Basta coi tifosi della guerra: anche gli “stadi” possono bruciare

Solo un negoziato che contemperi gli interessi geostrategici di tutti può salvarci dalla catastrofe. I tifosi della guerra vanno isolati, fermati, non devono più  nuocere.

Basta coi tifosi della guerra

Di Pino Cabras*

Fra i tanti bersagli colpiti dai russi in Ucraina, desta impressione uno che in apparenza non riveste valenza strategica: un magazzino di una ditta di cosmetici di Kiev.

In una loro pagina, pochi giorni fa, esultavano per l’attentato che aveva danneggiato il mega-ponte di Kerč.

Il magazzino è stato distrutto da un missile “di precisione” non poi così “preciso”? Chissà.
O forse era proprio un atto deliberato, usato per dare un segnale a chi tratta con superficialità e stupido trionfalismo la “gravitas” della guerra?

Basta coi tifosi della guerra anche gli stadi possono bruciare

Perché proprio questo è il punto che non colgono quei tanti irresponsabili che guardano con fanatismo, sussiego e superiorità a una cosa che invece i dirigenti russi hanno costantemente spiegato loro da quindici anni in qua, senza tregua: a Mosca fanno sul serio.

Gli interessi che rivendicano i governanti russi possono non piacere alle cancellerie occidentali, ma non sono cose che si aggirano proponendo il “regime change” e la guerra totale per sloggiare la Russia da qualsiasi funzione dirigente negli equilibri europei.

Compromettere i gasdotti, colpire e irridere un’infrastruttura a cui la Federazione Russa tiene tantissimo, farlo con il tono dei tifosi spavaldi appena ai primi minuti di una partita, e dire – magari dalle pagine pesanti di ex autorevoli giornali – che il nemico è già a terra: tutto questo e altro ancora fa la macchina belligerante e la sua propaganda, che va a colpire milioni di cittadini-target.

È un inganno drammatico di tanti apprendisti stregoni che non hanno ancora capito – a danno di noi tutti, a carico della nostra stessa sopravvivenza, loro compresi – che la Russia non cede a sanzioni, minacce, attacchi, escalation, come propongono l’onomatopeico Stoltenberg e i pupazzi che “guidano” l’Unione Europea.

Ogni grado più alto di coinvolgimento nella guerra può portare solamente a risposte che non si arresteranno fino alla mutua distruzione assicurata.

Ma anche le condizioni di sicurezza ordinaria, a partire da quella energetica ed economica, diventano già ora illusorie. La Francia pensava di ovviare alle penurie di energia facendo lavorare al massimo le centrali nucleari. Ma il loro rafforzamento dipende dall’acciaio ucraino. La distruzione dell’infrastruttura energetica ucraina compromette la produzione di acciaio. E così via.

È folle, semplicemente folle, pensare che le condizioni di sicurezza in Europa – totalmente “interdipendenti” – possano essere decise puntando su una vittoria bellica.
Solo un negoziato che contemperi gli interessi geostrategici di tutti può salvarci dalla catastrofe.

I tifosi vanno messi in condizioni di non nuocere. E i “generici” difensori della pace contro la guerra devono finire di completare l’asilo. Non è il momento di appelli generici ma di proposte. Noi le presentiamo sin dall’inizio.

Basta con il meccanismo delle sanzioni, l’arma suicidiaria esibita e subita dal continente europeo e presentata come risolutiva delle controversie con la Federazione Russa, in realtà uno strumento di soggiogamento all’anglosfera e di demolizione delle classi medie e della base delle moderne democrazie.

Basta con l’invio di armi, che ci trascina verso la guerra nucleare e la distruzione.
Sì a una smilitarizzazione dello spazio geografico ucraino, con la definizione di nuovi confini internazionalmente riconosciuti, la neutralità della nuova Ucraina, la stipula di un trattato sulla sicurezza dei confini post-sovietici e di un nuovo trattato sul disarmo nucleare.

Basta con la logica dei blocchi militari, sia quella della NATO sia quella del suo fratello sciocco, la UE. Queste due organizzazioni sono totalmente asservite agli interessi di una cerchia ristretta di potentati che vedono tutte le costituzioni e ogni forma di sovranità popolare come un ostacolo da abbattere nel più breve tempo possibile.

Solo quest’anno gli USA hanno investito nella guerra ucraina 66 miliardi di dollari, cioè quanto l’intera spesa militare globale della Russia su tutti i quadranti. Siamo cioè già in ambito di una guerra diretta e caldissima fra le superpotenze.

L’ostacolo alla pace oggi è rappresentato da quella parte delle classi dirigenti anglosassoni (e delle classi dirigenti europee sottoposte) che vede nella guerra l’unica via d’uscita per ricompattare il campo occidentale, che si stava disallineando per effetto del nuovo centro di gravità economico, politico, tecnologico e infrastrutturale, che da anni si spostava sempre di più verso Oriente. Sulla nostra pelle vogliono condurre il nuovo Grande Gioco.

Chi non vede l’ostacolo, per insistere sul solo concetto della difesa dell’Ucraina aggredita, o è in malafede o è incredibilmente ignaro, ma non se lo può più permettere.

Ecco la piattaforma su cui costruire un grande movimento per la pace. Astenersi perditempo e tifosi guerrafondai.

Il ponte di Kerch, i successi ucraini e l'irrazionalità ultranazionalista di Kiev

* ripreso da Pino Cabras

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