Chi sta dalla parte dei crimini israeliani in Palestina è un nemico della memoria dell’Olocausto

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L’enorme infamia di cui si sta ricoprendo lo stato di Israele a Gaza e nei territori occupati mina le ragioni morali e storiche che hanno portato alla sua stessa nascita.

Crimini israeliani e memoria dell’Olocausto

La tentazione di giudicare come antisemite le critiche allo stato di Israele ogni tanto lambisce ogni spazio. Succede, è in fondo normale. Il terrorismo mediatico e il ricatto politico delle istituzioni che difendono lo sterminio a Gaza sono così forti che non possiamo pensare che non riescano a diffondersi anche tra i nostri amici e conoscenti.

In realtà, quello che più mi spiace, è che chi subisce il ricatto e considera ogni critica a Israele come una messa in discussione dell’esistenza e dell’incolumità del popolo ebraico non si accorge che i giudizi negativi verso l’operato di Netanyahu e del suo esercito dipendono dalla grande rilevanza che ha avuto l’Olocausto nella cultura e nella coscienza occidentale.

L’enorme infamia di cui si sta ricoprendo lo stato di Israele a Gaza e nei territori occupati mina infatti le ragioni morali e storiche che hanno portato alla sua stessa nascita.

L’idea di fondare uno stato per gli ebrei non è certo un risarcimento per i campi di concentramento tedeschi e italiani. Nulla potrà mai riparare quegli orrori. Ma è ampiamente sentito in Europa il debito verso il popolo che più è stato colpito dalla logica criminale dei campi di concentramento.

Vedere ora Israele macchiarsi di nuovi delitti, dopo i numerosi già compiuti in passato, vedere che i discendenti di coloro che hanno subito le leggi razziali oggi attuano a loro volta una violenza efferata e disumana verso un popolo sostanzialmente inerme, come quello palestinese, genera un cortocircuito profondissimo.

Sono nato nel 1980 e la mia generazione è tra quelle che più è stata sensibilizzata sul tema dell’Olocausto. I primi libri che la scuola ci ha fatto leggere sono stati quelli di Primo Levi e Anna Frank, ed erano spesso accompagnati dalla visione di film e spettacoli su questo tema.

Quei libri e quei film ci hanno insegnato a metterci nei panni di chi ha vissuto la violenza antisemita. Ci hanno fatto vedere il male attraverso gli occhi di chi lo ha concretamente subito. E ora ci consentono di vedere il male anche attraverso altri punti di vista, anche attraverso gli occhi delle vittime della violenza israeliana.

Proprio per questo diventa inaccettabile vedere che chi si proclama erede di quella vicenda sta ora dalla parte delle stragi e dei massacri a Gaza e in Cisgiordania con l’obiettivo di eliminare fisicamente o portare alla fuga i palestinesi.

Non dobbiamo però cedere ai ricatti. Gli israeliani che occupano la Cisgiordania e che hanno promosso la distruzione di Gaza e la morte di 45mila palestinesi non sono gli eredi degli ebrei di Auschwitz e dei campi nazisti. Lo possono essere sul piano biografico, ma non su quello morale e politico.

Chi sta dalla parte dei crimini in Palestina e occulta o minimizza le responsabilità israeliane è un nemico della memoria dell’Olocausto. Partecipa insieme agli antisemiti alla sua distruzione e dunque al oblio di quella vicenda.

* Per gentile concessione di Paolo Desogus dalla sua pagina FB

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