Il talk show rivelatore: l’ipocrisia che salva gli amici e Israele resta impunita

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Un dibattito televisivo rivela l’ipocrisia verso Israele. Mentre la destra ammette spudoratamente alleanze e subalternità, la sinistra liberal-progressista nega la responsabilità dello stato, mascherando l’orrore e normalizzando il sionismo. La vera battaglia è contro questa ipocrisia.

Il talk show rivelatore: l’atteggiamento occidentale verso Israele

Durante la puntata del 30 agosto di In onda, su LA7, è emersa con chiarezza cristallina la profonda contraddizione nell’approccio occidentale ai conflitti internazionali. Il direttore di Libero Pietro Senaldi ha apertamente ammesso che Israele riceve un trattamento di favore rispetto alla Russia, nonostante le sue azioni militari a Gaza siano percepite come “cento volte peggio”. La ragione? Israele è un “amico”.

Questo è il segreto di Pulcinella: il diritto internazionale è spesso subordinato a logiche di alleanza e amicizia, una sorta di “legge mafiosa” in cui l’appartenenza a un “clan” è più importante dell’uguaglianza dei diritti. Si tratta di una visione pragmatica, benché spietata, che unisce l’ampia destra italiana, che va da ampi settori del PD fino alla destra vera e propria, che non ha problemi a sostenere apertamente Israele anche a costo di un massacro. Questo atteggiamento, sebbene crudele, ha il “merito” di essere trasparente.

La questione si complica, tuttavia, quando si osserva la reazione della sinistra progressista, rappresentata dal commento dello scrittore Gianrico Carofiglio durante la puntata. Carofiglio ha espresso orrore e “disgusto” per la situazione a Gaza, definendola “disumana”.

Fin qui, il suo atteggiamento sembra coerente con i valori progressisti. Ma la sua posizione si è ribaltata nel momento in cui ha dovuto nominare il responsabile di tali atrocità. Affermando che “non è Israele che sta portando avanti questo crimine”, ma solo “singoli uomini cattivi” come Netanyahu, ha creato una distinzione artificiosa tra lo Stato e le sue azioni.

Questo tentativo di salvare l’immagine di Israele come “democrazia evolutissima” e “paese ricco di simpatia” rivela un livello di “psicosi collettiva” che impedisce di vedere la verità più semplice e lampante.  Un ennesimo “arrampicarsi sugli specchi” per difendere un “totem sacro” intoccabile.

La sinistra progressista e la distorsione della realtà

L’atteggiamento della sinistra liberale, pur partendo da presupposti morali condivisibili, finisce per essere controproducente e ipocrita. Il problema non è la sensibilità verso le sofferenze, ma l’incapacità di nominare l’aggressore. A differenza della destra, che ammette apertamente le proprie posizioni anche se impopolari, la sinistra, per via dei suoi stessi scrupoli morali, finisce per mascherare l’orrore come un’eccezione o un errore di pochi.

Questo meccanismo di distorsione della realtà è lo stesso che ha portato, storicamente, a giustificare o a minimizzare le atrocità del passato, come il nazismo e il fascismo, attribuendole a pochi individui anziché a un sistema.

Un tale comportamento non solo è inutile per la causa palestinese – che non ha bisogno delle lacrime occidentali ma di una resistenza armata – ma è anche pericoloso per la società stessa. La sinistra liberale, appellandosi alla competenza e alla verità, finisce per sdoganare la post-verità e il complottismo.

Quando una figura autorevole come Carofiglio nega una responsabilità evidente di fronte a prove schiaccianti, toglie al cittadino comune ogni incentivo a cercare la verità. La conseguenza è che il sionismo, un’ideologia basata su fanatismo religioso e apartheid, viene normalizzato come un’opinione legittima, mentre lo stesso Hamas, per quanto problematico, viene demonizzato senza se e senza ma.

Dunque la vera battaglia da combattere in Europa è contro questa deriva di un  pensiero che riesce ad essere contemporaneament liberale progressista e razzista”, che con la sua ipocrisia e la sua distorsione della realtà rende il sionismo accettabile, contribuendo a un incubo distopico che danneggia l’Europa stessa e la sua percezione della giustizia internazionale.

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Sira Beker
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