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A Ventotene, dal 12 al 14 settembre, conferenza “per la libertà e la democrazia”: in realtà un festival targato Picierno-Foglio-Linkiesta, con panel fotocopia, retorica atlantista e ospiti imparzialissimi come Molinari, Mikhelidze, Fratello. Più che un dibattito, un reality politico a porte chiuse.
Ventotene, la fiera delle virtù liberali a gettone
Dal 12 al 14 settembre l’isola di Ventotene si trasformerà in un’inedita Las Vegas del riformismo. Non slot machine e tavoli da gioco, ma panel, moderatori e relatori pescati rigorosamente dal solito mazzo: PD, Il Foglio, Linkiesta, Radio Radicale. Il biglietto da visita? Una conferenza per la “libertà e la democrazia”, due parole talmente abusate che ormai si accendono da sole come le luminarie nei mercatini natalizi.
L’evento, promosso dalla vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, ha un programma che sembra scritto da un algoritmo specializzato in patafisica e surrealismo. Solo che non è satira: è tutto vero, nero su bianco. E proprio questo lo rende irresistibile, come quei reality in cui i concorrenti credono di esprimere a favore di telecamere il loro lato più profondo e riflessivo mentre il pubblico ride a crepapelle.
Il festival del riformismo con badge VIP
Si comincia con la direttrice di Radio Radicale, Gianna Reanda, accompagnata dai saluti della presidente del Parlamento UE, Roberta Metsola. L’atmosfera è subito quella delle grandi occasioni: riformismo esclusivo, solo per portatori di badge VIP. Manca giusto il red carpet con i flash dei fotografi, ma forse è stato scartato per sobrietà.
Poi arrivano i pezzi forti: Maurizio Molinari, sempre pronto a raccontare la geopolitica da una prospettiva rigorosamente allineata a Tel Aviv, condurrà non uno, ma ben due panel. Nel primo con la presenza di Paolo Gentiloni e della Picierno; nel secondo, con la vedova Navalny, a ricordare che l’Est europeo è sempre il luogo ideale per scaldare i cuori dei liberali occidentali.
E poiché ogni conferenza che si rispetti deve avere la sua sezione “Fake news”, ecco servito un tavolo con Nona Mikhelidze (l’URSS come Impero del Male: un Reagan revival) e Sofia Ventura, spalleggiate da firme de Il Foglio. La neutralità, in questo caso, è più rara della pioggia a Ferragosto.
Palestina filtrata, Ucraina epica
Da non dimenticare il panel su Israele e Palestina, guidato da Lia Quartapelle e moderato da Flavia Fratello. La prima sogna guerre preventive, la seconda è lì per ricordare che Hamas è il male assoluto. Un equilibrio perfetto.
Per l’Ucraina, non poteva mancare un titolo sobrio e pacato: Slava Evropi. In scena Ventura, Mikhelidze, Filippo Sensi e il direttore di Linkiesta. Se vi aspettavate una riflessione sul dialogo, cambiate canale: qui si celebra il suprematismo occidentale in diretta, con standing ovation obbligatoria.
Il giro del mondo continua con “L’Asia che resiste”, affidata a Gianni Vernetti, noto per la pacatezza con cui attacca la relatrice ONU Francesca Albanese. A moderare, ovviamente, un’altra firma del Foglio, perché quando un marchio funziona non c’è ragione per cercarne altri.
Infine, un tocco di esotismo: Iran, uiguri, ancora Iran, Ucraina, e di nuovo Iran. Un loop talmente prevedibile che potrebbe essere trasmesso su MTV come videoclip a rotazione.
La ciliegina sulla torta è il sottotitolo scelto da Linkiesta: “Destino Manifesto”. Nell’Ottocento giustificava l’espansionismo USA, oggi serve a nobilitare un weekend di mare, tartine e Atlantismo. Non male: dal mito del West alla mozzarella di bufala, il passo è più breve di quanto si creda.
Dunque, più che una conferenza sulla libertà e la democrazia, Ventotene ospiterà una parata di fedeltà alla narrazione dominante. Una Woodstock liberale in cui l’unico strumento suonato è il tamburo della propaganda. E se tutto questo appare surreale, è solo perché lo è davvero.

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