Iran, la “testa tagliata” non basta: il rischio globale di una guerra di logoramento

www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.

Uccisi Khamenei e vertici militari iraniani in un “decapitation strike” USA. Ma il regime non crolla. Teheran punta sull’attrito colpendo basi e alleati nel Golfo. Il martirio rafforza la coesione sciita. La fase dopo l’attacco è la vera incognita.

Decapitazione, transizione o caos controllato?

A oltre quarantotto ore dall’inizio dell’operazione contro l’Iran, il quadro è insieme nitido e confuso. Nitido nei fatti: Ali Khamenei è stato ucciso, insieme a Mohammad Pakpour, capo delle Guardie della Rivoluzione, all’ammiraglio Ali Shamkani e – secondo fonti circolate nelle ultime ore – a decine di esponenti della nomenklatura politico-militare, con indiscrezioni che includono perfino l’ex presidente Ahmadinejad. Confuso negli obiettivi: cosa intende davvero ottenere Washington?

La dottrina della “decapitation” non è nuova. Eliminare i vertici civili, religiosi e militari del nemico è diventato un protocollo consolidato della strategia americana. È successo altrove, succede ora. Il messaggio è brutale: la leadership avversaria è un bersaglio legittimo, anche nel mezzo di negoziati o canali diplomatici aperti. Sul piano operativo, è una dimostrazione di potenza: intelligence penetrante, capacità di colpire simultaneamente più target, superiorità tecnologica. Ma la questione non è se l’attacco sia riuscito. È cosa accade dopo.

L’idea che abbattere il vertice faccia crollare la piramide è un riflesso narrativo più che una legge politica. I regimi – come le democrazie – sono apparati. Funzionano perché dispongono di strutture di comando, reti di sicurezza, equilibri interni e segmenti di consenso che non si dissolvono con un’esplosione mirata. Pensare che basti rimuovere il capo perché le masse si sollevino è un’ipotesi più vicina alla fiction che alla storia.

Eppure, stando alle parole di Donald Trump nell’intervista concessa a The Atlantic, l’aspettativa di una ribellione popolare non è affatto secondaria. “Ora avete un Presidente che vi dà ciò che volete”, ha detto rivolgendosi agli iraniani, invitandoli a prendere in mano il proprio destino una volta terminati i bombardamenti. Bastone e carota, nella versione mediatica di Mar-a-Lago.

Il modello Maduro e l’azzardo dell’ibrido

Qui si intravede qualcosa di più sofisticato – o di più rischioso. Forse non un collasso immediato, ma una “transizione pilotata”: un nuovo esecutivo ibrido, con elementi del vecchio apparato e figure più presentabili, progressivamente riallineato all’Occidente. Un Iran sottratto alla sfera russa e cinese senza bisogno di un’invasione terrestre americana.

Uno schema che richiama il Venezuela post-Maduro: pressione massima, isolamento, delegittimazione, ma con la porta lasciata socchiusa per una ricomposizione negoziata. Il problema è che il terreno iraniano è ben diverso. E lo stesso Washington Post frena l’entusiasmo, sottolineando che l’operazione “Epic Fury” prosegue senza sosta e che non esiste, al momento, una strategia comunicativa chiara come nelle guerre di Iraq e Afghanistan.

L’assenza di una narrativa strutturata sugli obiettivi è un segnale. Si colpisce, si invita alla rivolta, si accenna al dialogo con una “nuova leadership” che però ancora non esiste formalmente. Un meccanismo stop-and-go che può funzionare sui dazi, meno su una guerra regionale.

Nel frattempo, sul terreno iraniano emergono dinamiche meno lineari di quanto sperato. I rumors indicano la nomina del generale Ahmad Vahidi a capo delle Guardie Rivoluzionarie: un “duro e puro”, ex ministro della Difesa e dell’Interno, ricercato dall’Interpol per l’attentato all’AMIA di Buenos Aires del 1994. Se l’obiettivo era indebolire l’ala più intransigente, il risultato potrebbe essere l’opposto: rafforzarla.

E c’è un ulteriore elemento destabilizzante. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, parlando ad Al Jazeera, ha preso le distanze da alcune rappresaglie contro Paesi vicini e ha ammesso, di fatto, che il governo non controlla pienamente l’esercito.

Questo scenario complica qualsiasi negoziato. Con chi trattare? Con un governo civile indebolito? Con un apparato militare radicalizzato?  Nel frattempo, l’Iran colpisce obiettivi statunitensi – o legati alla presenza americana – in Bahrein, Qatar, Kuwait, Emirati, Giordania e Arabia Saudita. La logica è semplice: Washington non può proteggere tutto contemporaneamente. Se privilegia Israele, altri alleati restano esposti. L’attrito diventa strategia.

La morte di Khamenei, inoltre, ha una dimensione simbolica che trascende la politica. Una guida religiosa uccisa nel mese di Ramadan entra automaticamente nella narrativa del martirio sciita. E il martirio, in quell’universo culturale, non indebolisce: compatta.

Più che dubbi, dunque, il quadro restituisce caos strutturato. Un’operazione chirurgica che rischia di aprire un conflitto d’usura, con leadership iraniane più radicali, alleati del Golfo nervosi e una diplomazia americana costretta a inseguire eventi che ha contribuito a innescare.

Decapitare è un gesto spettacolare. Governare il dopo è un’altra cosa. E questa volta il meccanismo potrebbe non fermarsi a comando.

 

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.

VAI AL NOSTRO BOOKSTORE

Home

 

 

parole ribelli, menti libere

Zela Santi
Zela Santi
Intelligenza Artificiale involontaria. Peso intorno ai 75 kg

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli