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lunedì 11 Ottobre 2021
TecnèPino Marino, l'uomo più lento del mondo, va in Tilt

Pino Marino, l’uomo più lento del mondo, va in Tilt

Pino Marino fa parte di quei musicisti incatalogabili, con una carriera ricca di premi e riconoscimenti, che fanno passare anni tra un disco e l’altro. Alcuni sostengono che sia gusto così perché  le canzoni scelgono loro quando venire. Altri invece lo addebitano al fatto che lui in realtà è l’uomo più lento del mondo.  Gliel’abbiamo chiesto in occasione dell’uscita del suo quinto album, Tilt.

Pino Marino, l'uomo più lento del mondo, va in Tilt

Pino Marino va in tilt

Hai detto: “Passo per essere l’uomo più lento del mondo, questa è la percezione che hanno di me i miei amici, la velocità non è uguale per tutti”. E’ per questo che hai scritto la canzone “La mia velocità”? Si tratta di un elogio alla lentezza o alla velocità? Milan Kundera nel suo libro “La lentezza”, collega la lentezza al ricordare e la velocità al dimenticare. C’è qualche riferimento?

Ogni canzone di questo Album tratta una tipologia di Tilt, in questa traccia mi sono permesso di toccarne uno che da sempre mi riguarda in prima persona: il corto circuito equivoco fra velocità procurata e velocità naturale, senza alcun riferimento diretto a Milan Kundera. Siamo più o meno allenati (ma sicuramente incanalati) a velocità imposte per il vantaggio ipotetico di tutti.

Dai Frecciarossa senza fermate alla comunicazione del click proposta dal mondo liquido, che di fatto ha sostituito definitivamente il concetto antico di Posta. Molto bene, però se io percorro l’autostrada fra Roma e Avezzano in macchina, impiego 50 minuti e vedo delle cose, se percorro la Tiburtina Valeria in bicicletta (come spesso faccio) per raggiungere la stessa destinazione, impiego 4 ore abbondanti e ne vedo completamente altre. A mio avviso la prima è utile quanto la seconda necessaria.

Io sono lento nei movimenti e tardo negli spostamenti, questo fa di me un uomo lento. Però scelgo e agisco in pochi secondi, lasciando spesso spiazzati i circostanti, questo fa di me un uomo veloce?

L’uomo più lento del modo ha spaventato il mondo con la velocità, questa è la risposta che nella canzone ha dato forma e sostanza al ritornello. Se in tutto ciò è compreso un elogio, questo elogio riguarda le differenze. Sui sampietrini neri in bicicletta pe portà la pelle bianca ar mare, è strada fatta pe imparà che la velocità nun è pe tutti uguale, lo ribadisco e lo faccio cantare a Tosca nella traccia “Roma bella” e questo credo possa chiudere i miei tentativi di rispondere a questa domanda.

È quasi certo che io sia l’ultimo ad arrivare in una sessione di prove, ma sono fra i primi a scegliere cosa fare e quindi “fare” senza indugio. Quale delle due cose avrà danneggiato o creato più vantaggi evidenti?

Pino Marino, leggendo la tua biografia, sembra che tu sia un artista iperattivo, con le mani in pasta in mille progetti, dal teatro ai collettivi, dall’ Angelo Mai all’Orchestra di Piazza Vittorio. Come fanno a dire i tuoi amici che sei lento?

(Lungo silenzio)

Ecco appunto.

(Ora sto ridendo, ma non potete vederlo).

La canzone “Tilt” è una lunga poesia, ma anche una specie di riassunto dei ritornelli dei testi dell’album. Siamo giunti al “Tilt”, epocale, sociale e culturale. Secondo te, c’è una via d’uscita da questo tunnel?

Si. Osservare, studiare con tutta la lentezza necessaria (e qui ci viene incontro la riflessione di Kundera), per saper comprendere il percorso causa del Tilt e poi rapidamente proporre una variante di movimento che consideri gli errori fatti. Noi non siamo qui per giocare partite singole da vincere a tutti i costi, siamo qui per avere cura del Flipper che stiamo utilizzando e che prima di noi altri hanno utilizzato e dopo di noi altri utilizzeranno.

Il nostro è un contributo ad una partita collettiva. Solo questo tiene d’occhio il bene di tutti a lunga gittata e non quello individuale/stagionale. Il Tilt si genera dall’aver barato, sempre.

La decima traccia da il titolo a tutto il disco, ho affidato la lettura di tutti i tilt presi e ricuciti dalle nove canzoni precedenti perché costituissero un testo unico, alla straordinaria capacità di Vinicio Marchioni. Così come a Ginevra Di Marco ho affidato l’interpretazione di “Maddalena” che racconta il suo personale Tilt e a Tosca “Roma bella”, perché solo lei avrebbe potuto sostenere quella storia e riscriverne il finale. Ascoltandola capirete perché (e Giacomo Puccini potrebbe esservi di aiuto).

Pino Marino, l'uomo più lento del mondo, va in Tilt

Hai fatto uscire il tuo ultimo album ”Tilt”, dopo 5 anni dal precedente “Capolavoro”. E venti da “Dispari”: il tuo esordio. Pensi che quest’uscita discografica, in un periodo di pandemia, ti abbia penalizzato? Ed il fatto di non poter fare concerti, tournée?

