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L’Europa parla di pace ma propone condizioni irrealistiche che rendono il conflitto interminabile. Tra retorica bellica, ambizioni militari irraggiungibili per Kiev e toni sempre più aggressivi dei vertici europei, il continente scivola verso una deriva pericolosa e incontrollabile.
Europa verso il baratro: la retorica della pace nasconde la corsa alla guerra
L’Europa ha voglia di guerra (e non lo nasconde più). Basta leggere le condizioni che l’Occidente continua a chiamare “base per la pace” per capire chi vuole davvero che questa guerra finisca e chi invece la vuole eterna:
- Russia ritiri le truppe da tutti i territori conquistati, Crimea inclusa (2014).
- Ucraina entri nella NATO.
- Mosca riduca il suo esercito a livelli di San Marino. Paghi riparazioni di guerra a tempo indeterminato. E forse, un domani, con comodo, leveremo le sanzioni.
Nessuno a Mosca, nemmeno un governo di fantocci filoccidentali, potrebbe mai firmare una roba del genere senza essere impiccato in piazza il giorno dopo.
Sono condizioni di resa totale, ad una nazione che la guerra l’ha vinta, non la sta vincendo, l’ha proprio vinta, non di pace. Chi le ripete sa benissimo che verranno rifiutate. Quindi ogni volta che le senti, traduci pure: “La guerra deve continuare”.
Intanto si pompa l’Ucraina di obiettivi militari da delirio: 800-900 mila soldati sotto le armi. L’Italia, con il doppio della popolazione, ne ha 170 mila. La Germania 180 mila. La Francia 200 mila.
Ma l’Ucraina, che prima del 2022 ne aveva meno di 200 mila operativi e ne ha già persi a centinaia di migliaia tra morti e mutilati, dovrebbe materializzare dal nulla un esercito più grande di quello tedesco e francese messi insieme. Con quali uomini? Con quali fabbriche? Con quali soldi? È roba che esiste solo nei PowerPoint di Kaja Kallas che appende sul frigorifero di casa.
E poi ci sono le parole dei militari europei, che non sono più scivolate ma dichiarazioni ufficiali: Cavo Dragone in Italia, Breedlove negli USA, i capi di stato maggiore polacchi e baltici: “Prepariamoci alla guerra con la Russia in 3 anni, in 5 anni , in 8 anni, forse anche la prossima estate” e “Bisogna prepararsi a mandare i nostri figli (non i loro) a morire in guerra”. Un generale non parla così a vanvera. Lo fa perché ha il semaforo verde politico. Altrimenti lo silurano il giorno dopo.
A quel punto ti stanchi. Ti stanchi davvero di questa recita infinita nella quale si finge di volere la pace mentre si fa di tutto per rendere la guerra inevitabile. E sì, confesso anche io ogni tanto ho quella tentazione oscura: che scoppi, almeno la finiamo con le ipocrisie.
Perché la guerra ha un pregio brutale: i discorsi stanno a zero. Non servono più minacce, tweet, conferenze stampa, risoluzioni ONU, che non rispetta nessuno. Si combatte e basta. E si vede chi ha ragione, chi ha forza, chi ha voglia di morire per davvero e chi invece ha solo voglia di fare il duro con il culo degli altri.
La mia previsione, se davvero si arriva lì, è cupamente realistica:
- i Paesi Baltici durerebbero pochi giorni (forse ore nei settori più esposti).
- Poi inizierebbe l’escalation che nessuno controlla più.
- E il prezzo lo pagherebbero i civili di mezza Europa, non i politici che hanno fatto i gradassi da Varsavia, Tallinn o Bruxelles.
- Kaja Kallas, spero finisca in mano ai russi e che abbiano il buon cuore di tenersela.
È il simbolo perfetto di questa follia: una leader di un Paese di 1,3 milioni di anime a 50 km dalla Russia che passa la vita a provocare Mosca, sapendo che se le cose vanno male la prima a saltare in aria sarà la sua gente, non lei (che ha già la via di fuga pronta verso Helsinki).
Siamo governati da una classe politica che sembra aver perso ogni contatto con la realtà e con l’istinto di sopravvivenza. Gente che è disposta a rischiare la fine del mondo pur di non ammettere di aver sbagliato tutto dal 2014 in poi.
L’unico modo per fermare questa deriva sarebbe un colpo di reni di qualche nazione di peso che abbia un minimo di responsabilità: tipo Germania, Italia, Francia. Cosa impossibile visto che abbiamo Merz, Macron e Meloni.
Per cui continuiamo a scivolare verso il burrone con il sorriso sulle labbra e la bandierina ucraina sul bavero. Qualcuno addirittura con un tatuaggio sul polso.

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