www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
La Giornata della Vittoria sul nazifascismo, un tempo simbolo di unità, oggi riflette fratture geopolitiche. Tra il 9 maggio russo e l’8 maggio europeo, celebrazioni contrapposte incarnano tensioni globali, dalla Russia all’Ucraina, tra memoria storica e attualità politica.
La Giornata della Vittoria: ognun per se…
La Giornata della Vittoria sul nazifascismo, celebrata l’8 maggio in Europa e il 9 maggio in Russia, segna la resa della Germania nazista nel 1945, ma oggi riflette le profonde divisioni geopolitiche e culturali emerse nel corso degli ultimi decenni.
Nonostante la vittoria comune nella Seconda Guerra Mondiale, oggi le celebrazioni avvengono ‘a pezzi’, come simbolo di un mondo frammentato.
Il fuso orario della resa: una divisione anticipata
La resa tedesca fu firmata nella tarda sera dell’8 maggio 1945, quando a Mosca, per via del fuso orario, era già il 9 maggio. Questo semplice dettaglio temporale anticipa le attuali rotture politiche: in Occidente si festeggia l’8 maggio come la Giornata della Vittoria in Europa, mentre in Russia e in molti Stati post-sovietici il 9 maggio è il ‘Den’ Pobedy’, simbolo della fine della ‘Grande guerra patriottica‘.
Il 9 maggio, tra Mosca e Bruxelles
Oggi il 9 maggio ha un significato profondamente diverso a seconda della latitudine: in Russia è una celebrazione solenne e nazionalista, occasione per riaffermare la grandezza del Paese e il suo ruolo storico nella sconfitta del nazismo.
A Bruxelles, invece, si celebra la Giornata dell’Europa, commemorando la dichiarazione Schuman del 1950, che gettò le basi della cooperazione europea. Due vittorie, due narrazioni contrapposte: da una parte la memoria eroica della lotta al nazismo, dall’altra il progetto di pace e unità tra i popoli europei.
La geopolitica del 2025: nuove alleanze, nuove celebrazioni Oggi, la Piazza Rossa ospita leader politici come Xi Jinping, Lukashenko, Lula da Silva, Maduro e Abbas, a conferma di come Mosca abbia cercato e trovato nuovi interlocutori dopo la rottura con l’Occidente. Diversamente, in Europa si ribadisce l’importanza dell’unità interna e della difesa dei valori democratici che appaiono sempre più sbiaditi e interpretabili a seconda delle convenienze.
Basti pensare che questa divisione nasce su spinta di Paesi come Stati Uniti e Regno Unito, che nel 2003 invasero l’Iraq adducendo, davanti all’Onu e al mondo intero, la falsa motivazione degli arsenali di armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. L’intervento militare causò, direttamente e indirettamente, la morte di centinaia di migliaia di iracheni (circa 700 mila, secondo la rivista inglese Lancet). Anche la Francia, nel 2011, prese parte ai bombardamenti in Libia e alla deposizione di Gheddafi, sostenendo la teoria, poi smentita, delle fosse comuni e dei mercenari africani. Ironia della sorte, proprio Nicolas Sarkozy, all’epoca leader francese, rischia oggi una condanna a sette anni di carcere per aver finanziato la campagna elettorale del 2007 con fondi provenienti… da Gheddafi.
L’Ucraina e il nuovo significato dell’8 maggio
Dopo l’invasione russa, l’Ucraina ha preso le distanze dalla celebrazione del 9 maggio, spostando la commemorazione alla data europea dell’8 maggio, in segno di distacco dalla narrazione storica russa. Zelensky ha ribadito che il conflitto attuale non può essere assimilato alla lotta contro il nazismo e ha avvertito i leader stranieri dei rischi legati alla partecipazione alla parata russa.
Un passato comune, un presente diviso Mentre la Russia rivendica il suo ruolo di liberatrice dal nazismo, in Occidente si guarda con crescente scetticismo a quella narrazione, percepita come strumentalizzata dal Cremlino per legittimare conflitti contemporanei.
In questa dicotomia si riflette l’inevitabile politicizzazione della memoria storica, che da patrimonio condiviso è diventata terreno di scontro, alimentando la frammentazione delle celebrazioni e rendendo la Giornata della Vittoria l’ennesima occasione di confronto tra potenze globali.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
Leggi anche
- Israele senza maschera: la trasparenza del genocidio
- L’embargo USA contro Cuba: una reliquia della guerra fredda che danneggia solo il popolo
- L’Eternauta: un capolavoro del fumetto e della memoria
- “Israele contro Hamas”: il bestseller perfetto secondo le regole della narrazione
E ti consigliamo
- Shidda
- Noisetuners
- Novecento e oggi
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- Musikkeller, un luogo-non luogo
- Breve guida per riconoscere il “coatto”
- Achab. Gli occhi di Argo sul carcere
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Dittature. Tutto quanto fa spettacolo: si può essere ironici su temi serissimi e al contempo fare opera di informazione e presidio della memoria?
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult
- Cartoline da Salò, nel vortice del presente












