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La retorica di Tajani su un’Italia “che non sciopera, non protesta e dorme quattro ore per lavorare di più” diventa il simbolo di una falsa coscienza moderata: un ideale di vita impossibile, disumano, lontano dalla realtà degli operai e utile solo a costruire un mito politico artificiale.
L’Italia che non dorme (e non protesta): il mito stanco del moderatismo di Tajani
Antonio Tajani ha rivendicato di rappresentare un’Italia che — cito con un certo tremolio del sopracciglio — “non ha mai scioperato”. Un’Italia che non protesta, che non alza la voce, che non disturba il manovratore. Un’Italia che, ci viene detto, si addormenta a mezzanotte per rialzarsi alle quattro del mattino, pronta a ungere i cardini del Paese reale con la propria abnegazione silenziosa.
È un’immagine così irreale da risultare quasi tenera. Una fiaba post-moderna per adulti che hanno smesso di credere a Biancaneve ma hanno un debole per la narrazione edificante dell’“italiano perbene”.
Peccato sia storicamente falsa. E antropologicamente improbabile.
Perché l’Italia non è mai stata la nazione che Tajani sogna: remissiva, puntellata da cittadini addomesticati, allergici alle lotte sociali e felici di dormire quattro ore per poi ringraziare il cielo di essere vivi. Al contrario, siamo nati e cresciuti in un Paese che ha scioperato eccome, e spesso proprio grazie agli scioperi ha ottenuto diritti che oggi vengono sfacciatamente sventolati come doni calati dalla provvidenza.
Ma Tajani non si limita a edulcorare. No, Tajani compie un numero da illusionista: trasforma l’Italia in un set cinematografico popolato da cittadini modello, dove il dissenso è una deviazione morale e la stanchezza un peccato capitale. Come se il sonno fosse un vizio e il sacrificio un’abitudine da esibire come una medaglia lucidata.
Che poi, e chi lavora lo sa bene, chi dorme 4 ore a notte generalmente sono gli operai, i turnisti, gli addetti ai call center dei servizi h24. Ecco perché la fantasia di Tajani lascia interdetti: vuole appropriarsi della vita faticosa dei lavoratori e farne il santino morale dell’“italiano moderato”, quello che non protesta, non sciopera, non disturba.
Una sorta di santo laico del centro politico, chiamato a testimoniare che la dignità sta nella rinuncia e che la virtù coincide con la passività.
È qui che nasce la falsa coscienza. Il centro, oggi, sembra voler rappresentare un elettorato che non esiste: un popolo che si sacrifica senza lamentarsi, che accetta tutto, che rinuncia persino al diritto al riposo. Una vita orribile, diciamolo. Un’esistenza progettata per funzionare, non per vivere.
Il paradosso è che, rivendicando questa immagine, Tajani non celebra il lavoro: lo sfrutta simbolicamente. E mentre si appropria della fatica altrui, nega la storia reale delle lotte operaie, delle mobilitazioni, dei diritti conquistati proprio attraverso ciò che lui finge di disprezzare.
L’Italia che lui racconta non è mai esistita. Quella vera, sì: ha scioperato, ha protestato, ha lottato. E proprio grazie a questo, oggi, Tajani può dire ciò che dice senza temere conseguenze.
La verità è semplice: chi dorme quattro ore a notte non lo fa per patriottismo, ma perché non ha scelta. E chi non protesta non è un eroe moderato: è un cittadino a cui hanno insegnato che chiedere è sconveniente.
Forse sarebbe ora di svegliarci davvero — non alle quattro del mattino, ma da un racconto politico che ci vuole docili, stanchi e soprattutto muti.

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