Trump come l’ultimo imperatore: gli USA nel loro Tardoantico

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Gli Stati Uniti di Trump somigliano a Roma nel Tardoantico: declino imperiale, instabilità interna, cordate di potere, repressione e nuove fratture con i vassalli. Un mondo che si chiude nei suoi confini, mentre l’Occidente vive tra speranze e incubi di fine epoca.

Trump e gli USA nel loro Tardoantico

L’idea che Trump (non lui, ma il suo gruppo di potere) sia una sorta di amministratore del declino statunitense e che questo sia un Tardoantico è uno dei miei cavalli di battaglia.

Sarà la mia ottusa fissazione per la storia, ma i sintomi ci sono tutti:

  1. Fine delle guerre titaniche dall’altra parte del mondo e chiudersi dentro un limes sicuro;
  2. Fortissima instabilità interna, con tante cordate di potere in contrasto tra loro (accade sempre nei momenti di declino) e un gruppo di pretoriani che più o meno alla luce del sole favorisce questo o quel candidato (quello che chiamiamo deep state);
  3. La nascita di una serie di autonomie più o meno coerenti e marginali: da Israele, alle spaccature con i vari vassalli dell’Europa occidentale (l’Impero delle Gallie, il regno di Palmira o del Bosforo);

Questo coincide anche con un cambiamento antropologico interno all’Occidente:

  • Correnti migratorie che non altereranno il substrato demografico, ma ne cambieranno in parte i connotati (come avvenne con le emigrazioni germaniche);
  • Indici di natalità, invecchiamento e produzione di idee a sfavore del centro imperiale e dei suoi vassalli.
  • Diffusione di nuove idee e culti: quando studiamo la fine dell’Impero parliamo di ascesa del cristianesimo, ma Roma visse un’epoca “””new age””” ante litteram; molto simile all’ecumenismo odierno.
  • Una grande concentrazione della ricchezza in pochissime mani (intere regioni d’Italia o del Nord Africa erano in mano a pochi senatori).

Quando parlo di Tardoantico faccio riferimento a tutto questo, ma anche a una maggiore violenza interna alla politica romana (visibile anche negli USA), una maggiore repressione (a ondate) nei confronti delle minoranze o di possibili altre cordate di potere, una stretta generale sulle libertà (in atto in tutto l’Occidente), affiancata ad una maggiore aggressività da parte del centro duro imperiale.

Israele (ormai più al centro di tutti gli europei) sembra fregarsene di qualsiasi limite si voglia: bombarda il Qatar, apre colonie riservate a Cipro e non si fa scrupolo a pubblicizzarne altre in Italia, Grecia o Spagna.

La Polonia vuole un’atomica, i governi di Finlandia e Svezia (un tempo paradisi socialdemocratici) militarizzano la società e distribuiscono opuscoli su cosa fare in caso di guerra nucleare. Milei rivolge insulti razzisti e classisti a tutti i suoi vicini di casa e così via dicendo…

Il Tardoantico è un’epoca dura da vivere, con qualche speranza e tanti incubi.
Sta a noi decidere se essere un (comunque ottimo) Boezio e stare a rimpiangere i fasti andati o Benedetto da Norcia e prendendo un’idea arrivata da Oriente (…) diffondere i monasteri in tutta l’Europa occidentale e diventare spina dorsale di un nuovo mondo, in quel caso medievale.

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Gabriele Germani
Gabriele Germani
Roma, 1986. Laureato in Storia contemporanea e Psicologia, con Master in Geopolitica. Lavora nell’ambito pedagogico-educativo. Si occupa da anni dei rapporti tra il Sud e il Nord del mondo, con le lenti del neo-marxismo, della teoria della dipendenza, del sistema-mondo e dell’Eurasia. Con questa prospettiva ha pubblicato negli anni, alcuni libri e articoli di storia e antropologia, in particolare sull’America Latina. Riferimenti bibliografici: Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni di Gabriele Germani (Autore), Anthology Digital Publishing, 2022. Ha inoltre in pubblicazione con Kulturjam Edizioni: una raccolta di riflessioni su BRICS e mondo multipolare, con introduzione di Gianfranco La Grassa e con Mario Pascale Editore un testo sulla politica estera italiana durante la II Repubblica. Cura un micro-blog sul suo profilo Facebook (a nome “Gabriele Germani”) e un Canale Telegram sempre a nome “Gabriele Germani” (t.me/gabgerma). Dirige inoltre il Podcast “La grande imboscata” su attualità, geopolitica e cultura su varie piattaforme.

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