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Della povera Giovanna Pedretti non importa niente a nessuno, se non a chi le ha voluto bene. La morte della donna è diventata l’occasione per un regolamento di conti tra presunti giornalisti.
E di Giovanna Pedretti non frega nulla a nessuno
Questo non è un articolo, è un moto d’indignazione, senza troppi giri di parole. Le analisi le lasciamo ai maître à penser dei grandi giornali, dei rotocalchi, dei blog, dei social. Anche della porta accanto che magari incontrate nell’ascensore.
Qui invece voglio solo urlare come l’Howard Beale di “Quinto potere” davanti alla telecamera: “Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!”
E dunque, lo diciamo che la nostra società fa schifo? Non volete dirlo? Lo dico io, anzi lo scrivo pure. La nostra società fa schifo!
Stavo pensando alla storia della signora Giovanna Pedretti, la ristoratrice morta, la conoscete tutti: la recensione, forse falsa forse no, da un giorno all’altro dalle stelle alle stalle, l’odio social che la investe, e la fine, probabilmente per suicidio, stanno indagando, vedremo.
Della povera Giovanna non frega niente a nessuno, se non a chi le ha voluto bene. La morte della donna è diventata l’occasione per un regolamento di conti tra presunti giornalisti. Un duello rusticano per regolare odi, antipatie tra veri campioni dell’informazione all’italiana.
Da una parte Selvaggia Lucarelli, che passa le giornate a moralizzare e giudicare ogni comportamento, dall’altra Daniele Capezzone, uno che su Libero ha pubblicato un test di 30 domande per scoprire se il vostro vicino di casa è un jihadista.
Non sto scherzano l’ha fatto veramente. Non ho ben capito cosa dovresti fare se dal test il tuo vicino di casa risultasse un jihadista, il mio vicino di casa è sicuramente un rompicog…, e questo senza test.
Torniamo ai nostri premi Pulitzer. Selvaggia Lucarelli l’ho sentita in diverse occasioni e devo confessare che spesso ho condiviso il suo pensiero. Il suo fare le pulci al potente di turno mi ha anche dato una certa soddisfazione. Ma ho notato che ultimamente si è fatta un po’ prendere la mano e sta francamente esagerando. Come la polemica con il ragazzo ferito dallo squalo in Australia: questo perde una gamba e lei chiede cosa ci farà con i soldi raccolti in seguito al suo incidente. Ci faccia quello che vuole! Non credo che uno per organizzare una truffa si fa mangiare mezza gamba da uno squalo. E comunque Selvaggia se vuoi una protesi superfiga, non te la passa l’Asl.
Ora la vicenda della signora Giovanna: se anche avesse inventato tutto, non sarà stato il massimo della correttezza, ma l’avrà sicuramente fatto per risollevare il locale, farsi un po’ di pubblicità e vendere qualche pizza in più. Insomma un conto è attaccare la lobby dei tassisti, la Ferragni, Fedex e roba simile, che hanno strumenti e soldi per difendersi, un conto prenderla con della gente normalissima, dei poveracci che non hanno la minima idea di cosa voglia dire l’odio social.
Che Selvaggia Lucarelli non capisca questo è davvero incredibile. Capezzone, uno che scrive su Libero… Ricordiamo qualche prima pagina di quel quotidiano: “Calano fatturato e PIL ma aumentano i gay”, “Comandano i terroni”, “Conte sta con i talebani”, “Bastardi islamici”. Tutti i giorni riescono a superarsi. Uno che scrive per giornale simile dovrebbe prima risolvere i suoi problemi personali, altro che dare lezioni di giornalismo.
Perché il giornalismo in Italia quando va bene è al servizio dei potenti, quando va male diventa l’arma per sputtanare l’avversario di turno. Questa è la nazione dove hanno pubblicato, cito testualmente, “I putiniani d’Italia”, e non è stato Libero, ma un quotidiano considerato autorevole, che senza nessuna vergogna, solo per attaccare persone che non suonavano lo spartito che in quel momento piaceva ai solito noti, si è avvitato su una improbabile relazione dei Servizi Segreti. Vi sembra una cosa normale? No, ma tanto che vi frega?
Sfogate le vostre frustrazioni insultando, attaccando chiunque, alimentate odio, seguite trasmissioni spazzatura dove la rissa è il menù quotidiano, dove non vi fanno ragionare, non vi fanno pensare, ma vi fanno sfogare i vostri istinti peggiori. W i gatti!

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