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martedì 8 Giugno 2021
AgoràRiflettendo sugli Stati Popolari, la piazza degli invisibili

Riflettendo sugli Stati Popolari, la piazza degli invisibili

Torniamo a riflettere sugli Stati Popolari di piazza San Giovanni a Roma, la manifestazione degli invisibili capeggiati da Soumahoro.

Dall’ideale al reale: cosa hanno significato gli Stati Popolari

Bisogna armarsi della corazza del sapere perché solo la conoscenza è in grado di sintonizzarci con il reale. Non dobbiamo essere uniti per un nemico comune, il leviatano, ma per la stessa ambizione in una comunione di principi e di valori.

Non siamo indifferenti al prossimo e tra le cose che accomunano l’essere umano non vi è solo la sofferenza ma anche la capacità di ognuno di coltivare aspirazioni e quindi il desiderio di progredire. Abbiamo distorto il concetto stesso di progresso a favore dell’annientamento dell’altro in una logica per cui l’IO progredisce solo a discapito dell’altro.

La vera sfida è recuperare la dimensione comunitaria come luogo corrispondente all’esaltazione dell’Io in un rapporto di reciprocità – cresco solo se cresce la comunità e viceversa -. Bisogna decostruire la narrazione che vuole che si abbia una memoria condivisa perché questo è falso ed è forviante.

La memoria senza veli

La memoria è sempre una esperienza individuale, abbiamo semmai una storia condivisa ed è nostra responsabilità conoscerla senza i veli del paternalismo storico o della sua interpretazione ideologica.

Lo dobbiamo ai nostri padri che hanno scritta la storia e ai nostri figli per dotarli di strumenti per l’autodeterminazione anziché per la tentazione di autoaffermarsi.

Per passare dall’ideale al reale serve un moto dell’agire.

Bisogna implicarsi, esprimersi e quindi assumere posizione. La difesa dell’identità deve tradursi in una posizione di ragionevolezza e non in un pretesto di prevaricazione. L’autentico si esplicita in un distinguo e trova linfa, quindi vita, nell’inebriante rapporto con il reale.

Il paternalismo involontario deve lasciar spazio ad un agire volontario e consapevole. Dobbiamo metterci nella posizione del medicante che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi?

Dobbiamo aver la capacità di ascoltare  coniugando le diversità in una attività di decostruzione di rigide sovrastrutture sociali, e in un approccio di generoso ascolto, unica via per la conoscenza. Ci concediamo in una relazione simmetrica.

Una piazza che urla senza odiare

La piazza degli Stati Popolari è una piazza non omogenea, è una piazza di donne e uomini che, avendo consapevolmente scelto di spogliarsi dai rigidi schemi del pudore, vuole raccontarsi, vuole esprimersi, vuole prendere posizione.

Non ci può essere giustizia di genere se non c’è giustizia sociale. Tuona come una denuncia ma inavvertitamente riverbera nella piazza come un monito.

Sono un bracciante: il suo sudore si materializza nei nostri piatti ma come lavoratore resta invisibile ai più.

A ben guardare la realtà con le lenti dell’umanità, a mancare in agricoltura non sono le braccia, ma i diritti. La realtà ci dice che sono irreparabilmente invisibili per colpa dei nostri politici, anzi dei nostri governanti, ma perché a loro abbiamo delegato l’onore e l’onore di guidare il nostro bel paese.

Siamo complici anche noi quando la legalità non l’assumiamo come statura ma come retorica. Nel periodo di lock-down il distanziamento fisico ci ha interrogato sul distanziamento sociale.

Siamo stati sordi alle condizioni dei braccianti metropolitani preferendo dedicare la nostra attenzione “se la pizza che ci ricapitavano a casa era calda piuttosto che guardare alla carne viva di chi ce la portava”- esclama Abou.

L’occasione è di quelli memorabili è la piazza San Giovanni viene di nuovo ad essere rimpossessato dai lavoratori.

Stati Popolari: il vero virus è il lavoro

C’è una atmosfera mistica non necessariamente religiosa ed il sole sembra non solo illuminare la piazza ma anche mettere a dura sfida i partecipanti. I presenti sono inamovibili, la causa è più grande.

Sono diciannove anni che lavoro con contratti a tempo determinato con la stessa azienda: sarebbe interessante sentire Iachino su come sia possibile in un paese civile come il nostro, dove ormai abbiamo deciso di barricare dicotomicamente l’alleanza naturale tra il datore di lavoro e il lavoratore.

Il vero virus a Taranto non è il covid 19 ma il lavoro. Un silenzio avvolge la piazza dinanzi ad uno struggente grido di dolore.

Stati Generali, Aboubakar Soumahoro si incatena: Governo ci ascolti, non riusciamo a respirare

 

Il resto di questo articolo di Michel Rukundo potete leggerlo su The Black Post, sito gemellato con cui Kulturjam è in partnership.

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