“Selezione dal Reader’s Digest”: l’Italia del boom che s’appassionava alla lettura

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“Selezione dal Reader’s Digest” ha contribuito nell’arco di quattro decadi ad avvicinare molte persone alla lettura e, seppur in maniera rimaneggiata e approssimativa, ad amarla.

“Selezione dal Reader’s Digest”

Erano gli inizi degli anni sessanta, gli italiani erano attratti dai fenomeni del momento: la tv, la nuova cinquecento, le vacanze estive, il mangiadischi, il boom economico con i loro disperati tentativi di diventarne parte integrante.

Chi se lo poteva permettere si regalava un mobile-bar con l’interno a mosaico di vetro, magari una lampada Pipistrello di Gae Aulenti, una Bolla di Venini disegnata da Tapio Wirkkala o una radio Brionvega modello TS502.

Della cultura agli italiani importava davvero poco, c’era a ricordarne l’importanza, giusto qualche programma televisivo che diligentemente la Rai, con il suo unico canale disponibile, provava ad inoculare ad una popolazione con un grado di istruzione decisamente al di sotto della media europea.

Il più famoso di tutti era “Non è mai troppo tardi” che condotto da Alberto Manzi, si proponeva di insegnare la lettura e la scrittura agli italiani fuori età scolare, ancora totalmente o parzialmente analfabeti. Altri programmi provavano a elargire cultura, al prezzo del canone tv dell’epoca, in maniera indiretta: “Controfagotto” di Ugo Gregoretti ne era un esempio. Sfoggiava tra i collaboratori firme come Piero Angela e Ugo Zatterin e si occupava di raccontare i modi, gli usi e i costumi del momento.

Ancora, Studio Uno, programma-contenitore di musica e varietà indissolubilmente associato alla figura di Mina e “L’amico del Giaguaro”, autori Italo Terzoli e Bernardino Zapponi, in cui ad ogni puntata veniva proposta la parodia di un film celebre.

E l’editoria?

Con tutte queste “distrazioni” va da sé che gli italiani di quegli anni non potessero essere poi troppo interessati all’editoria pura, quella dei libri. Ma i tempi stavano diventando maturi per quell’editore che avesse una visione d’insieme più ampia, che sapesse individuare coni d’ombra della cultura vigente da illuminare a giorno.

Quell’editore rispondeva al nome di Arnoldo Mondadori, che aveva già dal 1948 messo sul mercato una “Selezione” di articoli di cronaca, cultura e costume della società statunitense, provenienti dal “Reader’s Digest”, distribuito negli States già dal lontano 1922, tradotti in italiano.

All’epoca quell’esperimento non riscontrò il successo auspicato dall’editore, fu solo dal 1959 in poi, quando il grande editore decise di accentuare la presenza italiana tra le rubriche del suo libricciolo che il numero delle tirature prese il volo.

Il successo arrivò quindi gradatamente ma dirompente: per molti italiani quelle furono le prime vere letture che li introdusse, anche se solo dalla porta di servizio, nel mondo della lettura e traghettando alcuni di loro, i più curiosi, verso la vera e propria letteratura. Nelle edizioni a seguire restò sempre presente quella certa selezione da opere per lo più statunitensi, ma vennero anche aggiunte vere e proprie rubriche fisse: “Arricchite il vostro vocabolario”, “Risposte rivelatrici”, il famosissimo e a sua volta citatissimo “Citazioni citabili”. Non mancava neanche una rubrica umoristica: “ridete e starete sani”.

 

Arriva il boom per la “Selezione”

Mantenendo giocoforza quella impronta piccolo o medioborghese tipica dei “suburbs”, conservatrice, puritana e patriottica della costola americana da cui proveniva, “Selezione dal Reader’s Digest” venne accolta con grande favore dai lettori nostrani della stessa estrazione sociale di quelli oltreoceano, quelli dei trilocali appena inaugurati grazie al boom economico, per lo più proletari storicamente spalmati su una piattaforma di rassicurante tradizione conservatrice e religiosa.

Queste caratteristiche lo resero fruibile anche alle età più verdi, che potettero così accedere ai lavori dei grandi scrittori del momento, italiani o stranieri che fossero. Come classico esempio del genuino, ingenuo perbenismo di cui erano ammantati la gran parte dei pezzi, riporto, tra i tanti letti, un commoventissimo racconto su un “povero” pilota americano abbattuto dai Russi “cattivi”. In nessuna parte del riassunto però si riconosceva la provocazione di chi, con un aereo spia, si era infiltrato nello spazio aereo Sovietico: segno di quei tempi, e di quella letteratura.

