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Infotainment, paura e propaganda hanno disinnescato la capacità critica dell’Occidente. Contraddizioni evidenti non generano più reazioni: la mente collettiva è troppo stanca per sopportare il costo emotivo della verità. Così il potere consolida l’inganno e la società accetta.
La grande ipnosi occidentale
Non c’è bisogno di scomodare chissà quali teorie per capire che qualcosa, negli ultimi anni, si è inceppato nel meccanismo già traballante dell’opinione pubblica occidentale. Dalla pandemia alla guerra, passando per l’attuale stagione di “eroismo umanitario” a senso unico, si è consolidata una miscela capace di anestetizzare qualsiasi residuo di pensiero critico: infotainment, propaganda e paura.
Un cocktail calibrato alla perfezione per stremare l’attenzione collettiva e neutralizzare ogni tentativo di decifrare la realtà con un minimo di lucidità.
In teoria, ogni grave crisi dovrebbe disvelare contraddizioni, aprire varchi, generare domande. In pratica, è accaduto l’opposto. Ci si sarebbe aspettati almeno una reazione sul piano cognitivo: quando la quantità di falsificazioni diventa imbarazzante, la mente – si dice – compie un salto, abbandona il vecchio paradigma e ne adotta uno nuovo.
È quanto accade nei cambiamenti di paradigma scientifici, quando un’infinità di piccoli errori costringe a ripensare l’intero impianto teorico.
Invece no. L’Occidente accumula contraddizioni come francobolli, e la collezione aumenta senza che nessuno abbia voglia di sfogliarla.
Infotainment come strategia di sopravvivenza del potere
L’informazione mainstream si è trasformata in uno spettacolo permanente, un format che traveste notizie e catastrofi in intrattenimento, come se la complessità del mondo fosse solo un fastidioso surplus da eliminare.
Il problema non è nuovo, ma negli ultimi quattro anni è esploso in piena luce: la pandemia ha funzionato come banco di prova, la guerra ucraina come consolidamento, Gaza come conferma definitiva della totale sottomissione del sistema mediatico alla linea politica di Washington.
In un contesto sano, la valanga di dichiarazioni contraddittorie, errori macroscopici, ricostruzioni fantasiose e retromarce grottesche avrebbe messo in crisi la credibilità delle istituzioni e dei media. Al contrario, la macchina comunicativa ha scelto la strategia del «raddoppio»: invece di fare autocritica, ha irrigidito le narrazioni ufficiali e ha moltiplicato gli attacchi verso chiunque osasse notare l’ovvio.
Il risultato è un paradosso: più la realtà smentisce le versioni istituzionali, più quelle versioni vengono ripetute con tono sacerdotale, come dogmi che non richiedono dimostrazione.
La logica è semplice: sostituire l’argomentazione con la ripetizione, la complessità con il frame emotivo, il dubbio con l’indignazione prefabbricata. È il modello politico-mediatico di questi anni: costruire cittadini esausti e dunque obbedienti.
Il costo emotivo della verità
Se il sistema funziona così bene, è anche perché percepire l’Occidente come un blocco di potere ingannevole è psicologicamente devastante. Accettare che la politica estera, la finanza, l’informazione e le principali istituzioni condividano una matrice di interessi incompatibile con i diritti e il benessere della popolazione richiede un prezzo emotivo altissimo.
Significa convivere con l’idea che ciò da cui dipendiamo – energia, lavoro, sicurezza, reddito, informazione – potrebbe non avere alcun interesse nel tutelarci. È una forma di dissonanza cognitiva che il sistema si premura di evitare, perché una cittadinanza cosciente è potenzialmente pericolosa.
La stragrande maggioranza delle persone vive già in uno stato permanente di iperstimolazione e fatica: precarietà, salari bassi, vita amministrativa sempre più complessa, burocrazie punitive, costi della vita in crescita. In questo contesto, pretendere anche la fatica mentale di mettere in discussione la struttura del potere diventa semplicemente impossibile. Una mente sovraccarica è una mente docile.
Ecco la vera funzione del sistema comunicativo contemporaneo: togliere energia, non fornire informazioni; facilitare l’oblio, non stimolare l’analisi. Trasformare i cittadini in osservatori passivi, ansiosi, sfibrati.
Il risultato è un Occidente convinto della propria superiorità morale mentre sostiene guerre, bombardamenti e politiche economiche che contraddicono ogni residua etica pubblica. Ma, grazie alla narrazione ufficiale, tutto si ricompone: siamo sempre dalla parte giusta, anche quando i fatti suggerirebbero l’esatto opposto.
La grande ipnosi funziona così: non impedisce di vedere, impedisce di reggere ciò che si vede. La verità non è negata: è resa emotivamente insostenibile.

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