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lunedì 10 Maggio 2021
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Annotazioni realiste di uno snob sul vero stato dell’arte in Italia

Il recente bando del comune di Foligno sull’organizzazione di eventi culturali dice molto dello stato dell’arte in Italia. Ecco le annotazioni molto realiste di uno che in questi anni di “laggente è stanca” verrebbe sicuramente considerato snob.

Lo stato dell’arte in Italia: prerequisiti base

Sarà capitato anche a voi di andare ad una mostra artistica per scroccare qualche tartina gratis. Avrete visto all’Ikea una stampa di Rotchko e pensato all’orrore di metterla dietro alla vostra scrivania per mostrare i muscoli e il vostro mecenatismo davanti agli ospiti del vostro studio. Sarete incappati almeno una volta in un melomane e vi sarete chiesti perché quell’individuo così simpatico ami quei tizi che urlano parole incomprensibili su musiche ritmate in chiave di violino.

Avrete notato che alcuni folli insegnano ai bambini delle scuole medie a usare uno strano oggetto coi buchi per emettere suoni adatti più alla tortura per i gatti che alle orecchi. Avete trovato negli scaffali di qualche zia ricca, un monile strano, un animale di vetro, un vaso dipinto, una lampada decorata. Se siete fortunati avrete avuto uno zio con una collezione di vinili musicali: a cosa servivano quei dischi rotondi col buco?

Perché mai i selfie che fate con i telefonini fanno cagare e invece dei tizi con delle macchine fotografiche, alle volte, riescono a fare delle foto su riviste tipo il National Geographic? Avrete notato che alcuni signori detti “registi” nel raccontare storie con le immagini, vi suscitano emozioni, mentre i video autarchici dei bambini che fate non sono altrettanto affascinanti ?

Vi sarete chiesti perché le vostre foto del viaggio di nozze non le vuole vedere nessuno ?
Bene, se vi è capitata qualcuna di queste cose continuate a leggere, altrimenti questo articolo è utile quanto il Ministro della cultura.

Annotazioni realiste di uno snob sul vero stato dell'arte in Italia

Cosa intendiamo con la parola arte?

Le arti sono un aspetto estetico della nostra società, appartengono alla nostra vita collettiva e sociale. Da quando 9000 anni fa abbiamo scoperto che con l’agricoltura riuscivamo a curare la fame, una parte della popolazione si è dedicata ad altro oltre che a procacciarsi continuamente il cibo. Queste parti di surplus alimentare sono andate verso il commercio e l’organizzazione sociale (Politici e Religiosi burocrati), verso  la difesa e il mantenimento dell’ordine (militari, guerrieri); infine verso lo studio e l’applicazione di soluzioni per il miglioramento della società tutta, e questi ultimi sono quelli che ci interessano, ovvero gli intellettuali e gli artisti. Avevamo bisogno di artisti.

Gli studiosi, gli intellettuali, sono i geni pericolosi, studiano i fenomeni e le applicazioni tecniche in maniera teorica. Gli artisti arrivano con l’ingegno all’uso pratico. In altri termini se un tecnico scopre il “vetro”, servirà un artista per farci un bicchiere decorato con qualcosa che lo renda non solo funzionale ma anche esteticamente bello.

Scoperta la fotografia serve un applicazione pratica dell’estro, ovvero lo studio dei principi della storia dell’arte per farne un applicazione pratica. Una foto bella si basa sugli
stessi canoni che rendono Caravaggio un genio artistico: la luce, la posizione, il fuoco, il punto di fuga.

La ricerca del bello, come dell’applicazione tecnica su di un contenuto, è arte. Ma i grandi artisti, essendo di solito precursori, raramente ottengono il successo di un vasto pubblico, quasi mai sono realmente comprese le loro intenzioni. Succede spesso che solo i tecnici, gli intellettuali o gli studiosi capiscano la portata di quello che stanno sperimentando in arte.

Alle volte i calvinisti, gli imprenditori, investono in arte per ottenere dei vantaggi sulle produzioni in serie industriali, e questi vengono chiamati mecenati.
La classe dei politici e religiosi di solito per i cambiamenti che l’arte porta alle strutture e alla comprensione della società, osteggiano o bloccano i movimenti artistici. Non entro nel merito non credo serva. Ma vi lascio riflettere con l’esempio del governo cinese, che si finanzia l’arte, ma solo se conforme alla dottrina del partito. Cioè nessun artista in Cina può essere prodotto, anche privatamente se il suo progetto non è approvato da una commissione del partito al potere, il che rende l’applicazione artistica conforme alla
precedente, è limitata al parere e piacere dei burocrati.

Se l’arte è innovazione, provocazione, gesto, applicazione e idee nuove innovative, un punto di vista altro al conformismo, viene naturale che le classi conservative del potere, o reazionarie politiche, religiose o semplicemente burocratiche, dedite al mantenimento dello status quo, non vedano l’arte di buon occhio.

Annotazioni realiste di uno snob sul vero stato dell'arte in Italia

Il bando del comune di Foligno

Ora veniamo alla notizia che ha ispirata questa riflessione: il bando del comune di Foligno. Indica una serie di eventi dando la disponibilità d’uso di palazzo Trinci, del palco, della sicurezza, per organizzare una serie notevole di eventi, circa 90.

