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La Cina celebra l’80° anniversario della vittoria sul Giappone, ma i leader europei disertano. Intanto, media e governi – come illustrato nella prima pagina de La Repubblica in copertina- alimentano una nuova guerra fredda voluta dagli USA. Serve cooperazione e pace, non il ritorno di logiche coloniali e imperialiste.
Nuova guerra fredda: la Cina onora la storia, l’Europa inchiodata ai diktat USA. La brutta prima pagina di repubblica*
La Repubblica Popolare Cinese celebra l’80° anniversario della vittoria sul Giappone, alleato nella Seconda Guerra Mondiale del nazifascismo europeo. Il numero di vittime militari e civili di quel conflitto in Cina secondo le stime degli storici varia dai 20 fino ai 37 milioni. In ogni caso una cifra enorme.
Tutta l’umanità dovrebbe riconoscere al popolo cinese il sacrificio con cui ha contribuito alla sconfitta delle potenze dell’Asse.
Invece i presidenti dei paesi occidentali disertano la cerimonia.
Non è in corso alcun conflitto con la Cina: perchè i governanti europei non sono a Pechino a rendere omaggio al contributo eroico del popolo cinese alla vittoria sul nazifascismo?
Faccio notare che si tratta delle potenze che a partire dall’Ottocento con le cannonate e l’oppio imposero alla Cina “il secolo dell’umiliazione“.
Il secolo dell’umiliazione cominciò con la prima guerra dell’oppio nel 1839 quando il liberale Impero Britannico intervenne militarmente per “civilizzare” la Cina costringendo l’Imperatore a rinunciare al divieto di commercio dell’oppio che i britannici esportavano dall’India.
Lo scrittore indiano Amitav Ghosh ha scritto una meravigliosa trilogia e spiega che la guerra dell’oppio è stata un passaggio fondamentale per determinare “il mondo com’è oggi, era in gioco la fondazione dell’economia globale moderna, una guerra in nome del libero commercio dette inizio a un certo tipo di imperialismo.
Ho cominciato il libro nel 2004, subito dopo la guerra in Iraq e ho capito che c’erano tante incredibili somiglianze: nell’Ottocento gli inglesi dicevano che sarebbero stati accolti a braccia aperte dai cinesi in nome della libertà e della fine dei tiranni manchu, così come l’America del terzo millennio diceva avrebbero fatto gli iracheni felici di abbattere Saddam e la sua dittatura.” (…) “Il libero commercio valeva solo per gli occidentali. La Cina e l’India commerciavano già da tempo, la prima controllava il 24% del mercato mondiale, la seconda il 2%. I britannici riuscirono a distruggere l’industria locale. Era un imperialismo di puro sfruttamento. Che immetteva droga. Non aveva niente a che fare col progresso. Non a caso, dopo che l’India è diventata indipendente si è ripresa economicamente”.
L’opera di “civilizzazione” dell’Occidente in India causò una vera propria catastrofe ovviamente rimossa da neoimperialisti. Solo in un quarantennio causò 100 milioni di morti:
Per le lettrici e i lettori di Repubblica la Cina, dopo la Russia, si prepara allo scontro con l’Occidente che ovviamente deve riarmarsi di fronte a tali minacce. Ovviamente per Repubblica è la Cina che vuole lo scontro.
Purtroppo su questa nuova guerra fredda contro la Cina c’è consenso bipartisan negli Stati Uniti e Repubblica riflette gli orientamenti dei Democratici come i giornali della destra sostengono Trump: https://www.maurizioacerbo.it/blogs/?p=8243
Gli USA hanno lanciato da tempo lo scontro con la Cina giungendo a minacciare una nuova guerra dell’oppio per sconfiggere la crescente potenza economica asiatica.
Come ha scritto John Bellamy Foster, “La maggior parte delle strategie statunitensi per vincere la Nuova Guerra Fredda rivolta alla Cina mirano a una sconfitta strategico-geopolitica di quest’ultima, che farebbe cadere il presidente cinese Xi Jinping e distruggerebbe l’enorme prestigio del Partito Comunista Cinese, portando a un cambio di regime dall’interno e alla subordinazione della Cina all’impero statunitense dall’esterno.”
Il paradosso degli antitrumpiani di Repubblica è che “è stato durante la prima amministrazione Trump che la Nuova Guerra Fredda contro la Cina è stata effettivamente lanciata” (…) “il cambiamento globale nelle relazioni esterne degli Stati Uniti sotto Trump è dovuto a un approccio ipernazionalista al potere mondiale, radicato in settori chiave della classe dirigente, in particolare nei monopolisti dell’alta tecnologia, così come nei sostenitori di Trump, in gran parte appartenenti alla classe medio-bassa.
Secondo questa prospettiva neofascista e revanscista, gli Stati Uniti sono in declino come potenza egemonica e minacciati da nemici potenti: il marxismo culturale e gli immigrati “invasori” dall’interno, la Cina e il Sud del mondo dall’esterno, mentre sono ostacolati da alleati deboli e dipendenti.
A partire dalla prima amministrazione Trump dopo le elezioni del 2016, il regime si è schierato a favore di una netta svolta a destra, sia a livello internazionale che nazionale.
A livello globale, tutte le risorse disponibili devono essere concentrate su un aumento a somma zero del potere degli Stati Uniti e sulla sconfitta della Cina, nuovo rivale emergente.”
I cinesi non dovrebbero essere preoccupati dal riarmo giapponese imposto dagli USA e dall’estensione del ruolo della NATO?
Acerbo: “Contro la nuova guerra fredda, bisogna lavorare per la cooperazione e la pace”
Ribadisco la assoluta contrarietà di Rifondazione Comunista alla nuova guerra fredda che gli Stati Uniti hanno scatenato contro la Cina e la nostra convinzione che l’Italia e l’Unione Europea debbano lavorare per la pace e la cooperazione tra i popoli.
Ci opponiamo alla campagna in corso di demonizzazione della Cina da parte dei governi e dei media occidentali, che alimenta stereotipi negativi e spesso e volentieri si fonda su fake news.
La nostra concezione del socialismo è assai diversa da quella del “socialismo con caratteristiche cinesi”, come diversa è la storia dei nostri Paesi e continenti, ma crediamo che nessuno possa contestare i meriti storici del Partito Comunista Cinese nel liberare la Cina dalla povertà, da secolari forme di oppressione e oscurantismo, dalla sottomissione alle potenze straniere e nella modernizzazione di un enorme paese.
Comunque la si pensi sul sistema politico cinese, non si può che contrastare la nuova guerra fredda che è volta a riaffermare il dominio unipolare di una sola grande potenza che passerà alla storia per il numero di Paesi che ha bombardato.
Il pianeta ha bisogno di cooperazione, pace e multilateralismo non di riarmo e guerra.
Le forze che si dicono democratiche e antifasciste dovrebbero lottare attivamente contro le tendenze colonialiste e imperialiste che riemergono in Occidente invece di farsi arruolare dall’Impero.
La lotta per la pace implica anche contrastare la propaganda di guerra e i prototipi mentali colonialisti e imperialisti.
Spero che nella redazione di Repubblica si apra un dibattito come già accaduto su Gaza.

* Da una nota pubblica di Maurizio Acerbo, Segretario nazionale di Rifondazione Comunista
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