale: delegittimare chi potrebbe testimoniare, denunciare, ostacolare la pulizia di un territorio.
La guerra ideologica all’Onu
Da tempo, gli Usa mostrano il loro fastidio verso il multilateralismo: Trump, già in carica, attaccò le Nazioni Unite in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’Onu, liquidando il loro operato come “lettere forti” — parole vuote che non risolvono conflitti. Oggi, la stessa narrazione è rilanciata con vigore: le istituzioni internazionali non sarebbero che un freno per la “sovranità planetaria del dollaro”.
L’UNRWA diventa il primo contendente: accusata di impiegare “terroristi”, privata della sua funzione nei corridoi umanitari, messa allo stesso livello dei partiti armati. Ma la Corte internazionale di giustizia non ha mai trovato prove concrete che confermino queste accuse. E così, senza testimoni, la pulizia etnica può procedere — senza verifiche, interrogazioni o controlli.
Fame, protettorato e silenzi compiacenti
La Striscia di Gaza è ormai terreno di guerra, ma non solo con bombe: la fame è una delle armi più sistematiche. Il protettorato statunitense che si profila — noto come “Centro di Coordinamento Civile-Militare” — annuncia un ruolo centrale nel controllo del cessate il fuoco e nella supervisione degli aiuti. 200 militari americani collaborano con forze israeliane ed europee nei magazzini di Kiryat Gat.
E l’Onu? Tagliato fuori, depotenziato, trattato come un fastidio. Gli Usa hanno già abbandonato UNESCO, OMS e Consiglio Diritti Umani. Centinaia di milioni sono stati stornati dal budget dell’Onu, con l’intento di privare l’organizzazione della capacità di promuovere pace, diritti e aiuti ai rifugiati. Con il silenzio imposto sull’UNRWA, il regime ottiene un effetto collaterale: il testimone scomodo viene estromesso.
La legalità internazionale non è più strumento, ma arma contro chi osa esigere trasparenza. E nel teatro del Medio Oriente, chi strilla di diritti viene zittito, chi tace può essere più pericoloso di chi spara.

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