Il supervertice di Pechino: Xi, Putin e Kim sfidano l’Occidente

www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.

Il vertice di Pechino con Xi, Putin e Kim segna la nascita di un asse strategico alternativo all’Occidente. La parata del 3 settembre diventa simbolo della sfida a Washington e ai suoi alleati, tra legittimazione diplomatica, alleanze militari e messaggi globali.

Xi, Putin e Kim: il triangolo che sfida l’Occidente

Il “supervertice” tra Cina, Russia e Corea del Nord, previsto a Pechino in occasione della parata militare del 3 settembre per l’80º anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, è destinato a scuotere profondamente gli equilibri internazionali. Per la prima volta, Xi Jinping, Vladimir Putin e Kim Jong-Un compariranno insieme sul palcoscenico globale, in un evento che si preannuncia non solo simbolico ma anche altamente politico.

Il vertice conferma il rafforzamento di un asse che si propone come alternativa all’ordine internazionale a guida statunitense. Mentre Washington e i Paesi europei hanno annunciato il boicottaggio della cerimonia, a Pechino convergeranno oltre 26 capi di Stato, molti dei quali provenienti da Paesi non allineati o apertamente ostili all’Occidente. Una platea che la Cina intende sedurre con il messaggio di una nuova era multipolare, in cui la leadership occidentale non è più indiscussa.

La nuova triangolazione geopolitica

Il riavvicinamento tra Cina e Corea del Nord, dopo anni di rapporti tiepidi, si intreccia con l’inserimento massiccio della Russia nello scacchiere asiatico. L’invasione dell’Ucraina e le sanzioni economiche hanno costretto il Cremlino a cercare nuovi alleati e nuove fonti di sostegno. Da qui l’accordo militare e logistico con Pyongyang, che ha fornito armi, munizioni e perfino combattenti impiegati in prima linea nel Donbass e a Kursk.

Questa partnership ha però creato qualche frizione con Pechino. Kim Jong-Un è visto con sospetto da Xi Jinping, che lo considera un leader imprevedibile, capace di destabilizzare gli equilibri regionali con mosse avventate. Per questo l’invito a partecipare alla parata non è solo un gesto di cortesia diplomatica, ma anche un modo per riportare Kim sotto l’influenza cinese, reinserendolo in un quadro multilaterale controllato da Pechino.

Per Putin, invece, l’occasione rappresenta una vetrina fondamentale: la sua presenza al fianco di Xi e Kim, in un contesto solenne e carico di significati storici, rafforza l’immagine di una Russia non isolata, ma anzi parte integrante di un fronte alternativo.

L’altra liberazione asiatica

Il significato della parata va ben oltre la memoria storica. È un evento costruito come dimostrazione di forza, una “liberazione asiatica” che contrappone all’ordine occidentale la narrativa dell’ascesa del Sud del mondo. Pechino insiste nel presentarsi come portavoce delle istanze dei Paesi in via di sviluppo, mettendo in evidenza la crescente insofferenza verso il “pensiero unico” occidentale.

Il Global Times ha sottolineato i legami storici tra Cina e Corea del Nord, evocando la “tradizionale amicizia” nata dalla comune lotta durante la guerra di Corea. Allo stesso tempo, ha ribadito che l’ascesa collettiva dei Paesi emergenti “sta rimodellando radicalmente il panorama mondiale”. È un messaggio rivolto non solo a Washington, ma anche a tutte le capitali che faticano a collocarsi nello scontro tra blocchi.

Per Kim Jong-Un, la partecipazione al vertice significa un ritorno sulla scena internazionale. Dopo anni di isolamento, il leader nordcoreano ottiene legittimazione e sostegno, indispensabili per una nazione allo stremo. Il 90% del commercio nordcoreano passa attraverso la Cina, e il regime di Pyongyang non può permettersi di rompere quel cordone ombelicale. La partnership con la Russia gli garantisce risorse e tecnologie, ma è Pechino a detenere le chiavi della sua sopravvivenza.

Per gli Stati Uniti e i loro alleati nell’Indo-Pacifico, il messaggio è inequivocabile: l’asse tra Cina, Russia e Corea del Nord non è episodico, ma strutturale. Un campanello d’allarme che mette in discussione la stabilità della regione e la tenuta dell’ordine globale.

Il “supervertice” di Pechino dunque è molto più di un evento cerimoniale: è il manifesto di un fronte che sfida apertamente la supremazia occidentale e che, pur con interessi diversi e talvolta conflittuali, si compatta contro un nemico comune.

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.

VAI AL NOSTRO BOOKSTORE

Home

 

 

parole ribelli, menti libere

Zela Santi
Zela Santi
Intelligenza Artificiale involontaria. Peso intorno ai 75 kg

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli