28.2 C
Rome
giovedì 2 Settembre 2021
TecnèMa ve lo ricordate quel pirata di Willy De Ville?

Ma ve lo ricordate quel pirata di Willy De Ville?

Willy De Ville è stato il più grande chicano rock, un misto tra “il magnaccia di Brooklyn, D’Artagnan e un sacedorte voodoo di New Orleans”.

Willy De Ville, il pirata

Ma ve lo ricordate Willy De Ville?  Probabilmente no. È presto detto: era il più grande chicano del rock, un musicista di talento capace di esplorare ogni tipo di genere, dal rhythm and blues al rock’n’roll, dal blues del Delta al cajun, dallo zydeco alle melodie ispaniche.

Nelle vene aveva un mix di sangue irochese, basco e irlandese e lui stesso si definiva un vero cane randagio. Indimenticabile il suo look. Il pirata, Johnny Deep molto prima di Johnny Deep

Massimo Cotto nel suo Il grande libro del rock lo definisce:

Un misto tra il magnaccia di Brooklyn, D’Artagnan e un sacerdote voodoo di New Orleans… È stato il coltello a serramanico del rock, lama affilata sempre pronta a tagliare, capace di cantare l’amore con il romanticismo della disperazione, in una sorta di luna di fiele continua…

Willy DeVille

Willy De Ville, vero nome William Borey, classe ’53 se ne andò in silenzio, il 6 agosto 2009. Aveva dovuto annullare tutte le attività di quell’anno a causa di quel dannato cancro al pancreas che non gli dava tregua.

L’ho sfiorato, Willy, forse nel periodo più bello della sua carriera, gli anni di Le chat bleue e di Coup de Grace, due album che aveva condiviso con la sua band di allora, i Mink De Ville.

Willy veniva da New York ma era un cittadino del mondo. Un gitano del rock con la passione per i suoni ispanici che infilava sempre nelle sue canzoni.

Aveva anche provato a fine anni 70, in trasferta a Londra, a metter su una band che lo seguisse nelle sue idee ma niente, back to San Francisco con le pive nel sacco.

Sono gli anni di Billy De Sade & the Marquis and the Lazy Eights, due formazioni che precludono l’incontro con Jack Nitzsche e un conseguente, importante contratto discografico.

Con Cabretta Willy De Ville sfonda il muro dell’indifferenza piazzando il singolo Spanish Stroll addirittura in classifica.

Non fa in tempo a godersi l’insperato successo, bissato peraltro dal’ottimo Return to Magenta dell’anno dopo, che scioglie la band e vola a Parigi per registrare il suo piccolo grande capolavoro, Le chat blue. Era il 1981.

Willy De Ville nel 1982 a Roma

L’anno dopo lo incontro nel retropalco del ex Teatro Tenda Seven Up qui a Roma a fine concerto.

Oggi su quel terreno scorre il parterre dell’Auditorium. Incontro una persona gentile, affabile, molto riservata, ma erano cose che sapevo, si vedeva nei suoi occhi che gran signore fosse Willy De Ville e che razza di vita aveva vissuto.

Mi faceva impazzire il suo modo di vestire e quella indifferenza mostrata, quando sorrideva, nell’aprire una bocca con pochi denti anneriti dalle mille sigarette fumate, sotto un baffetto sornione.

Aveva accanto a sé una biondina tenue ed esile quanto lui, credo fosse Lola, la sua girl friend di allora ma non ne sono sicuro.

Mi fecero una gran tenerezza. Non l’ho più rivisto Willy De Ville, neanche negli altri suoi concerti qui a Roma. Forse perché avevo paura di sfocare un ricordo di una serata così magnifica.

Arrivarono poi gli album solisti, il successo di Demasiado corazon, la grande versione di Hey Joe, (Hendrix avrebbe appezzato sicuramente), fino all’ultimo lavoro dello scorso anno, il debole (forse quasi quanto lui) Pistola.

Ora ve lo ricordate Willy De Ville? Facciamo che metto su Just To Walk That Little Girl Home e ce lo riascoltiamo assieme.

Mink De Ville -Just To Walk That Little Girl Home

 

Leggi anche

 


Gianpaolo Castaldo
Critico musicale, DJ radiofonico dal 1977, è stato tra i fondatori di Radio Rock. Presidente di Radio Elettrica

Ti potrebbe anche interessare

Ultimi articoli