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mercoledì 28 Luglio 2021
BiblosKatherine Mansfield, una cattiva ragazza.

Katherine Mansfield, una cattiva ragazza.

Katherine Mansfield, la cattiva ragazza dalla vita intensa e breve come i suoi racconti, oggi considerati capolavori.

Katherine Mansfield, la cattiva ragazza che cercava la felicità

Quando mi hanno chiesto di scrivere un pezzo su di una cattiva ragazza, ho subito pensato a Katherine Mansfield (Kathleen Mansfield Beauchamp, Wellington 1888- Fontainebleau 1923).

Ma da dove cominciare? Forse dalla cagionevole salute della scrittrice dovuta alla gonorrea, contratta a soli ventun anni e che minò il suo sistema immunitario, conducendola fuori e dentro sanatori e a una morte prematura, così come fecero numerosi critici, guarda caso uomini, ignorando il suo genio letterario, la modernità di certi temi trattati, la capacità di restituirci frammenti di vita quotidiana vividi come spezzoni di film?

Ma allora perché non fare l’elenco dei suoi numerosi amanti, in fin dei conti è quasi d’obbligo soffermarsi su certe bizzarrie parlando di una donna, tipo di quando Katherine (nome che decise di adottare) si presentò vestita di nero alle proprie nozze e abbandonò il neosposo, un maestro di canto, la sera stessa e senza nemmeno consumare.

Oppure potrei menzionare la passione per il violoncellista Garnett Trowell, come lei neozelandese e responsabile della sua partenza per Londra dalla casa paterna a Karori, o quella per il critico letterario polacco Floryan Sobienowsky, che le trasmise la malattia e le fece conoscere la prosa innovativa di Anton Cechov che Kass (così la chiamava sua nonna) ebbe sempre come punto di riferimento nella stesura dei propri scritti.

Potrei intrattenervi con i pettegolezzi sulla bisessualità della cattiva ragazza Katherine Mansfield, comunque piuttosto praticata negli ambienti dell’intellighenzia del vecchio continente, sulla tenera figura di Ida Baker conosciuta al Queen’s College di Londra, che la seguì ovunque come un’ombra, restando al suo fianco nei momenti più difficili.

Oppure del lungo rapporto di convivenza con lo scrittore D.H. Lawrence, che si ispirò a Kass per creare il personaggio di Gudrun in Donne innamorate, e sua moglie Frieda; dell’amicizia tempestosa con Virginia Woolf, cui Katherine Mansfield mosse numerose critiche e che, quando seppe della sua morte, annotò sul diario di essere sempre stata invidiosa della scrittura della rivale neozelandese, e qualcuno osò anche immaginare che Virginia ne fosse innamorata, vista la somiglianza con Vita Sackerville West;

E della calda ospitalità che le riservò Lady Ottoline Morrell, grazie alla quale la scrittrice conobbe Aldous L. Huxley e T.S. Eliot, e che fu attratta da Kass come chiunque entrasse nella sua sfera di amicizie.

Katherine Mansfield, una cattiva ragazza.

 

Ma anche i tre aborti spontanei e la maternità, che in seguito le fu preclusa, potrebbero esaurire l’argomento Mansfield, entrando magari nello specifico della tragicità di certe figure femminili da lei narrate; il tormentato rapporto con l’editore e critico John Middleton Murry, suo secondo marito, grazie al quale iniziò a pubblicare con un certo plauso da parte di pubblico e addetti ai lavori: perché, così si dice, dietro una donna di successo c’è sempre un uomo che la sostiene.

Questo e tanto di più si racconta della breve esistenza di quella che per me è stata la più sorprendente sorpresa letteraria degli ultimi anni.
Kass ha attraversato oceani, soggiornando nelle più belle case d’Inghilterra e nelle più esclusive cliniche d’Europa, e ha scritto, ha scritto sempre e in qualsiasi condizione, mettendosi apertamente in discussione, come fa in Storia di un uomo sposato, confessandoci i propri tormenti di scrittrice.

Perché è così difficile scrivere con semplicità, e non solo con semplicità ma sottovoce, capite cosa intendo? Ecco come aspiro a scrivere. Niente effetti di stile, niente virtuosismi. Solo la nuda verità, come soltanto un bugiardo sa dirla. (Tutti i racconti, Oscar Mondadori, trad. Silvia Fornasiero).

Katherine Mansfield, una cattiva ragazza.

Nei suoi scritti – evocativi anche i Diari, raccolti da Murry tra il ’27 e il ’54 – possiamo tracciare ogni sua esperienza di vita e spostamento. La Nuova Zelanda ispira il racconto L’aloe, che lascerà e riprenderà numerose volte, L’orto botanico, La donna dello spaccio, Idillio estivo: storie brevi, ma sovrabbondanti di colori e suoni, di natura e grida di bambini.

In Un viaggio temerario conosciamo la sua idea sulla guerra che le portò via l’amato fratello: Questi boschi bui illuminati dai fusti bianchi delle betulle e dei frassini, questi campi pregni d’acqua, con grandi uccelli che li sorvolano, questi fiumi verdi e azzurri sotto la luce… davvero sono state combattute battaglie in posti come questi? (Tutti i racconti, Oscar Mondadori, trad. Giulia Zuodar).

Della Baviera, dove la madre la condusse per evitare lo scandalo della prima gravidanza, ritroviamo certe immagini nitidissime nel racconto In una pensione tedesca e una originale galleria di ritratti in La signora progredita; L’anima moderna e Tedeschi a tavola.

Katherine Mansfield ci mette a tu per tu con persone vere, quelle con cui scambiò poche parole in una stazione ferroviaria o con le quali trascorse lunghi pomeriggi in sauna o durante i salutari bagni di sole.

Nell’Uomo senza carattere ci confida il proprio amore insaziabile per Murry, che, durante le lunghe degenze di Kass in sanatorio s’intratteneva nella capitale inglese con diverse amanti – pare che la donna che sposò in seguito alla morte di Katherine fosse molto somigliante a lei.

Dell’amore, di cui Kass andava alla perenne ricerca, c’è traccia ovunque: Fa freddo in cucina; la luce del gas vacilla; il rubinetto gocciola; è un’immagine desolata. Nessuno verrà alle sue spalle, la prenderà tra le braccia, le bacerà i capelli morbidi, la porterà accanto al fuoco e le strofinerà le mani fino a scaldarle di nuovo. Nessuno la chiamerà e le chiederà cosa sta facendo lì dentro. E lei lo sa. (Tutti i racconti, Oscar Mondadori, trad. Silvia Fornasiero).

Credo che le cattive ragazze vadano innanzitutto lette, perché nessuna parola è mai scelta a caso, né le loro storie sono un riempitivo, un esercizio di stile fine a se stesso. Perché non hanno tempo da perdere, hanno treni in partenza e luoghi sconosciuti da raggiungere, feste dove consumare le ore e letti caldi entro cui rifugiarsi, sofferenze da cui fuggire e legami da sciogliere.

Katherine Mansfield, la cattiva ragazza raccontata da Elena Bibolotti

 

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Elena Bibolottihttps://bibolotty.wixsite.com/ilmiosito
Si è diplomata alla Silvio d’Amico. Ha pubblicato diversi romanzi e racconti. È autrice di "Justine 2.0" (2013, Ink Edizioni), "Pioggia dorata" (2015, Giazira Scritture), "Conversazioni sentimentali in metropolitana" (2017, Castelvecchi), "Io e il Minotauro" ( 2020, Giazira Scritture) ->

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