Il ritorno dei famigerati “partigiani russi”. Ma voi sapete chi sono?

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La nuova incursione dei cosiddetti ‘partigiani russi’ nell’area di Belgorod è stata salutata con toni trionfali da tutti i media, indipendentemente dai risultati raggiunti e dalla carneficina subita dagli stessi.. Ma chi sono i combattenti che la stampa definisce “partigiani russi”?

Il ritorno dei famigerati “partigiani russi”

La nuova incursione dei cosiddetti “partigiani russi” a Belgorod, a differenza del 22 maggio 2023, quando i combattimenti erano durati più di 24 ore, stavolta è durata meno di mezza mattinata, con risultati militari nulli e perdite per gli attaccanti relativamente alte. Ma ha ottenuto quello che si prefiggeva: creare un diversivo mediatico.

Fino alle elezioni, e probabilmente anche dopo, il copione sarà questo: azioni eclatanti a scopo pubblicitario, senza reale importanza militare, soprattutto senza la possibilità di modificare la situazione sul campo, ma in grado di spostare la “narrazione”, come di dice ora, del conflitto su posizioni più gradite a Kiev e soprattutto ai suoi sostenitori occidentali.

E infatti, come già detto, i media mainstream si sono fiondati e il club Twitter dei Nafo, (i propagandisti NATO da divano e tastiera che, ‘stranamente’ risultano poi essere spesso la fonte dei principali quotidiani, se non le firme direttamente) ha tratto le conclusioni che voleva concludere.

Ma chi sono i guerriglieri che la stampa definisce “partigiani russi”?

Chi sono questi “partigiani russi”?

Per cominciare, il cosiddetto Esercito di liberazione, i “partigiani russi” (così li hanno chiamati, non è satira!) come si è visto in tutti i filmati e le fotografie circolate in questi giorni, oltre ad essere armato con materiale ucraino e NATO e ad essere al servizio delle FFAA ucraine, non è affatto composto solo da russi.

E i russi di cui è composto non sono propriamente dei paladini della libertà ma noti estremisti di destra che hanno lasciato la Russia dopo il 2014, e vi diamo qualche dettaglio interessante

Tra i principali leader c’è il capo dei neonazisti russi di Wotan Jugend , Alexei Levkin, che si era rifugiato in Ucraina a seguito del colpo di stato di Euromaidan, sul quale il sito Bellingcat, che è notoriamente alla dipendenze dell’intelligence britannica, ma che prima dell’ondata revisionista sull’Ucraina pubblicava un’inchiesta su questo soggetto e la sua organizzazione, parlando di “devoti a un marchio di neonazismo così sfacciato, inclusa la glorificazione aperta di Hitler, che persino il suo leader ammette che è troppo “hardcore” per lo spazio pubblico. Wotanjugend, che il suo fondatore ha descritto nel 2016 come una -mini-università online per i sostenitori dell’ideologia di destra-, ha elogiato i terroristi di estrema destra come Timothy McVeigh e Anders Breivik come eroi”.

Ma c’è di meglio: in varie immagini, filmati e interviste, si è parlato del “Corpo Volontario Russo“. Alcuni giornalisti esponenti di note testate hanno condiviso sui social i video di “Libertà alla Russia” omettendo le informazioni principali.

Il CVR è comandato da Denis Nikitin “White Rex”, noto neonazista russo che ha rapporti con Casapound. Piagnerelli di Rai News l’ha pure intervistato facendone emergere il alto umano, soprattutto quando ha dichiarato di star combattendo contro la Russia in memoria di un amico torturato e ucciso nelle prigioni russe.

Sapete chi è l’amico morto nella carceri russe? Maxim Martsinkevich “Tesak”, cioè il neonazista russo arrestato perchè torturatore seriale di omosessuali e che filmò il suo altro grande amico Sergei Korotkikh mentre tagliava la testa a un immigrato.

Aggiungiamo che questo simpatico Korotkikh, nonostante queste imprese “libertarie”, ha ricevuto lanciatori anticarro dal Regno Unito per combattere contro le forze armate russe.

 

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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