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martedì 27 Luglio 2021
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Perchè leggere “Io sono Giorgia”? Più che altro, perché scriverlo?!

Recensioni coraggiose è una rubrica dedicata ai libri che nessuno è abbastanza forte da leggere. Nessuno tranne l’impavido A.C. Whistle, che non arretra di fronte a nulla. Eccolo dunque cimentarsi con “Io sono Giorgia”, di Giorgia Meloni.

Recensioni coraggiose: “Io sono Giorgia”, di Giorgia Meloni

Tutti parlano del libro di Giorgia Meloni, chi per metterlo all’indice e chi per esaltarlo. Da una parte librai che si rifiutano di venderlo o che lo espongono capovolto con la “ducetta” a testa in giù, dall’altra fedelissimi che la difendono e tanti che invocano la libertà di espressione. Ma il (fondato) sospetto è che la maggior parte dei commentatori ne discuta -anche con animosità- senza averlo letto.

Perché leggerlo? Chiediamoci invece: perché scriverlo?

Perché il consenso si conquista sui social, nelle interviste, nei comizi per chi ancora li fa, ma un libro ti fa apparire come leader di spessore: mica tutti scrivono libri. Ad esempio in “Io sono Matteo Salvini” il Capitano si fa intervistare da Chiara Giannini, mica scrive lui. Sì, poteva farselo scrivere da un ghost writer e poi firmarlo, ma chi ci avrebbe creduto?

Non divaghiamo, percepisco l’afflato del vostro desiderio di sapere. Vi darò una sintesi dei contenuti, in modo che possiate discuterne con saccenza in società. Osate, tanto i vostri interlocutori non lo avranno letto. Seguirò la suddivisione in capitoli utilizzata dall’autrice e con gli stessi titoli, perdonate la lunghezza ma sappiate che si parte da 272 pagine di testo.

N.B. Ogni eventuale commento cercherà di essere esclusivamente di carattere letterario, ma non garantisco.

Perchè leggere “Io sono Giorgia”? Più che altro, perché scriverlo?!

Capitolo I: “Io sono Giorgia”

Giorgia (la chiamo così perché, dopo avere letto tutto il suo libro, mi sembra di conoscerla da sempre) inizia con un fatto molto personale: sua madre, incinta di lei, voleva abortirla, ma all’ultimo momento ha deciso di tenerla (ricacciate subito indietro il pensiero volgarmente maligno che avete formulato, è chiaramente una provocazione alla quale non bisogna reagire).

Un tempo i politici tenevano celata la loro sfera privata, in ossequio al detto “la confidenza toglie la riverenza”. Oggi invece si porta molto l’umanizzazione del potente, perché l’elettore -sovvertendo le basi concettuali della democrazia rappresentativa- non vuole più votare uno che sia meglio di lui almeno in qualcosa: no, vuole votare uno come lui (anzi peggio di lui, perché oltre a essere un cialtrone come l’elettore se ne vanta pure in giro).

A tal fine Giorgia dà ampio risalto anche alla figura del padre fedifrago e assente, alla famiglia umile ma onesta, nonché a insignificanti episodi dell’infanzia e dell’adolescenza.

Nel 1992 Giorgia si iscrive al MSI, sezione Garbatella, e ci racconta di come fosse bello il clima. Il che è abbastanza ovvio in tutti gli ambienti in cui le persone si associano in nome di un interesse in comune, che si tratti dell’ARCI Caccia o del Paolo Di Canio Fan Club, mentre è decisamente più difficile trovare un bel clima in un’assemblea di condominio.

C’è spazio anche per descrivere l’incomprensibile passione, tipica di quell’ambiente, per la mitologia nordica de Il signore degli anelli (no fratelli, questo ve lo leggete da soli, c’è un limite a tutto).

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Capitolo II: “Sono una donna”

Non completate la frase con la seconda parte del titolo della hit del 1971 di Rosanna Fratello, sarebbe una battuta banale.

 

Giorgia è una donna, sa che in quanto tale per affermarsi dovrà lottare più di quanto dovrebbe fare un uomo, ma ella è forte: quindi giovanissima nel 1998 riesce a farsi eleggere consigliere provinciale di Roma nientemeno che nel rossissimo collegio della Garbatella (questa faccenda dei quartieri rossi bisognerà metterla da parte prima o poi, è roba degli anni ‘ 50-’60, ormai è come figurarsi i siciliani gelosi e i londinesi con bombetta e ombrello), nel 2004 diventa presidente di Azione Giovani, nel 2006 vicepresidente della Camera, nel 2008 Ministro della Gioventù, ma c’è anche il doloroso momento della confluenza di AN nel PdL.

Il tutto attraversato dall’esperienza di Atreju. Questa festa annuale di Azione Giovani deve essere bellissima, percepisco che a Giorgia batte forte il cuore quando ne scrive. Mi sfugge solo perché rediga l’elenco di tutte le personalità della sinistra che ha ospitato: Bertinotti, D’Alema, Bersani, Gentiloni, Violante, Turco, Boldrini, Fico, Zingaretti: forse vuole farci sapere che ne sono tutti usciti incolumi e con ciò accreditarsi come rappresentante di una destra moderna.

Capitolo III: “Sono una madre”

Il titolo è fuorviante. Il capitolo effettivamente contiene alcune trite considerazioni sull’argomento: dopo essere diventata mamma si rende conto di quanto è bello e che purtroppo ora è troppo tardi per avere altri figli; è difficile conciliare l’impegno politico con l’occuparsi di una bambina; ci racconta di come ha conosciuto colui che l’ha fecondata (d’accordo, non è una bella espressione, tuttavia sono certo che Giorgia la preferisce a “compagno”); come genitori bisogna fidarsi del proprio istinto e dell’amore per i figli.

