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Il 30 agosto 1976 il Carnevale di Notting Hill esplose in una rivolta contro la polizia razzista. La comunità caraibica e i giovani bianchi resistettero insieme, segnando la nascita del legame tra cultura punk e lotta antirazzista a Londra.
Notting Hill Carnival 1976
Un’immagine iconica: il regista, DJ, musicista, collaboratore dei Clash e storico del movimento punk Don Letts, 49 anni fa, durante i disordini del Carnevale di Notting Hill del 1976. Questa foto di Rocco Macaulay fu successivamente utilizzata per la compilation dei Clash Black Market Clash.

Il 30 agosto 1976 il Carnevale di Notting Hill, a Londra, si trasformò in una sommossa: i partecipanti, stufi delle molestie della polizia nei confronti della numerosa comunità nera, si rivoltarono contro gli agenti razzisti. Più di 1.500 poliziotti tentarono di chiudere il carnevale, dopo che i tentativi di spostare la manifestazione in uno stadio sportivo o di frammentarla in una serie di eventi più piccoli erano falliti.
Giovani bianchi e neri incendiarono veicoli della polizia, lanciarono pietre e altri oggetti contro gli agenti, spaccarono vetrine ed espropriarono beni dai negozi.
La polizia, all’epoca priva di equipaggiamento antisommossa, cercò di usare coperchi di pattumiere e cartelli stradali come scudi, e arrivò persino a scagliare i propri veicoli contro la folla (come accadrà a Genova nel 2001). Alcuni furono però abbandonati a causa dei lanci di pietre da parte dei manifestanti e incendiati. La rivista Anarchy riferì che «la polizia è stata rovesciata come birilli da raffiche di mattoni e bottiglie». Nel frattempo lo Special Patrol Group, notoriamente violento, contribuì a diffondere i disordini attaccando persone a caso.
Alla fine della notte oltre 300 poliziotti erano rimasti feriti e 35 veicoli danneggiati. Diciassette giovani neri furono processati per 79 reati, ma solo due vennero condannati.
La rivolta di Notting Hill, espressione del ciclo di lotte del giovane proletariato nero immigrato dai Caraibi, ebbe un grande impatto sulla nascente scena punk. Joe Strummer e Paul Simonon erano presenti durante gli scontri. Non a caso, il primo album dei Clash riportava sul retrocopertina una foto della sommossa, e l’anthem White Riot invitava i giovani bianchi della working class a seguire l’esempio dei coetanei della comunità caraibica. La discografia dei Clash è inoltre costellata di cover reggae, in omaggio alla cultura giamaicana.
La voce della rivolta fu il poeta giamaicano Linton Kwesi Johnson: All we doin is defendin
Il carnevale giamaicano di Londra, oggi un’istituzione, fu ideato nel 1959 dalla comunista di origine caraibica Claudia Jones, espulsa dagli Stati Uniti durante il maccartismo.
Il Carnevale di Notting Hill ha legami storici con la resistenza della comunità nera al razzismo neofascista in Gran Bretagna. La celebrazione nacque come risposta a una delle prime grandi manifestazioni di ostilità razzista nei confronti dei cittadini britannici non bianchi nel dopoguerra.
Nell’estate del 1958, gruppi di “Teddy Boys” invasero il quartiere fatiscente di Notting Hill. Organizzati dall’Union Movement di Oswald Mosley (erede della British Union of Fascists prebellica), fino a quattromila giovani bianchi vagarono per le strade per quattro giorni, aggredendo tutti gli immigrati caraibici che incontravano. La polizia non intervenne fino a quando i membri della comunità nera non iniziarono ad auto-organizzarsi per respingere gli attacchi. Solo allora le forze dell’ordine intervennero, non per fermare i fascisti, ma per “ristabilire l’ordine pubblico”, cioè per difenderli.
Quella resistenza rafforzò la fiducia della comunità nera britannica nella propria capacità di respingere il terrore razziale. Fu a seguito di questi eventi che Claudia Jones, emigrata da Trinidad e depositaria della tradizione del carnevale caraibico, ebbe l’idea di riproporlo in Gran Bretagna. Riunendo musicisti di Trinidad come il cantante calypso Lord Kitchener e attivisti come Amy Garvey, ex moglie di Marcus Garvey, Jones sviluppò una politica culturale che riconosceva al carnevale un significato politico: «una testimonianza del ruolo delle arti nel riunire le persone per obiettivi comuni e nella fusione degli interessi culturali, spirituali, politici ed economici degli indiani occidentali nel Regno Unito e in patria».
Il carnevale, in Gran Bretagna, doveva unificare gli immigrati provenienti da diverse isole caraibiche — Barbados, Giamaica, Trinidad — fino ad allora isolati, creando un fronte culturale popolare con cui resistere all’ascesa del fascismo nella “madrepatria”. Dopo la morte di Jones, all’inizio degli anni Sessanta, il carnevale caraibico conobbe una fase di declino. Ma negli anni Settanta la seconda generazione di britannici neri iniziò a riportarlo in auge. Un viaggio di studio a Trinidad compiuto nel 1973 da Leslie Palmer, organizzatore del carnevale, contribuì a rilanciare in Gran Bretagna un carnevale in pieno stile caraibico.
A metà degli anni Settanta, il partito neofascista National Front era tornato a essere una forza significativa, tanto nelle urne quanto nelle strade. Le molestie razziste si intensificarono, e gli attacchi omicidi contro persone di colore e asiatiche divennero una costante nei quartieri popolari delle città britanniche. L’NF cercava spesso di polarizzare le comunità organizzando marce nei quartieri a forte presenza non bianca. Durante queste marce i militanti neofascisti erano protetti da cordoni di polizia. I gruppi antirazzisti che tentavano di respingere tali incursioni venivano invece arrestati o aggrediti dagli agenti.
Di fronte all’incapacità (o alla complicità) della polizia nel contrastare le tattiche incendiaria del National Front, le comunità nere si organizzarono per l’autodifesa.
Anche questa è storia della classe lavoratrice internazionale.

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