Israele invade il Libano: vince le battaglie ma perde la faccia (E gli USA con loro)

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Israele questa notte è entrata in territorio libanese.La conferma è arrivata direttamente dagli Stati Uniti, che con il solito doppiopesismo che riguarda i loro interessi, hanno parlato di invasione “legittima”. Alla faccia del diritto internazionale e della retorica dell’aggressore e dell’aggredito.

Israele invade il Libano

L’invasione israeliana del Libano rappresenta uno sviluppo che, pur ampiamente annunciato, si rivela più netto e radicale di quanto molti osservatori potessero prevedere.

Dopo gli attentati esplosivi, i bombardamenti massicci e l’eliminazione dei capi di Hetzbollah, Israele questa notte è entrata in territorio libanese.

La conferma è arrivata direttamente dagli Stati Uniti, che con il solito doppiopesismo che riguarda i loro interessi, ha parlato di invasione “legittima”. Alla faccia del diritto internazionale e della retorica dell’aggressore e dell’aggredito.

La presidenza Usa in campagna elettorale, se in tutti questi mesi  ha fato un po di scena mediatica parlando di trattative di pace con i palestinesi, rivelatesi tutte delle bolle di sapone, ora non sta muovendo un dito per impedire questa nuova guerra. Anzi.

Il Dipartimento di Stato ha rilasciato un comunicato ieris era in cui annunciava che Israele “sta compiendo, al momento operazioni terrestri limitate, in Libano“. Limitate a cosa e per quanto? Del resto Washington ha applaudito all’uccisione del leader di Hezbollah Hassan Nasrallah. Non solo, Biden ha continuato a dire  che è pronto a proteggere Israele di fronte a una possibile risposta dell’Iran. E il Pentagono infatti ha già annunciato l’invio di altri cacciabombardieri e soldati in Medio Oriente.

Se Israele vince le battaglie ma perde la faccia

La risposta militare di Israele si è distinta fino ad per due aspetti fondamentali: una superiorità tecnologica schiacciante e una totale mancanza di limiti morali nell’uso della forza.

Sul piano tecnologico e militare, Tel Aviv ha rapidamente dimostrato una potenza superiore a qualsiasi altro attore regionale. Il primo giorno dell’offensiva ha visto la distruzione delle capacità di comunicazione interne di Hezbollah, sottolineando l’importanza del coordinamento in una guerra moderna, dove le comunicazioni sono vitali tanto quanto le armi.

La contraerea di Hezbollah è apparsa del tutto inefficace, concedendo all’aviazione israeliana il totale controllo dei cieli. L’intelligence israeliana, grazie a infiltrazioni profonde e consolidate nel territorio libanese, è riuscita a individuare con precisione obiettivi militari, depositi di armi e centri di comando, colpendo duramente la leadership di Hezbollah.

Secondo fonti locali, la dirigenza dell’organizzazione è stata annientata in meno di tre settimane, senza che Israele abbia dovuto schierare le sue forze di terra. Questa strategia, simile a quella adottata dagli Stati Uniti in conflitti precedenti, punta a devastare il nemico con attacchi aerei prima di coinvolgere le truppe di terra, una volta che il nemico è stato riportato a condizioni di combattimento arretrate.

La seconda dimensione dell’offensiva israeliana riguarda le regole di ingaggio, caratterizzate da una brutalità estrema e dalla mancanza di qualsiasi autolimitazione morale. L’esempio più evidente è l’attacco mirato contro il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, che ha comportato la distruzione di dieci edifici civili, causando la morte di circa 300 persone.

Questo modus operandi, in cui qualsiasi obiettivo civile in prossimità di un sito ritenuto militarmente rilevante viene trattato come legittimo bersaglio, non è nuovo per Israele, che già l’aveva adottato in precedenza, in particolare durante le operazioni nella Striscia di Gaza. Si tratta di una strategia che affonda le sue radici in un approccio arcaico alla guerra, dove l’uso della forza bruta e lo sterminio servono a inviare un messaggio chiaro: chi si oppone sarà annientato.

Israele, nonostante una situazione interna critica – con una crisi economica in corso e una società profondamente divisa – continua a esercitare un potere quasi incontrastato nella regione, grazie soprattutto al supporto incondizionato degli Stati Uniti.

Tuttavia, questa crescente spregiudicatezza nell’uso della forza sta progressivamente erodendo il capitale morale che Tel Aviv aveva accumulato nei decenni successivi alla sua fondazione, legata alla tragedia dell’Olocausto.

L’immagine di un piccolo “Davide” assediato da numerosi “Golia” arabi, che lo ha accompagnato fin dalla sua nascita, sembra ora svanire, lasciando il posto a quella di una potenza militare aggressiva e senza scrupoli, pronta a ignorare qualsiasi principio di diritto internazionale per perseguire i propri obiettivi.

Pur vincendo battaglie militari su più fronti, Israele sta perdendo la guerra più importante: quella della legittimazione della propria esistenza sulla scena internazionale.

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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