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L’élite dei “competenti” impone la sua cultura a colpi di retorica e salotti. Veltroni ne è il simbolo, santificato ogni anno dal rito autoreferenziale del Premio Strega.
L’uomo della domenica
Persiste una rivendicazione chiassosa contro l’approssimazione della destra: l’incompetenza amministrativa del gruppo dirigente, che raggiungerebbe vette spropositate a proposito del Ministero della Cultura.
L’argomentazione nasconde il recondito desiderio politico di riconquistare il vertice dello Stato attraverso il richiamo alla professionalità, alla competenza e all’efficienza dei governi tecnici. Una razionalità che da sempre asseconda le peggiori controriforme ideologiche in campo sociale ed economico camuffate da provvedimenti neutrali e necessari.
Ma lo spartito che invoca il merito risuona di comico quando emergono evidenti paradossi.
Quell’ambiente, sempre pronto a impartire civili lezioncine da sussidiario di regime, è composto perlopiù da spiccate personalità investite di un titolo assegnatogli per auto-proclamazione e impreziosito da una claque riverente. Storici, dantisti, teologi, musicologi pontificano a reti unificate e dettano la linea da seguire perché sia premiata la vera cultura, semplificata in corposi indici d’ascolto; ma svetta sulle miserie umane colui che si potrà fregiare del generico appellativo di intellettuale.
Il caso di scuola è sicuramente quello del capoclan Walter Veltroni. L’americano buono – Cossiga col K era quello cattivo – è un politico, un divulgatore, un regista, un critico, un dispensatore di emozioni e uno scrittore, ma soprattutto è tutte queste cose messe insieme.
Non c’è banalità che non venga portata nell’Olimpo della suggestione narrativa quando Veltroni e i suoi adepti – sì perché ormai esiste una vera e propria accademia della retorica veltroniana – ragionano a cuore aperto per esaltare una loro ponderata riflessione, che assume sempre la posa del pensiero definitivo.
Ebbene il buon Veltroni è, neanche a dirlo, nella schiera pregiata degli “amici della domenica“, gli eletti del Premio Strega, i soli depositari delle chiavi perché qualcosa possa essere ufficialmente considerato cultura e un romanzo da lui proposto sarà parte della dozzina finalista.
Veltroni appartiene a questo club per merito, indubbiamente. Per quella particolare abilità di passeggiare tra i corridoi della buona società, di stringere mani e patti indissolubili condensati in ospitate televisive, in prefazioni pregiate, in citazioni sconsiderate negli inserti culturali dei quotidiani.
Saranno tutti lì, al Premio Strega, i flaneur dell’appetito culturale, a raccontarsi chiacchiere tra i tavolini illuminati dal cielo stellato, così orgogliosi della loro serata di gala. È il merito che si avvera in spettacolo.

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