Nel corso della pandemia la stessa possibilità che si possa esercitare il dubbio è stata messa in discussione, come sotto i regimi, senza che ci sia alcun regime.
L’esercizio del dubbio
Io non ho mai avuto dubbi scientifici, non me li posso permettere, sono un umilissimo artigiano di altro ambito, pure scientifico, certo, ma in quel campo sono, appunto, un artigiano, un mero pratico.
Le questioni che ho posto sono sempre state a livello di dubbio politico, al di là del merito di questo o quel dubitare specifico. Nel corso della pandemia la stessa possibilità che si possa esercitare il dubbio è stata messa in discussione, come sotto i regimi, senza che, attenzione, ci sia alcun regime.
Questo è un fatto che pagheremo tutti. Perchè l’abitudine alla critica, al netto di una minoranza, è diventata desueta. Chi vi si cimenti, viene subito assimilato ai folli. Che comunque, a mio avviso, vanno tutelati come testimonianza di un tempo in cui era possibile affermare un convincimento contrario, per quanto assurdo.
In futuro capiterà a chi oggi è infastidito dalle (poche) voci critiche di essere lui stesso voce critica, e capirà cosa voglio dire. L’abitudine a ricevere supinamente comandi contraddittori, a volte palesemente irrazionali, diversi da territorio a territorio, emessi a volte con toni grotteschi, sempre con tono apodittico, giustificando tutto con la paura e la priorità della salute fisica, indispettendosi per chiunque sollevi, appunto, un minimo dubbio, si è ormai affermata e dopo questo test involontario nulla sarà più come prima.
D’altra parte, non mi sembra che anche per altri ambiti, dalle morti sul lavoro a quelle nelle carceri, ci sia grande discussione, di certo è inferiore a quella che c’era in passato, che pure non era enorme.
L’interesse per la politica sopravvive solo come interesse per i giochetti, da quelli locali a quelli per l’elezione del presidente della repubblica.

“Il diritto di parlare non deriva agli uomini dal fatto di ‘possedere la verità’. Deriva piuttosto dal fatto che ‘si cerca la verità’. E guai se non fosse così soltanto! Guai se si volesse legarlo ad una sicurezza di ‘possesso della verità’! Lo si legherebbe alla presunzione del possedere la verità, e non parlerebbero che i predicatori, i retori, gli arcadi, tutti coloro che non cercano”. (Elio Vittorini, Il Politecnico)
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