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L’associazione tra Ilaria Salis e una cameriera di Catanzaro possiede una volontà denigratoria, almeno quando a pronunciare la frase è Vittorio Feltri alla Zanzara. Anche perché ha poi aggiunto: “La cosa più bassa che si possa immaginare.” Ma un conto è la volontà un conto la sostanza. Vediamo.
Feltri e la cameriera di Catanzaro, o sull’immaginazione e l’Ombra
Di tutta la squallida vicenda non sorprende l’antimeridionalismo estetico del giornalista di Bergamo – per altro già noto – ma il fatto che quasi tutti vi abbiano abboccato, reagendo con un’ indignazione che trovo fuori luogo.
Il paragone non è infatti in sé squalificante: io non frequento spesso i ristoranti di Catanzaro, ma, a differenza sua, immagino le cameriere di quel luogo elegantissime.
Il punto è tutto qui. Non solo la bellezza sta negli occhi di chi guarda, ma anche l’immaginazione. Se deleghiamo Feltri a immaginare per noi, non possiamo poi lamentarci che immagini male, addirittura offenda l’intero Meridione, con il sindaco di Catanzaro che l’ha subito denunciato.
Fossi stato al suo posto avrei replicato: “È vero, Ilaria Salis era vestita molto bene, proprio come una cameriera di Catanzaro”. Ma così non è stato e se ne deducono due possibilità:
1) anche lui pensava che l’abito della Salis fosse brutto, e allora lo dica chiaramente. In fondo, se da quest’anno vengono rivestiti gli scrittori da sarti di fama al Premio Strega, tutto lascia intendere che tra poco sarà il turno dei parlamentari della Repubblica…
2) ha agito al suo interno ciò che Jung chiama Ombra, e da qualche parte della sua mente c’è una vocina a sussurrare che le cameriere di Bergamo sono, in effetti, più eleganti di quelle di Catanzaro. Possiamo anche chiamarlo complesso di inferiorità.

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