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Dell’ennesima polemica social sull’infelice articolo di Concita De Gregorio, ciò che è incomprensibile da entrambi i fronti – chi la critica e chi la insulta, è l’assenza di determinazione singolare: ovvero la possibilità che comunque esistono anche disabili “stronzi” come in qualsiasi comunità umana.
Corsiva l’handicappato, elzevira il cerebroleso; su Concita De Gregorio e l’ennesima polemica social
Dell’ennesima polemica social sull’infelice articolo di Concita De Gregorio, ciò che trovo incomprensibile da entrambi i fronti – chi la critica e chi la insulta, già che la sua difesa è il proverbiale ‘tertium non datur’ – è l’assenza di determinazione singolare.
De Gregorio si burla degli handicappati. Ebbene? Concita De Gregorio, nelle sue pubbliche scuse, ora celebra gli handicappati, scrive che i “cerebrolesi sono persone meravigliose”. Ebbene?
Ebbene gli handicappati sono e non sono entrambe le cose, nel senso che l’handicap cognitivo, e anche quello fisico, esistono, e tanto vale nominarli senza eufemismi; evitando ovviamente di scadere nell’insulto implicito in certe vecchie odiose formule (“mon*oloidi”).
Ma questa nominazione non può contenere alcun giudizio – neppure positivo -, già che l’handicap si offre al discorso pubblico solo come condizione universale di inciampo, non disposizione aggettivabile su una scala progressiva di biasimo/virtù.
Quei “cerebrolesi meravigliosi” oggetto della pezza peggiore dello strappo infatti ci sono eccome, ma ne esistono altri con carattere opposto.
De Gregorio ha dunque sbagliato due volte.
Ma sbaglia anche chi la prende alla lettera – la sua gaffe andrebbe contestualizzata – ribaltando semplicemente di segno le sue parole; operazione per altro già tentata da lei, come qui ricordato. Ma forse è più chiaro con un esempio.
Alle medie avevo un compagno di scuola handicappato. Il suo passatempo preferito era chiedere passaggi in motorino alle ragazze, fingendo di essere stato scordato dagli assistenti sociali. Una volta montato in sella cominciava a fare cose indicibili (se lo scrivo ci prendiamo una denuncia) alle loro spalle.
Lo faceva perché era handicappato?
No, lo faceva perché era una grandissima testa di (bip!): egoista, meschino, paraculo con i professori e ricattatorio nella sua sventura, di cui nessuno di noi compagni si è mai sognato di rallegrarsi.
Per fortuna in classe c’era Bettina, handicappata pure lei; soffriva di sindrome down. In questo caso l’aggettivo ripescato da Concita De Gregorio calza alla perfezione: meravigliosa, sì.
Lo era nei gesti, nell’espressione a volte stentata ma sempre piena di garbo; in alcuni casi sapeva perfino essere preveggente, sembrava leggerti nel pensiero e anticipava le tue reazioni, per evitarti ogni attrito e imbarazzo. Meravigliosa, punto.
Scriveva Dino Risi che “il razzismo sarà superato quando si potrà dire di un negro che è uno stronzo”. Mentre Freak Antoni invitava a calpestare “il paralitico, molesta il paraplegico, danneggia lo psicotico, travolgi il catatonico…”
Il paralitico, attenzione, non i paralitici, il paraplegico, lo psicotico, il catatonico. Tutte terze persone singolari, in una canzone che è ovviamente una critica satirica alla retorica dei buoni falsi sentimenti.
La stessa che leggo ora a sostegno di tutti i cerebrolesi, da parte di chi non ha mai conosciuto (o più colpevolmente voluto conoscere) quello spara (bip!) a tradimento con cui andavo a scuola io.

Per gentile concessione di Guido Hauser
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