Selezione nella sua storia ha ospitato firme come Steinbeck, Faulkner, Forsyth, Salinger, Whitman, ha curato estratti da romanzi famosi e importanti come “Dracula” di Bram Stoker e “Anna Karenina” di Tolstoj, ma non disdegnava di fare l’occhiolino al gentil sesso, all’epoca avvezza ad estratti più frivoli, come nella rubrica “un diamante è per sempre”, corredato da immagini molto romantiche. Ma in onore della varietà degli argomenti trattati, potevi normalmente passare al “condensato” successivo che magari parlava… dell’antica Ercolano.

Tuttavia, quelli che erano pregi come l’asciuttezza e la condensazione degli argomenti furono pure, per alcuni, anche i suoi grandi difetti. I “puristi” della lettura additarono severamente lo scempio che secondo loro si perpetrava nei confronti delle trame, con quel rimaneggiamento spesso arbitrario che – a loro dire – alterava il senso delle opere.

Sempre dal 1959 fu possibile sottoscrivere un abbonamento e far sì che “Selezione” potesse arrivare comodamente a casa. Date le sue dimensioni ridotte, entrava comodamente nelle cassette delle lettere. Purtroppo la qualità della carta, molto sottile, ha permesso davvero a poche collezioni di arrivare fino a noi in condizioni accettabili.

Il declino e la fine

Il successo di “Selezione” proseguì senza flessioni per almeno tre decenni, al termine dei quali passò da Mondadori alla casa editrice Camuzzi Editoriale, nell’anno 2000: fu il canto del cigno perché purtroppo a quel punto i tempi erano troppo cambiati.

La scolarizzazione media era aumentata vertiginosamente rispetto agli anni degli albori di Selezione e di conseguenza cambiava anche l’esigenza dei lettori che non si potevano più accontentare di semplici “estratti”. In più nel frattempo si erano lanciati nel mercato dell’editoria libraria colossi come “Il Club degli Editori” che proponevano l’acquisto di best sellers a prezzi concorrenziali e consegna ugualmente a domicilio.

Senza contare le numerose “collane” di letteratura internazionale a più riprese riproposte da talune testate giornalistiche a prezzi addirittura ridicoli. Alla luce delle tante disdette e degli altrettanti resi, “Selezione dal Reader’s Digest” chiuse i battenti definitivamente nel 2007. Nel 2008, la MK Group, una nuova società editoriale con sede a Trieste, annunciò di avere in programma la pubblicazione e la distribuzione in Italia di un catalogo col nome di “The Reader’s Digest Association”. Il programma però non vide mai la sua realizzazione.

Non ho contezza di collezionisti di “Selezione” se non nelle saltuarie edizioni in copertina rigida, vere e proprie antologie di… antologie. La carta di bassa qualità, la rilegatura approssimativa che tendeva a squadernarsi già dopo poche riletture, hanno probabilmente dissuaso anche i più pervicaci catalogatori a conservarne le copie. Probabilmente in qualche polverosa cantina riposa qualche vecchio numero, ma è difficile pensare di ritrovarvi collezioni anche solo vicini alla completezza, dati i tanti numeri pubblicati e i vizi realizzativi che ho elencato.

Pur con tutti i suoi limiti, e senza aver mai avuto pretese da elevato divulgatore letterario, “Selezione dal Reader’s Digest” ha contribuito nell’arco di quattro decadi ad avvicinare molte persone alla lettura e, seppur in maniera rimaneggiata e approssimativa, ad amarla. E’ stato quindi un esperimento lungo quarant’anni, fallito pur essendo perfettamente riuscito. Riuscito nell’intento di raggiungere i lettori più difficili, quelli non innamorati della lettura. Fallito perché non ha avuto un seguito, neppure su piattaforme non cartacee.

Eppure, per chi avesse voluto osare, trasformare quella che nei fatti era già inteso come un vero e proprio “portale” in una piattaforma multimediale conservandone lo spirito, poteva essere un’opportunità alla lunga – chissà – vincente.

* Prima pubblicazione con differente editing, Marzo 2023

Filippo De Fazio
Filippo De Fazio
Meridionale ma anche settentrionale. Sono lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi.

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