La grande ammucchiata contro Le Pen? Il pannicello caldo del ‘voto utile’

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Una elezione storica, che ha richiamato il 66,7% degli elettori, venti punti in più rispetto alle legislative 2022, con la politica francese che si conferma a tre poli, ma con l’estrema destra che per la prima volta diventa il blocco in testa. Netta la maggioranza del Rassemblement National, 33%, anche se non straripante come sperato.

Seconda la sinistra di Nouveau Front Populaire con un importante 28%. Solo terzo Macron, 20%, e da subito è campagna per il secondo turno, dove gli anti lepenisti si preparano a patti di desistenza per limitare la maggioranza dell’estrema destra tenendola lontana dai 289 parlamentari di maggioranza assoluta.

Il ‘voto utile’ contro Le Pen è governismo non politica

Marine Le Pen è eletta già al primo turno, superando il cinquanta per cento dei voti. Il Rassemblement National al 34% progredisce di tre punti rispetto alle elezioni europee del 9 giugno e quasi raddoppia rispetto alle legislative del 2022.

Un risultato importante ma forse non quello sperato. Tutto da decidere domenica prossima sui voti ondivaghi del ballottaggio con gli inviti al voto dei partiti esclusi dal ballottaggio, le desistenze e i timori antifascisti a impedire la maggioranza assoluta di parlamentari ai lepenisti di Jordan bardella per governare.

Ma nel campo della sinistra, con questa situazione, non si vede alcuna possibilità di alternativa anche solo mediamente socialdemocratica al FN o al liberismo di Macron.

“Questa elezione è un referendum per impedire al Rn di ottenere una maggioranza assoluta” ha detto Raphaël Glucksmann, che ha guidato la lista della gauche alle europee. E Jean-Luc Mélenchon dal suo quartier generale a Parigi. “Non ci saranno nostri candidati al secondo turno se c’è il rischio di fare eleggere un candidato del RN. I francesi devono decidere se dare i pieni poteri all’estrema destra”.

Lo schema è quello solito, ovvero la grande ammucchiata contro la Le Pen, mettendo dentro di tutto, per intercettare i voti contro Macron di questa doppia tornata elettorale, per poi restituirglieli in Parlamento, all’atto pratico.

Tatticismo governista che non modifica il piano inclinato su cui la Francia sta scivolando inevitabilmente, come tutta la UE, e che non fermerà in nessun modo l’avanzata della Destra in tutta Europa.

Per pura somma aritmetica per i ballottaggi potrebbe funzionare ma senza un’alternativa reale a questo liberismo feroce che viaggia a braccetto con l’atlantismo bellico più intransigente, la Destra prima o poi arriverà al potere ovunque poichè il suo maquillage gli consente più facilmente di mostrarsi ‘differente’ rispetto a tutto ciò. Che poi la differenza sia spesso peggiore non viene percepito.

Contestato da gilet gialli, agricoltori, banlieu, giovani e pensionati, infine spregiudicato nell’usare la guerra (con la minaccia di inviare truppe Nato in Ucraina), il fallimento di Macron è un monumento alle balle sul centrismo neoliberista come antidoto a destre neofasciste. La realtà è esattamente il contrario.

Eppure Macron e accoliti con i voti del FP, il campo largo, e in Europa la cosiddetta ‘coalizione Ursula’ conserveranno il potere con tutte le combinazioni possibili e immaginabili, in nome della stabilità e ciò non farà che rafforzare in tutta Europa le destre estreme rinnovate e riposizionate. È solo una questione di tempo.

 

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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