Iran, 180 missili di avvertimento per Israele. Ma Tel Aviv e Washington preparano la guerra

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L’Iran dichiara di aver concluso il proprio attacco contro Israele dopo il lancio di 180 missili avvenuto nella serata di ieri. “L’Iran ha usato solo il suo diritto alla legittima difesa, basato sulla Carta delle Nazioni Unite, e ha preso di mira le basi militari e di sicurezza del regime sionista martedì”: lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, durante conversazioni telefoniche avute nella notte con i suoi omologhi di Germania, Francia e Regno Unito. Netanyahu promette una risposta dura, appoggiato dagli Stati Uniti.

Iran, 180 missili di avvertimento per Israele

Martedì sera l’Iran ha reagito alle provocazioni di Tel Aviv lanciando 180 missili contro Israele. Il messaggio è chiaro: anche lo Stato ebraico non è immune da conseguenze. Ma la ragione non sembra essere una delle componenti maggioritarie del Governo Netanyahu e dei suoi protettori a Washington.

Al di fuori dell’approccio sensazionalistico dei media internazionali (quelli italiani lasciamoli perdere. Nel bel mezzo della crisi l’ineffabile Repubblica di Molinari pubblicava il video degli “sposini israeliani che si guardavano negli occhi dentro un rifugio”), va evidenziata la cautela dell’azione iraniana, sottolineata dal fatto che Teheran ha avvisato gli Stati Uniti (e quindi anche Israele) dell’attacco imminente, permettendo alla popolazione civile di trovare riparo nei rifugi.

I bersagli scelti sono stati  la piattaforma di gas al largo di Haifa e le basi aeronautiche di Nevatim, Hatzerim, Tel Nof, Netzarim e Glilot. Tra queste, la base di Nevatim è stata colpita duramente, come si è visto in diversi filmati, al punto da essere ora inutilizzabile.

In un contesto geopolitico e mediatico diverso, questo messaggio da parte dell’Iran dovrebbe spingere Israele ad adottare una posizione più cauta e ritornare alla diplomazia, per evitare una catastrofe regionale.

L’Iran, ancora una volta, come nel precedente attacco del 13 aprile, vuole dimostrare la sua capacità di colpire, senza però innescare un conflitto totale, sapendo che in quel caso dovrebbe vedersela anche con la flotta degli Stati Uniti, già schierata e pronta a colpire.

Purtroppo, dalle prime reazioni pubbliche sia israeliane che americane, emerge uno scenario diverso. Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ha dichiarato: “L’Iran dovrà affrontare gravi conseguenze per questo attacco, e lavoreremo insieme a Israele per assicurarci che ciò avvenga.” In pratica da Washington ribadiscono la loro idea di moderazione, cioè che loro e gli alleati possono colpire dove vogliono (Gaza, Cisgiordania, Siria, Iraq, Iran, Libano, Yemen); se lo fanno gli altri è invece inaccettabile e ci saranno conseguenze.

Le condizioni per un conflitto regionale devastante sembrano essere ormai tutte presenti. Siamo arrivati al punto di affidarci al buons enso degli Ayatollah per evitare una catastrofe.

 

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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