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La comprensione dell’odierno conflitto ucraino sfuggirebbe da un’analisi completa senza una visione storica dell’area e dei fatti.
Conflitto ucraino e prospettiva storica
Sul conflitto ucraino, su questo spazio, ho spesso insistito su due necessità:
– Inserire gli eventi in una cornice spaziale vasta (Eurasia o Afro-eurasia);
– Inserire gli eventi in una catena di eventi più lunga, che collegata al fattore spazio, passa dal tradizionale concetto di storia lineare, a una sorta di storia a ragnatela.
Negli ultimi due anni, più o meno tutti siamo stati esposti a varie cartine e riletture storiche dei confini, della linguistica e delle culture di area polacca, russa e ucraina, ricavandone spesso solo maggiore confusione.
Uno degli aspetti, a mio avviso meno valorizzati in queste riletture, è proprio il non porre l’accento sulla centralità dell’area ucraina – caucasica – centroasiatica, tanto precedentemente (Grande Gioco nell’800; elaborazione geopolitica dell’Heartland nella dottrina angloamericana), quanto oggi (Nuova Via della Seta), per tutti gli attori in campo.
Questa area diventa centro per una serie di motivi facili a spiegarsi:
– Difficile accessibilità dai mari e quindi possibilità di costituirvi un blocco impenetrabile;
– Possibile collegamento tra Europa e Estremo Oriente (da ricollegare al discorso del pendolo euro-asiatico);
– Presenza di risorse;
– Estensione territoriale;
– Facile accessibilità a tutto il Rimland (la fascia costiera temperata che va dalla penisola europea alla Cina, passando per il Medio Oriente e l’India).
Il controllo di una simile zona di transito era fondamentale sin dall’antichità e questo non ha potuto far altro che attrarre guerrieri, genti e mercanti da ogni dove.
Lungo le coste ucraine e in Crimea, troviamo comunità greche sin dai primi secoli avanti Cristo. Buona parte di queste raggiunse il proprio acme, in epoca ellenistica, dunque tarda.
L’essere ponte tra il mondo sciita delle steppe e il mondo greco, emancipò relativamente presto queste città da alcuni vincoli con le varie poleis madrepatria (probabilmente per gestire i traffici commerciali e la difesa al meglio).
La città di Olbia, sulla penisola di Berezan possedeva una propria moneta nel IV secolo avanti Cristo. Questa era caratterizzata per essere in rame e abbastanza pesante (si volevano scoraggiare gli Sciti a portare l’argento fuori?).
La città presenta una serie di stampi in pietra per la lavorazione dell’oro, lasciando intendere una sorta di paleo-produzione in serie di beni di lusso e un certo benessere diffuso tra la popolazione.
La città di Ninfea presenta chiari segni di contatti con l’Egitto o con l’Anatolia (tra i ritrovamenti, l’affresco di un’imbarcazione dall’Egitto e un vaso dedicato ad Iside e molti vasi in terracotta da Sinope); a Mirmeci ci sono molti spazi dedicati alla produzione di giare e alla viticoltura (con un marcato culto di Dionisio).
La tarda città di Ilurat (periodo romano, I secolo d.C.) mostra come l’affermazione del mondo romano, in parte, marginalizzò le steppe a favore della via verso Oriente tra Mar Rosso, Arabia, Golfo Persico.
La produzione artigianale presenta tratti innovativi, ma anche forti segni conservativi (arcaici) delle precedenti caratteristiche ellenistiche, a testimonianza di un ripiegamento verso l’interno.

* Articolo già pubblicato precedentemente con differente editing il 26 aprile 2023
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