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martedì 17 Maggio 2022
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L’inesistente parallelo storico e militare tra la resistenza italiana e la guerra in Ucraina

Che l’Ucraina stia resistendo all’invasione russa è un fatto, ma questo rende plausibile un paragone con la Resistenza italiana? Eppure, nonostante l’anacronismo nel confronto tra due epoche storicamente molto differenti, il confronto viene fatto continuamente perché, visto che l’Italia sostiene la resistenza ucraina dev’esserci per forza un link con la Resistenza antifascista.

Lo ha detto anche Gad Lerner giorni fa intervenendo su Radiotre, assetando un micidiale  combo via RasellaFosse Ardeatine-resistenza italiana/resistenza ucraina.

Ovviamente storicamente si tratta di una fesseria, ma volendo cercare delle analogie alla fine si trovano. Non quelle di Lerner ma ci sono. Eccole qui di seguito.

Analogie tra ta resistenza italiana e la guerra in Ucraina

Analogia 1, via Rasella/Fosse Ardeatine –  Ucraina popolo in armi (armato dall’Occidente).

Via Rasella, attentato partigiano che uccide 33 territoriali tedeschi e due passanti, fu deciso dalla resistenza comunista allo scopo di provocare le Fosse Ardeatine. Era infatti certissimo (ufficialmente decretato dalle autorità occupanti Roma) che i tedeschi avrebbero risposto con una rappresaglia nella proporzione di 1:10.

Non solo certissimo ma anche legale, per il diritto bellico l’autorità occupante ha tutto il diritto di disporre rappresaglie in seguito ad attentati partigiani sui propri soldati, infatti Priebke fu condannato all’ergastolo per “eccesso di rappresaglia” (sbagliato i conti, fucilato 15 ostaggi in più).

Ratio dell’attentato di via Rasella: far odiare l’occupante impedendo che la popolazione si assestasse in un modus vivendi con esso, elevare il livello del conflitto politico, presentarsi come la forza partigiana più attiva, seria, pericolosa. Valore militare dell’attentato: zero.

Anche armare la popolazione ucraina, ossia spedire civili privi di addestramento sul campo di battaglia contro soldati professionisti ha valore militare zero, durano come un fiocco di neve in agosto. C’è anche l’effetto collaterale non si sa se indesiderato che le armi possono finire in mano di bande criminali o politico-criminali che approfittano del caos bellico e post bellico per fini privati poco simpatici. A quanto pare, da plurime voci che giungono dall’Ucraina, sta già largamente accadendo, e non c’è da stupirsene.

Se invece i civili armati fanno attentati uccidendo soldati russi isolati in zone da loro occupate, come avvenne al reparto del battaglione Bozen a via Rasella, i russi hanno legalmente il diritto di rappresaglia.

Se lo esercitano si presentano come macellai, cosa che conviene alla propaganda occidentale ma ovviamente non conviene ai russi. E non converrebbe neanche ai civili russi che cadessero vittime delle eventuali rappresaglie russe.

Analogia 2: Resistenza italiana – Davide contro Golia-Wehrmacht/ resistenza ucraina-Davide contro Golia-Armata russa.

Il rapporto di forze militari tra la Resistenza italiana e le forze occupanti tedesche era effettivamente Davide/Golia. Infatti il valore militare della Resistenza italiana fu molto ridotto; essa ebbe invece elevato valore politico, e divenne una importante carta da giocare con gli Alleati nelle decisioni postbelliche (il CLN diviene il governo italiano post-1945, ci risparmiamo un governo militare angloamericano).

La Resistenza italiana però, il Davide che combatteva contro il Golia tedesco, aveva alle spalle il Godzilla –Alleati, che sul finire del 1943 avevano già chiaramente vinto la guerra, restava solo da vedere quando e come. Quindi i partigiani italiani sapevano di combattere dalla parte vincente: il che ovviamente nulla toglie al valore politico e anche etico della scelta rischiosa di imbracciare le armi.

La Resistenza ucraina invece – il combo FFAA ucraine + popolo in armi – è effettivamente Davide contro il Golia russo, perché la Russia dispone di altri 600.000 effettivi e di mezzi militari nettamente superiori, e sta già vincendo pur schierandone solo 200.000 circa (sta già vincendo perché se stesse perdendo vedremmo affluire ingenti rinforzi).

La Resistenza ucraina però, a differenza della Resistenza italiana, ha sì dietro le spalle il Godzilla-NATO, ma il Godzilla-NATO non può intervenire direttamente in suo aiuto perché rischierebbe il confronto con la trasformazione del Golia russo in Godzilla 2, ossia fuor di metafora rischierebbe un conflitto prima convenzionale con le FFAA russe (con risultato per nulla scontato) ed eventualmente un conflitto atomico con un paese che dispone di circa 6000 testate nucleari.

Quindi la Resistenza ucraina si trova nella situazione in cui si sarebbe trovata la Resistenza italiana se gli Alleati, invece di sbarcare in Italia e combattere la Wehrmacht, se ne fossero rimasti in Gran Bretagna e in America a fare il tifo e a lanciare col paracadute i rifornimenti di armi. Vale a dire che prima o poi (più prima che poi) la Wehrmacht l’avrebbe spazzata via.

Chi si è davvero trovato in questa situazione – resistenza disperata contro forze soverchianti, con esito sfavorevole predeterminato del conflitto generale – non sono stati i partigiani italiani ma gli aderenti alla Repubblica di Salò, che avrebbero potuto vincere, forse, solo se Marconi avesse inventato il raggio della morte.

Molto pochi tra loro, solo i più ingenui o fanatici, potevano credere che li aspettasse qualcosa di diverso dalla completa sconfitta.

That’s all, folks.

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Roberto Buffagni
Roberto Buffagni
Ha insegnato Storia dell'Arte presso l'Università di Parma. Ha pubblicato saggi sul teatro, sul cinema (vincendo anche il Premio Adelio Ferrero per la critica cinematografica) e sulla letteratura. L'ultimo libro è: La supercazzola. Istruzioni per l'Ugo. (Mondadori)

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