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venerdì 23 Luglio 2021
AgoràPapa Francesco, la civiltà dello scarto e la lezione di Calvino.

Papa Francesco, la civiltà dello scarto e la lezione di Calvino.

Riflettere su di un testo del Papa, sulla civiltà dello scarto e su di un’intuizione di Calvino, significa leggere il presente

Tra Civiltà dello scarto e Consumo dunque sono

Sono rimasto colpito dal fatto che Papa Francesco abbia più volte sottolineato e fatto proprio il principio della civiltà dello scarto. Mi ero precedentemente appassionato alla tesi di Bauman e della condizione umana nella Società liquida e delle sue particolari branche che in Consumo dunque sono analizzavano i due fenomeni della riduzione degli istinti di sopravvivenza a urgenza di consumo e alla resistenza zero.

Papa Francesco nel 2018 pubblica una tesi in cui parla di un rischio della libertà dell’uomo.

Scrive: Tutti insieme dobbiamo impegnarci per eliminare ciò che priva gli uomini e le donne del tesoro della libertà. E, nello stesso tempo, ritrovare il sapore di quella libertà che sa custodire la casa comune che Dio ci ha dato”  Francesco nota che, sono tante sono le situazioni in cui, anche oggi, gli uomini e le donne non possono mettere a frutto la propria libertà, non possono rischiarla, e sottolinea tre casi: l’indigenza, il dominio della tecnologia, la riduzione dell’uomo a consumatore.

Il Papa, la civiltà dello scarto e la lezione di Calvino.

Il covid disvelatore

Nella recente situazione di emergenza covid molti di noi si sono ritrovati esclusi nella definizione di Utili o Inutili; tal cosa derivava dalla possibilità o dalla necessità di movimento e lavoro durante il lockdown e nelle successive fasi di ripristino delle attività.

Ne sono stati escluse molte delle attività cosiddette intellettuali, nei servizi non essenziali, e sono stati classificati come non necessari, non utili. Alcune categorie di lavoratori o attività economiche sopravvivono solo grazie ai rari e complessi contributi da parte dello Stato.

Ma queste prebende, misere e palliative, sono elargite solo nei paesi Europei e in poche altre nazioni. Il covid ha aggravato cosi una situazione già critica in Asia ( Iran Pakistan, India) e nelle Americhe tutte; cioè in quei paesi a carattere capitalistico libero o di natura destrorsa o Teocratica.

Il Papa sottolinea che in un mondo dove è il censo e la capacità di spesa a fare da viatico per : L’appartenenza alla società, porta a un sistema dove gli esclusi non sono “sfruttati – no, non sono sfruttati – ma sono rifiuti, avanzi”, il nulla.

Questa dal mio punto di visto è la più vicina a noi della definizione di cultura dello scarto. Una società già in qualche modo definita e pensata nei testi nazionalsocialisti e nella cultura della razza. Dove l’altro, lo scarto, è considerato un parassita non una risorsa. Quindi: A casa loro, ebrei, gli zingari, negri, froci etc. etc.

Se un uomo o una donna sono ridotti ad “avanzo”, non solo sperimentano su di loro i frutti cattivi della mancanza di libertà, ma vengono defraudati della possibilità stessa di “rischiare” la propria libertà per se stessi, per la propria famiglia, per una vita buona, giusta e dignitosa.

In questo senso la differenza è nel porsi nei confronti degli altri come distanti da noi, cioè migranti, poveri, asociali, sfortunati, e suddividendo le persone in caste, tribù, razze. Riducendo l’altro a nemico, incitando l’odio e generando complotti si riduce la spesa sociale. E quindi il benessere di una società si misura nelle dimensioni dei beni consumati e dalla misura dello scarto.

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Civiltà dello scarto, la lezione di Calvino

Per l’economia del consumo globale la peggiore delle paure, è una situazione in cui gli acquisti vanno a rilento, si rinviano o si fermano del tutto. L’alternativa l’impulso ad acquisire e possedere porterebbe con sé problemi futuri se non fosse sostenuto dall’impulso a scartare e a disfarsi degli oggetti.

I cittadini modello devono seguire le abitudini degli abitanti di Leonia, di Calvino:

Più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurità”.  Italo Calvino, “Le città invisibili”.

Italo Calvino: un uomo invisibile

 

La cultura dello scarto è l’antitesi di civiltà, di cultura e di umanità. È quella che arriva dal principio del profitto e dalla libera mano dell’economia di mercato.

È una società che pone barriere, limiti, che genera divisioni e si manifesta nelle divisioni e nell’odio delle diversità. Nei braccianti schiavizzati, nelle donne merce sessuale, nei bambini minatori; e ancora nei lavori senza contratto, nei sacri confini nazionali, nella cultura dell’odio, e nelle sue sfaccettature.

Cui prodest, complottisti? Per resistere in questo sistema non c’è che da porsi un problema di esclusione.

Laddove ci spingiamo alle privatizzazioni, alle divisioni, all’io e all’altro, otteniamo solo un aumento della parcellizzazione della società. Mentre quello che ci occorre è esattamente il contrario; non una gara a chi arriva primo (o semplicemente sopravvive) ma un principio di uno vale uno indipendentemente da qualsiasi aggettivo vogliate porre dopo la parola Uomo.

 

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Daniele De Sanctis
programmatore, ghost writer in economia, Laurea in “cose inutili e altre amenità”. Produttore esecutivo tv per conto della Rai sino a Maggio 2009. Sommelier, insegna a Perugia nel 2009 nei laboratori professionalizzanti dell'Università degli studi UNIPG. Con Slow Food Roma per 10 anni, organizzo “Gas”. Dal 2013 collabora come editorialista per la rivista Agrodolce.

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