Dimentica però un paio di cose: i musicisti, gli artisti vari che dovrebbero partecipare, chi organizza gli eventi, non possono vendere biglietti, le manifestazioni devono essere gratuite. Quindi perché qualcuno dovrebbe investire studio, tempo, risorse economiche, mezzi, senza possibilità di ricevere nulla in cambio? Per amore dell’arte?

Questo significa lavorare a titolo gratuito. È evidente che non essendoci denaro di mezzo, non si osservano i principi base, cioè la produzione, la qualità, il riconoscimento della professione artistica che determina che l’arte possa essere vista ANCHE come un lavoro. Il tempo di preparazione di un prodotto unico, meritevole, deve permettere all’artista, se professionista, di produrre reddito dal proprio ingegno e lavoro.

La questione di Sanremo, Amici e prodotti televisivi in genere.

La televisione non produce mai innovazione, semmai ripete ad infinito lo stesso schema. Nelle produzioni televisive si esegue, si ripete, letteralmente un format, cioè uno schema, un meccanismo rodato. La televisione è identica in tutto il mondo.

L’ultima e più grande innovazione tecnica che c’è stata, a parte le conferenze coi telefonini risparmiando sui costi degli ospiti, è stata prodotta in Russia nel 2020. L’idea geniale, artistica innovativa è stata quella di realizzare per la notte di capodanno un mockumentary di musica pop con i falsi Ricchi & Poveri 30 anni dopo. La cosa fantastica è che è stato il programma più visto non solo in Russia ma anche in Italia e in mezza Europa (qui il programma).

Il Festival di Sanremo non è mai stato arte, ne mai lo sarà. È un grande contenitore di canzonette sempre uguali. Non c’è gesto artistico ne qualità intesa come trasmissione di contenuto. La pubblicità interviene e il pubblico nazional popolare si sconvolge o si elettrizza per cose viste e riviste da almeno trent’anni.

Se la provocazione è fine a se stessa o per ottenere un effetto hype (o chiacchera mediatica), Sanremo se ne nutre. Ma l’arte semplicemente non c’è. Ci sono come altrove, bravi tecnici, fonici, ottimi musicisti (l’orchestra ad esempio) proveniente dai conservatori, e qualche cantante da nave da crociera, ma l‘arte di cui parlo sarebbe altro, altro il contesto altro il contenuto.

Sanremo 2021 il Pagellone Finale

Amici è un talent scout che fa benissimo il suo lavoro, che scopiazza e migliora addirittura un format preesistente (Fame o Saranno Famosi) e che promuove talenti sotto contratto pubblicitario.

 

Ma gli artisti che muoiono di fame come nella Bohéme (non vi spaventate è un opera lirica ma non vi obbligo ad ascoltarla) sono altro, sono tanti ragazzi e ragazze che hanno pensato che utilizzando un talento, magari anche reale, si potesse campare, avere famiglia, comprare casa, pagare l’affitto e il cibo, facendo magari solo esecuzione di opere di artisti già famosi al tempo. Realizzando con cura e ingegno opere belle, quanto uniche.

Sono prototipi anche i film d’autore, storie per il cinema, teatro e la musica (magari classica), lirica, grafica. Oggi quelli che non vanno ad Amici sperano che lavorando gratis un giorno forse avranno la possibilità di esprimersi liberamente. Lasciate perdere, non è così che funziona.

Dov’ è l’errore: il  cinema inteso come arte non è industria dell’intrattenimento, opera non è canzonette, le canzonette fanno mangiare magari qualche musicista, ma non sono arte. Il teatro è, e rimane, vuoto, mentre il pubblico discute di Sanremo ma mai di Pirandello o Brecht. Se volete fare arte dovete, secondo il burocrate, andare a lavorare in un call center e inventarvi un modo per vendere contratti al telefono. Dovete consegnare più velocemente pizze. E i burocrati produrranno dei film mediocri dove la trasgressione è la scoreggia in ascensore, che a loro sembra trasgressiva ma conforme al potere. Dove la satira è relegata a sfottere qualcuno a fine carriera, un luogo dove i conformisti non vedranno pericoli.

Insomma miei cari artisti potete solo sperare che a forza di marchette gratis un giorno, dopo che sarete morti, qualcuno speculerà sulle vostre opere di ingegno e dirà però X era un grande innovatore.

Quando il lavoro rende poveri

Conclusione

Alle volte me lo chiedo anche io del perché si voglia fare arte e perché si chiede l’intervento dello Stato: le due cose, in Italia almeno, sono incompatibili. Se volete fare arte cominciate a produrre e a sovvenzionare chi vi piace e cosa vi piace. Senza una forza collettiva dal basso, senza generare un movimento, una scena, nulla cadrà dallo Stato.

Certo, se a scuola insegnassero meglio storia dell’arte, che smetteste di guardare Sanremo ed Amici , e compraste dischi (ma quei cosi neri di vinile coi buchi rotondi) di autori magari meno promozionati, leggere cose difficili e fare quadri anziché copie da Ikea, forse un giorno chissà magari uno bravo esce e cambia il concetto di bello di oggi. Apparire non è arte.

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Daniele De Sanctis
Daniele De Sanctis
programmatore, ghost writer in economia, Laurea in “cose inutili e altre amenità”. Produttore esecutivo tv per conto della Rai sino a Maggio 2009. Sommelier, insegna a Perugia nel 2009 nei laboratori professionalizzanti dell'Università degli studi UNIPG. Con Slow Food Roma per 10 anni, organizzo “Gas”. Dal 2013 collabora come editorialista per la rivista Agrodolce.

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