Come spesso accade, i grandi eventi sportivi rinfocolano sentimenti popolari nell’euforia del momento, quando sono condivisi tra le masse. Per tutta la durata dei campionati europei di calcio, conclusi trionfalmente dalla nostra nazionale, tutta Italia ha cantato il nostro inno nazionale, Fratelli d’Italia, o lo ha ascoltato in tv. Sarebbe bene allora ricordare alcune cose perse nel tempo.
Fratelli d’Italia, un inno sovversivo
“Il Canto degli Italiani” di Goffredo Mameli divenne inno nazionale nel 1946 per decisione del governo che riuniva i partiti antifascisti che avevano partecipato alla Resistenza. A proporlo fu un ministro del partito repubblicano. Nel governo c’erano democristiani, socialisti e comunisti.
Prima della Liberazione e della Repubblica era considerato un inno sovversivo.
Lo aveva scritto un poeta rivoluzionario repubblicano, Goffredo Mameli, che cadde combattendo a soli 21 anni in difesa della Repubblica Romana dall’assalto delle truppe francesi inviate da Napoleone III a restaurare il potere temporale dei papi.
L’Inno fu scritto nel 1847 durante i moti di Genova, e musicato in seguito a Torino da Michele Novaro. Mameli andò poi a Milano a combattere nelle Cinque Giornate del 1848.
Il canto degli italiani fu opera dunque di un seguace del sovversivo Giuseppe Mazzini e di Giuseppe Garibaldi. Non a caso fu proposto da un ministro che si rifaceva a quella tradizione del nostro Risorgimento.

Il Consiglio dei ministri del 12 ottobre 1946 lo adottò provvisoriamente. Si legge nel verbale di quel Consiglio dei ministri presieduto da Alcide De Gasperi:
“Su proposta del Ministro della Guerra si è stabilito che il giuramento delle Forze Armate alla Repubblica e al suo Capo si effettui il 4 novembre p.v. e che, provvisoriamente, si adotti come inno nazionale l’inno di Mameli”.
Nulla di più definitivo del provvisorio, come spesso accade in Italia, ma questa è un’altra storia.
Gli antifascisti concepivano la Resistenza come ‘secondo Risorgimento‘ non solo perché i partigiani combattevano per liberare il paese dall’occupante nazista ma anche perché portava a compimento quella rivoluzione risorgimentale incompleta, realizzatasi come unità nazionale ma non nei suoi obiettivi democratici e repubblicani.
I partigiani si definivano patrioti e si consideravano eredi di quelli come Mameli che avevano combattuto nell’800. Lo stesso statuto del Pci prevedeva nello statuto l’esecuzione dell’Inno accanto a Bandiera Rossa e L’Internazionale.
L’appropriazione indebita da parte dei nipotini di Mussolini di Fratelli d’Italia come denominazione del loro partito rischia di creare qualche equivoco. Il linguaggio ottocentesco, Iddio, l’elmo di Scipio, ecc. esalta certi asini.
Va tenuto presente che tutte le nazionalità o i popoli oppressi, come allora erano gli italiani, tendono a recuperare ricordi mitici di grandezza. Però le correnti democratiche del Risorgimento avevano una forte vocazione internazionalista e la stessa ondata rivoluzionaria del 1848 ebbe carattere europeo.
Casa Pound sul suo giornale nei giorni scorsi contrapponeva il nostro inno al Black Lives Matter facendo rigirare Garibaldi nella tomba.
Faccio presente che all’epoca dei crimini colonialisti e del razzismo assunto come ideologia di stato l’inno nazionale non era quello di Mameli. Quando c’era Lui l’inno nazionale era la Marcia Reale.
W la Repubblica Italiana!

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