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Minima Moralia, meditazioni dalla vita offline: qualcuno ancora non ha compreso il significato profondo del Bello.
Minima Moralia: il cosmopolita
Posso prendere aerei che traghettano a Dublino per lanciare la nuova start up, tanto per entrare nell’Olimpo dei geni; visitare i palazzi di vetro di Bruxelles per testare l’efficienza mortifera dei tecnocrati con i loro pallottolieri digitali; posso frequentare i boulevard pedonalizzati, sparsi qua e là, con i loro bistrot a cielo aperto, nei quartieri riqualificati dalle fondazioni bancarie per sorseggiare un bel daiquiri minuziosamente composto dal quel bravo barman, che poi ho scoperto essere di Somma Vesuviana, in una sfiancante replica dell’Identico; posso innalzare la mia cultura steso su una branda della cittadella universitaria di turno ingurgitando il ghiaccio della mia vodka perché l’Erasmus arricchisce l’anima; posso perdermi nei dipinti di qualsiasi museo a poche ore di distanza dai miei natali: trenta secondi a quadro e poi via a instagrammare tramonti, spiaggette, panorami ed emozioni. Posso insomma dire di essere veramente libero.
Ma se in Grecia, sì quel posto con le isolette sorte dal nulla per diffondere aperitivi saltellanti, qualcuno storce la bocca perché vogliono far lavorare 13 ore al giorno fino a 74 anni, mi innervosisco. Qualcuno ancora non ha compreso il significato profondo del Bello.
Avventurarsi in spazi sconosciuti fidandosi delle delle proprie qualità, del proprio bagaglio relazionale, della propria inclinazione nel progettare esperienze vivifiche.
I fantasmi che ancora si accapigliano per restare inchiodati alle loro piccole sicurezze in fondo meritano un destino dissolvente. Non sono capaci di costruire un buon saper essere. Non imparano a gesticolare modernità.

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