L’astensione è uno dei sintomi di una malattia terribile della sinistra: l’attesa dell’apocalisse. In attesa dell’apocalisse non si fa niente.
Astensione e attesa dell’apocalisse
Il fatto che molti nella mia bolla non vadano a votare mi getta nello sconforto. Ma mi fa riflettere su un fatto, su una malattia terribile della sinistra: l’attesa dell’apocalisse. In attesa dell’apocalisse non si fa niente.
Ha una storia lunga questa tendenza. Era già apparsa nelle prime comunità cristiane riguardo alla parousia, la seconda venuta di Cristo. Alcuni, nell’attesa della seconda venuta e della fine dei tempi, non facevano niente. Aspettavano l’evento.
Ed è contro questo modo di vedere che San Paolo si scaglia nella II tessalonicesi: in breve, nella mia interpretazione di questa lettera almeno, San Paolo dice: Cristo ritorna se la fai ritornare, cioè “l’evento” accade attraverso le tue azioni.
La struttura formale di questo atteggiamento percorre tutta la storia del pensiero occidentale, e attraversa ovviamente anche la storia del movimento socialista, costantemente tentato dall’attesa passiva dell’evento.
Ma senza azione l’evento non viene, in attesa della rivoluzione che metterà fine alla storia si tiene la storia in sospensione. Non si fa niente.
Niente cambierà senza azioni, piccole, lente, forse impercettibili.
Ogni giorno va fatto il gesto che quel tempo richiede, e senza rendersene conto le cose cambiano.
Nella mia piccola etica, del tutto privata e personale, vado a votare.
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