Non tutti sanno che il sodalizio che portò alla collaborazione in cinque film, iniziò con una discussione piccata: Morricone litigò con Pasolini.
E Morricone litigò con Pasolini: primo round
Ennio Morricone, tra le collaborazioni della sua incredibile carriera, vanta anche quella con Pier Paolo Pasolini.
Uccellacci e uccellini, Teorema, I racconti di Canterbury, Il fiore delle mille e una notte, Salò o le 120 giornate di Sodoma portano tutti la firma inconfondibile del compositore romano.
Eppure il rapporto non era cominciato nel migliore dei modi. A raccontarlo fu Morricone stesso nel febbraio del 2016, alla vigilia vigilia della candidatura al suo secondo Oscar per le musiche del film di Quentin Tarantino, The Hateful Eight, poi meritatamente vinto, durante un intervista che concesse al quotidiano La Repubblica.
“Arrivò da me per Uccellacci e uccellini, il film con Totò. Mi diede una lista di brani da inserire e io gli dissi: mi diverto ancora a scrivere la mia musica, è venuto dalla persona sbagliata!”
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Non aveva un carattere semplice il maestro, timido ed introverso, poche parole ma sempre ficcanti. Eppure il sodalizio con Pasolini fu fecondo e nacque grazie a un piccolo compromesso, voluto per una scaramanzia da Pasolini e aggirato con un colpo di genio del compositore. È sempre Morricone a raccontarlo:
“Pasolini poi mi lasciò libero di comporre. Abbiamo fatto insieme cinque film. Però voleva che ci mettessi, per questioni scaramantiche, una musica preesistente. In Uccellacci e uccellini fu il tema di un’opera di Mozart, e lo inclusi eseguito da un’ocarina. Gli bastava che ci fosse. In Teorema, sempre per superstizione, volle il Requiem mozartiano e io ne misi una citazione nascosta nelle dissonanze.”

Uccellacci e uccellini, titoli di testa
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