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lunedì 11 Ottobre 2021
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L’Utopia di Tommaso Moro, l’eterno ritorno di un sogno mancato

L’Utopia di Tommaso Moro, il sogno distopico di un’isola dove l’umanità sperimenti una forma di vita condivisa e armonica, ritorna ciclicamente in tutte le epoche senza mai riuscire a prendere forma.

L’Utopia di Tommaso Moro

Mi sembra che ovunque vige la proprietà privata, dove la misura di tutte le cose è la pecunia, sia alquanto difficile che mai si riesca ad attuare un regime politico basato sulla giustizia e sulla prosperità. Lo scriveva Tommaso Moro nel lontano 1500.

L’isola di Utopia che immagina nel suo romanzo, è un posto dove gli uomini vivono felici in un luogo fatto di uguaglianza, libertà e giustizia; un posto dove le esigenze individuali sono secondarie rispetto a quelle collettive.

Nell’isola immaginata dal filosofo inglese le giornate di ventiquattro ore sono divise per quattro, sei ore dedicate e dormire, sei per lavorare, sei per occuparsi di casa; dulcis in fundo, sei ore per dedicarsi a qualsiasi attività piacevole possibile.

Insomma c’era chi aveva immaginato e pensato alle trenta ore settimanali molto prima di Bertinotti.

Un’altra peculiarità del luogo è che non esiste la proprietà privata. I beni pubblici sono accessibili a tutti e l’unica differenza evidente con le idee di Marx è che la religione è presente ed ha anche un ruolo fondamentale, in quanto la consapevolezza dell’eternità dell’anima differenzia gli uomini dagli animali. Un gran bel posto dove vivere insomma.

L'Utopia di Tommaso Moro, l'eterno ritorno di un sogno mancato
Thomas More

Il sogno mancato che ritorna

Il sogno di un’isola come quella di Utopia ritorna ciclicamente in tutte le epoche senza mai riuscire a prendere forma; una visione ricorrente che attraversa l’animo dei più grandi filosofi e scrittori che però continua a non concretizzarsi.

In ogni era sembra esserci un banale Salvini di turno, pronto come un pirata a derubare l’immaginario collettivo, allontanando così il misterioso e ben più potente genius loci di quel luogo immaginario.

Viene da chiedersi se mai approderemo alle rive di Utopia o sarà soltanto il sogno nel cassetto di qualche comunista (se ne rimarrà qualcuno) anche nei prossimi secoli.

Brahma e la divinità dell’uomo

Una vecchia leggenda Indù racconta che ci fu un tempo in cui gli uomini erano divini, ciechi ed inconsapevoli del dono fatto loro e meritevoli quindi della giusta punizione di Brahma. Egli, dopo averli privati della loro divinità, decise infatti di occultarla in un luogo remoto.

L'Utopia di Tommaso Moro, l'eterno ritorno di un sogno mancato

Trovare un nascondiglio però non fu impresa facile e così il creatore dell’universo chiese consiglio ad alcuni Dei Minori.

Seppelliamo la divinità nel punto più profondo della terra!, propose uno di loro. Ma Brahma rispose che l’uomo un giorno avrebbe potuto scavare fin nelle viscere della terra per potersi riappropriare del bene rimosso.

Nascondiamola nell’oceano più profondo, disse un altro. Ma il Dio dei Veda predì che un giorno l’uomo avrebbe inventato macchine incredibili e avrebbe sondato ogni oceano pur di riacquistare ciò che gli era stato sottratto.

Dopo un’attenta meditazione fu lo stesso Brahma a decidere che la parte più preziosa dell’essere umano sarebbe stata nascosta in un punto dove non sarebbe mai andato a cercarla: nel suo Io più profondo e segreto.

Il noi soccombe all’Io

Ecco perché la meravigliosa Utopia immaginata da Tommaso Moro e da tanti altri, per poter prendere forma e mostrarsi ai nostri occhi, dovrebbe essere cercata prima di tutto dentro di noi. Può sembrar banale ma è il punto di partenza di ogni cosa il noi dentro il singolo.  L’Io è il racconto che ci dà coerenza. L’identità è il risultato di un continuo processo di costruzione in cui centrale è la relazione con il mondo esterno.

E dunque quell’isola può esistere solo in un luogo dove l’immaginario bandisce l’interesse personale in favore di uno collettivo. Questo è forse ciò di quanto più arduo possa esistere per chi è cresciuto in una mentalità che vede l’altro come un concorrente e non come un opportunità.

Sarà proprio a quel punto che un giorno forse, riusciremo a poter gridare: Terra!

Nora Lux – Unus Mundus – Stanza 1

 

 


Marco Daniel O Dowd
Amante della musica e musicista, ha da poco pubblicato il suo primo EP “Satie Beyond Time” con i“Radio Frequencies”. Laureatosi in “Storia, scienze e tecniche della musica e dello spettacolo” ha collaborato con alcune fanzine musicali tra cui “Beautiful Freaks”

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