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In questa satira politica ambientata nel 2027, la remigrazione di massa paralizza il Paese: stalle senza mungitori, cantieri fermi, anziani senza assistenza, raccolti abbandonati. L’Italia scopre quanto il proprio sistema economico dipenda dal lavoro degli immigrati.
Un giorno senza immigrati…ha vinto Vannacci.
Roma, 14 Giugno 2027
Il Primo Ministro Roberto Vannacci si sveglia alle 6:00 del mattino. C’è una luce splendida, l’aria sa di “mondo al contrario” finalmente raddrizzato. Il giorno prima è passato il decretone: Remigrazione Coatta e Revoca del Passaporto per Indegnità Morale. Tutti gli stranieri, regolari e non, e i cittadini di seconda generazione con un divieto di sosta sul curriculum, sono stati rispediti oltreconfine. La patria è salva. L’identità è intatta.
Il Premier scende in cucina, fiero, per bersi un buon caffè nero, forte e soprattutto italiano. Apre il frigorifero. Il latte non c’è.
Strano. Eppure la Pianura Padana è piena di mucche. Il fatto è che nelle stalle lombarde e reggiane, alle 4:30 del mattino, non si è presentato nessuno. Il 90% dei mungitori storici indiani (Sikh) è svanito nel nulla per effetto del decreto. Le mucche, che non hanno letto Il mondo al contrario e soffrono di mastite se non munte, iniziano a muggire in un concerto di protesta padana che si sente fino a Bologna.
Il Premier scrolla le spalle: “Andrò al bar”.
Esce per strada. Roma è stranamente silenziosa. Troppo. I cassonetti traboccano già, ma questo a Roma fa atmosfera. Il problema è che le saracinesche dei bar sono tutte abbassate. Non solo i locali gestiti da cittadini di origine cinese, ma anche lo storico bar dell’angolo è chiuso: il proprietario, italianissimo, è a casa disperato perché i suoi tre lavapiatti e i due bancononisti storici (tutti con regolare permesso di soggiorno fino a ieri) sono sul volo per Manila.
Vannacci decide di chiamare l’autista. Non risponde. Compone il numero della sua segretaria: “Eccellenza, non posso venire. Mia madre ha l’Alzheimer, la badante moldava è stata remigrata stanotte perché tre anni fa prese una multa per commercio abusivo di mimose. Se lascio mamma da sola, dà fuoco alla casa”.
Il Paese, nel giro di sei ore, scopre che la “spina dorsale” non era una metafora.
Il Bollettino del pomeriggio: Il grande blocco
Alle 15:00, lo scenario da A Day Without a Mexican di Sergio Arau in salsa tricolore è completo. Viene convocato un Consiglio dei Ministri d’urgenza. I ministri arrivano a piedi o in bicicletta (i taxi sono introvabili, la logistica è ferma).
I rapporti cartacei portati dai prefetti descrivono un bollettino di guerra economica. Nelle campagne del Sud, i pomodori a Foggia e le angurie a Corigliano dichiarano l’autarchia marcendo spontaneamente sulla pianta, mentre i furgoni della distribuzione sono fermi nei depositi senza autisti. Nelle città del Nord, i cantieri del PNRR si sono trasformati in installazioni di arte contemporanea: betoniere immobili e impalcature deserte, dato che il 70% della manodopera edile è svanito nel nulla.
Persino il campionato di Serie A viene sospeso a tempo indeterminato: il Milan ha tre giocatori in rosa, l’Inter ha dovuto schierare il vice-allenatore perché le seconde generazioni sono state depennate e i visti di lavoro revocati. Nel frattempo, il Presidente dell’INPS si è barricato in ufficio e piange ininterrottamente guardando il grafico dei contributi previdenziali, che ha preso la forma di un tuffatore olimpico.
La Commissione per la Patria
Nel tardo pomeriggio, una delegazione di industriali del Nord, proprietari terrieri del Sud e associazioni di famiglie con anziani a carico si presenta a Palazzo Chigi. Non hanno cartelli di sinistra, hanno le fatture e le cartelle cliniche in mano.
La Corte Costituzionale, nel frattempo, invia una nota di tre righe con allegato l’Articolo 3 e l’Articolo 22 della Costituzione, con sopra disegnato un punto interrogativo gigante e la scritta a matita: “Ma siete seri?”.
Il film si chiude con il Premier che, rimasto solo nel monumentale Palazzo Chigi vuoto (anche le ditte delle pulizie sono evaporate), prende una scopa per pulire il corridoio. Guarda la scopa, guarda le sue mani e capisce il grande paradosso della remigrazione: per ritrovare l’identità di una volta, bisogna ritrovare anche la voglia di fare i lavori di una volta.
E mentre cerca di capire come si strizza lo straccio nel secchio, si accorge che l’Italia non è stata “riconquistata”. È solo tragicamente, ironicamente, ferma.

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