Il pensiero simbolico e i miti occidentali

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Uno degli ultimi campi ad essere intaccato dalla caduta del mito occidentale è quello dell’evoluzione umana o meglio dell’evoluzione del pensiero simbolico.

Il pensiero simbolico

Fino a qualche decennio fa, eravamo abbastanza convinti che il pensiero simbolico (in estrema sintesi, la capacità di rappresentare qualcosa con un’altra cosa, con tutto quello che ne consegue, ndr) fosse emerso circa 40.000 anni fa in Europa.

Da allora, abbiamo scoperto che anche i Neanderthal producevano “rappresentazioni simboliche“: abbiamo trovato tracce di pittura rossa in una conchiglia sudafricana (di circa 100.000 anni fa).

Abbiamo scoperto nuove specie (Homo floresiensis sull’Isola di Flores, vissuto forse fino a 12.000 anni fa), abbiamo scoperto che i nostri antenati non sono solo Sapiens. Ci siamo mescolati con Neanderthal e Denisova tante volte, in luoghi diversi, fino a tempi recenti.

In che termini questi gruppi interagivano? I Sapiens erano più aggressivi (in virtù di un maggiore avanzamento tecnico)? O un qualche vantaggio ha fatto emergere Sapiens dopo ripetuti mescolamenti? E gli scambi genetici erano volontari o subiti?

Perché una donna Denisova avrebbe dovuto trovar attraente un Sapiens o viceversa? Non stiamo ripetendo l’errore di considerare standard la competizione?

In un mondo meno popolato, incontrare un gruppo diverso non avrebbe potuto essere un modo per sfuggire all’endogamia?

Il problema si complica: le tracce mitocondriali (che lasciano le madri) moderne non hanno elementi Neanderthal.

Se “ratto delle Sabine” fu, lo fu da parte Neanderthal, ma questo non esclude altre ipotesi:

– Forse i Neanderthal vivevano in comunità complesse e i clan (esistevano?) o le donne non gradivano i Sapiens;
– Forse uomo Sapiens e donna Neanderthal non potevano avere figli fertili (ma uomo Neanderthal e donna Sapiens si);
– Forse i figli di madri Neanderthal vivevano nelle comunità materne e con la scomparsa di queste, scomparvero.

Il DNA Denisova è presente per lo più tra popolazioni native dell’Oceania e in Estremo Oriente. Difficilmente chi leggerà in italiano ne sarà portatore, al contrario chi tradurrà dal cinese o dal vietnamita potrebbe averne traccia.

Quasi certamente tutte e tre le specie avevano pensiero simbolico.

I Neanderthal seppellivano i morti, ma eseguivano anche riti funebri? Provavano qualcosa di “religioso”?

Ci sono molti motivi per seppellire qualcuno: non attirare predatori, cattivo odore, insetti, malattie.

Sappiamo di un bambino Neanderthal sepolto, 40.000 anni fa, nella penisola iberica con corna di vari animali, perché eseguire un rituale così complesso? Anche questo non implica nulla.

Anche presso Teshik-Tash, in Uzbekistan, un bambino Neanderthal di circa 10 anni fu sepolto circondato da corna animali: ma, la disposizione potrebbe essere casuale.

Cosa da poco? Non proprio. Stiamo ancora discutendo sulla natura di Gobekli Tepe: tempio? Erano sedentari?

Abbiamo un buco tra i supposti riti funebri di 40.000 anni fa e un supposto tempio di 12.000 anni fa.

Non dobbiamo mettere gli eventi su un’unica linea: oggi sulla Terra convivono bande isolate nella foresta e nazioni che mandano robot su Marte.

Possiamo mandare una sonda su Marte, studiare il sole, prevedere la pioggia, costruire sofisticati meccanismi finanziari o elettorali e conoscere così poco di noi stessi…

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Gabriele Germani
Gabriele Germani
Roma, 1986. Laureato in Storia contemporanea e Psicologia, con Master in Geopolitica. Lavora nell’ambito pedagogico-educativo. Si occupa da anni dei rapporti tra il Sud e il Nord del mondo, con le lenti del neo-marxismo, della teoria della dipendenza, del sistema-mondo e dell’Eurasia. Con questa prospettiva ha pubblicato negli anni, alcuni libri e articoli di storia e antropologia, in particolare sull’America Latina. Riferimenti bibliografici: Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni di Gabriele Germani (Autore), Anthology Digital Publishing, 2022. Ha inoltre in pubblicazione con Kulturjam Edizioni: una raccolta di riflessioni su BRICS e mondo multipolare, con introduzione di Gianfranco La Grassa e con Mario Pascale Editore un testo sulla politica estera italiana durante la II Repubblica. Cura un micro-blog sul suo profilo Facebook (a nome “Gabriele Germani”) e un Canale Telegram sempre a nome “Gabriele Germani” (t.me/gabgerma). Dirige inoltre il Podcast “La grande imboscata” su attualità, geopolitica e cultura su varie piattaforme.

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