A Roma scoppia il “porchettagate”: il monumento alla porchetta installato in una Piazza di Trastevere va oltre il trash e scalda gli animi.
“Porchettagate”: il monumento alla porchetta che fa infuriare tutti
Forse, nelle intenzioni iniziali, poteva esserci anche qualcosa di apprezzabile: portare l’arte contemporanea nelle piazze romane e far realizzare opere a studenti meritori.
Il progetto è quello di ‘Piazze Romane‘, promosso dal I Municipio in collaborazione con la Rufa nei 4 antichi rioni di Trastevere, Parione, Campo Marzio e Trevi, per valorizzare il Made in Italy, anche dal punto di vista culinario.
Ecco, quest’ultimo punto doveva insospettire… E infatti, come ormai tutti saprete, il risultato di cotanta riflessione sì è avuto a piazza San Giovanni della Malva, nel cuore di Trastevere: la statua di un maiale trasformato in porchetta da Amedeo Longo per conto dell’istituto ‘Rome University of Fine Arts’“.
Apriti cielo! Secondo i promotori la statua dovrebbe celebrare una tradizione romana andata perduta, l’atto aggregativo e itinerante del consumare il cibo all’aperto.
Secondo la maggior parte dei romani che l’anno vista, dal vivo o in foto, sa, molto banalmente, orrore. Una cosa tra il trash e il grand guignol…
Per non dire delle associazioni animaliste, giustamente furenti: “Un’opera assurda e insensata, che per noi non è arte ma un insulto al valore della vita degli animali e ai romani tutti, sia sostituita con un monumento dedicato all’olocausto animale” hanno attaccato all’unisono Lav e Aidaa. “L’opera offende la sensibilità di circa trecentomila romani vegani e vegetariani che in essa vedono un insulto al valore della vita degli animali esseri senzienti, al loro sacrificio forzato in nome di una preferenza alimentare nemmeno necessaria ma solo egoistica. La Lav critica altresì la scelta di concedere il patrocinio all’iniziativa da parte del Comune di Roma e i Ministeri dei Beni Culturali e del Turismo”.
Il risultato?

La presidente del Municipio I, Sabrina Alfonsi, è dovuta correre ai ripari:
“Stiamo parlando dell’opera di un giovane romano, studente presso una scuola di alta formazione, che ha voluto proporre la sua riflessione in forma artistica su un cibo che fa parte della tradizione gastronomica popolare e che richiama alla convivialità e allo stare insieme. Solo una delle otto proposte di giovani artisti – valutate da una Commissione di esperti – che fanno parte del progetto Piazze Romane promosso dal Municipio insieme a Ruafa, con l’idea di portare l’arte contemporanea nelle piazze già riqualificate con i progetti del Bando Roma sei Mia e offrire ai giovani un palcoscenico importante e una momento di visibilità”.
Ecco, qui sorge l’altra riflessione: se l’opera ha passato il vaglio di una commissione di esperti, cosa ci dobbiamo aspettare nelle prossime piazze?
Cosce di abbacchio in marmo? Neonati in bronzo che nuotano tra carciofi alla giudia?
Probabilmente alla commissione di esperti dev’essere prevalsa l’emozione dei ricordi: quelle vecchie notti dell’Estate Romana in cui, alle feste dell’Unità, vestiti di bianco sahariano, con le infradito ai piedi, mangiavano un panino con la porchetta ascoltando Caetano Veloso in concerto esclamando: “sublime”.
La mozione degli affetti. Anzi, degli affettati.

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