Ma il tutto è buttato lì in mezzo al racconto delle gesta di Giorgia: che ama i comizi, che non ha mai voluto uno spin doctor, che ha imparato sulla sua pelle a non fidarsi dei giornalisti, che ora quando deve andare in tv fa più attenzione al suo look perché l’immagine è diventata importante, che stigmatizza l’assenteismo dei parlamentari.

E delle idee di Giorgia (già le conoscete, pertanto non mi dilungo) su famiglia tradizionale, natalità, adozioni, aborto, eutanasia, sulle tossicodipendenze che tengono lontani i giovani dal tunnel dello sport (o forse era il contrario).

Vorrei rivolgere un plauso, sincero e non sarcastico, al fatto che ci dica di avere configurato Fratelli d’Italia come partito “produttivista” e che pertanto incontra spesso i rappresentanti della categorie e delle associazioni (principalmente, se non esclusivamente, di parte datoriale, ça va sans dire): almeno se un lavoratore la vota poi non potrà dirsi ingannato e deluso, per quello c’è Italia Viva.

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Capitolo IV: “Sono di destra”

Quando nel 2011 il PdL appoggia il governo Monti, Giorgia ha la scintilla che la porterà a fondare Fratelli d’Italia. Anni dopo, in una mattina del novembre 2019, prende possesso del suo nuovo ufficio. “Roma, via della Scrofa 39. Il portone è quello della storica sede di AN e prima ancora del MSI. E io sono di nuovo qui. (…) È qui che, ventisette anni fa, telefonai per chiedere quale fosse la sezione del Fronte della Gioventù più vicina a casa mia, ed è qui che, adesso, trasferiamo la sede di Fratelli d’Italia. (…) Quello stesso ufficio una volta era di Gianfranco Fini e, prima di lui, di Pino Rauti e Giorgio Almirante.”

Il primo a seguirla in questa avventura è Guido Crosetto, “il gigante buono” (si veda come un aggettivo dal significato apparentemente universale possa essere assai relativizzato). Poi arriva nientemeno che Ignazio La Russa, che “è sempre rimasto fedele a sé stesso”. Solo a me viene in mente la litania “Pini, Fecchia, Freghieri, Barbagli e Santodio” di “Fascisti su Marte”?

 

Seguono molte pagine su “loro” (la sinistra) che sono dogmatici e vogliono piegare la realtà a una assurda idea, mentre la destra ascolta tutti e legge tutto ed è realista.

Capitolo V: “Sono cristiana”

Dunque, Giorgia ha una nonna che, col marito infartuato e in pericolo di vita, chiede al Signore che lo salvi, e promette che in tal caso ella andrà a messa tutte le domeniche della sua vita.

Forse ha anche minacciato “se invece muore, ti attacchi al tram”, comunque l’Altissimo concede la proroga (Giorgia non parla della successiva morte di nonno, ma è da supporre che gli sia toccata come a tutti, d’altronde nonna non aveva chiesto l’immortalità) e la vecchia adempie, portando sempre con sé Giorgia e la sorella, che bambine imparano a memoria la liturgia (non storcete il naso, è sicuramente meglio di Tolkien).

E c’è il parroco, don Guido, che si occupa dei ragazzi e li salva dalla droga (aridajie), e fa capire a Giorgia il senso profondo della religione. Senso che mi pare sia andato smarrito, dal momento che la Giorgia di oggi è convinta di parlare con un angelo custode (e fin qui siamo nell’alveo del catechismo), e che questi si chiama Harael e sarebbe l’angelo custode di chi è nato il 15 gennaio.

Ora, se leggete questa testata, con ogni probabilità siete dei miscredenti, per cui fidatevi di me che ho una certa pratica delle faccende di Santa Romana Chiesa: questo Harael è la prima volta che lo sento, deve essere una fola cui è stata data abusivamente una patina di cristianesimo per facilitarne la diffusione.

Ad ogni modo Giorgia con lui (o lei, dal momento che il sesso degli angeli…) ci parla. Anzi, è lui (o lei) che le parla, insomma non lo so, questo ciarpame new age mi ha infastidito e sono passato oltre.

Che il cristianesimo di Giorgia sia alquanto confuso, e sincretistico ben oltre il consentito, lo capiamo quando ci racconta che ha pianto a Parigi di fronte a Notre-Dame bruciata (e fin qui ok), che ha atteso l’alba a Stonehenge (luogo di culti pagani di adorazione del sole), ha ammirato Castel del Monte (uno dei simboli della massoneria) e l’abbazia di Westmister (chiesa cristiana sì, ma non cattolica: Giorgia, ricordati che non stai cercando voti in un Paese protestante).

Poi recupera lucidità e spara più di venti pagine sul tema dell’immigrazione, dicendo anche qualcosa di ben argomentato, ma non ho trovato alcun nesso con la cristianità.

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Capitolo VI: “Sono italiana”.

Su questo argomento Giorgia si sente sicura, ma il terreno è scivoloso e infatti il minestrone con dentro il Risorgimento, gli eroi di El Alamein, Fabrizio Quattrocchi (quello di “adesso vi faccio vedere come muore un italiano”), Nazario Sauro e Giorgio Perlasca risulta decisamente indigesto. Si passa rapidamente all’attualità, con il racconto ci come e perché Fratelli d’Italia non fa parte del Governo né lo appoggia (perché spera di comandare nel prossimo, ovvio) e si chiude con la figlia Ginevra che a tre anni, vedendo un tricolore, esclama “Guarda, c’è la bandiera di mamma!”. Ecco, a questo non ero preparato.

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A.C. Whistle
Giurista e poeta

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