Si, la penalizzazione esiste, ma esiste consapevolmente la necessità di accendere lampadine quando è buio. Questa è stata una scelta personale, rapida anche lei. Chi lavora con me e chi sta lavorando a questo disco (produzione, management e ufficio stampa) ha compreso, condiviso e supportato questa scelta.

Ci sarà un momento in cui torneremo muscolarmente ad abbracciarci, ma la musica può farlo anche senza braccia e può andare in giro a raccontare ciò che adesso va raccontato, adesso, non dopo, come la lampadina accesa di cui sopra.

La copertina di “Tilt” è una foto del fotografo palestinese Emad Nassar. In una Gaza bombardata, questo giovane padre fa il bagnetto a sua figlia ed a sua nipote, in quel che resta della loro casa: la vasca da bagno. Alcune canzoni dell’album sono impegnate socialmente, da parte tua c’è un interesse verso la causa palestinese?

Io ho interesse per ciò che è causato, questo vuol dire avere interesse per una causa. Quella palestinese è una fra quelle volontariamente non risolte. E dico volontariamente, perché puntualmente nella non risoluzione si nasconde un vantaggio. Quel famoso vantaggio di pochi a discapito del tutto.

Quella di Emad Nassar è una foto preziosa, come preziosa è stata la sua volontà di concedermela perché diventasse copertina dell’Album. In quello scatto c’è condensato tutta la visione narrativa di questo lavoro discografico: l’evidente distruzione generata da un gigantesco Tilt e nel suo centro esatto, la potenza incontenibile della soluzione e della rinascita.

Pino Marino, l'uomo più lento del mondo, va in Tilt

Come componi le tue canzoni? Hai uno strumento preferito?

Il pianoforte sempre, la chitarra spesso. Come? Compongo le canzoni come un carburatore filtra il carburante che raccoglie, perché la macchina si sposti occorre lui.

Caterina è un nome ricorrente in “Tilt”, posso chiederti qualcosa al riguardo?

Caterina esiste e si chiama veramente così. Ho raccontato un Tilt di coppia nella traccia che porta il titolo “Caterina volentieri”, non importa sapere chi sia lui (anche se potreste conoscerlo) e cosa faccia lei oggi.

Pino Marino ti senti parte della scena romana dei cantautori? Cosa pensi dei tuoi colleghi?

Sono romano, penso bene dell’amicizia fra persone, quindi credo anche in quella che con diversi colleghi (anche romani) ha avuto modo di crescere nel tempo, indipendentemente dalle collaborazioni avvenute o che avverranno.

Qual è il tuo background musicale?

Ho imparato le favole da Branduardi. La necessità della parola da De André. L’evoluzione che ricerca da Fossati. Lo spazio completamente preso da una sola giacca e un pantalone, da Gaber. La follia libera da Dalla. Ho imparato la chitarra da Lolli, Guccini e Caetano Veloso.

Ho ascoltato e imparato da tutti quelli che avevano da dire la propria cantando e suonando (da tutto il mondo, Radiohead compresi). Ho ammirato tutti quelli che non hanno avuto e non hanno la necessità di aprire bocca: Miles Davis, Keith Jarret, Monk, Rachmaninov, Totti, Satie e un centinaio di altri nomi che adesso ometto solo perché finireste di leggermi non prima di mercoledì prossimo.

 

Hai iniziato al Folkstudio, storico locale capitolino dove nel ’62 si esibì tra l’altro uno sconosciuto Bob Dylan… Cosa ricordi del tuo esordio artistico?

È nato tutto lì dentro, tutto. Ero piccolo e ho ascoltato tanto, sono cresciuto iniziando a suonare lì dentro. Le regole del rispetto, della necessità e del valore che ha l’idea al cospetto delle variabili di mercato, sono state apprese da Giancarlo Cesaroni, colui che lo teneva in piedi quotidianamente. E Visto che abbiamo nominato Bob Dylan, vi racconto questa storia:

Io non ero nemmeno nato, ma Dylan passò la prima volta al Folkstudio di domenica e la domenica Cesaroni aveva istituito il famigerato “Folkstudio giovani”, ovvero lo spazio riservato agli emergenti totali, che con due brani a testa potevano mettersi in scaletta e farsi ascoltare. Dylan, accolto fra lo stupore di tutti, venne invitato a salire sul piccolo palco. Alla fine della seconda canzone stava accordando la chitarra per iniziare la terza fra l’ovazione dei presenti.

Cesaroni apparve da dietro la tenda rossa e con il gesto della mano tesa che taglia il collo, gli fece cenno di scendere. Due canzoni a testa. Questo il rispetto del contesto, ci sarebbe stato altrimenti qualcuno della lunga lista (ovviamente emergente e sconosciuto) che avrebbe dovuto rinunciare alle sue per fare spazio a lui. Credo di avervi detto molto.

Com’è stato per te quest’anno di lockdown se devi fare un bilancio?

Durante il lockdown abbiamo chiuso il disco, con le difficoltà mastodontiche che a molti hanno impedito del tutto le attività.

Il 7 marzo del 2020 abbiamo visto interrotta una tournée alla sessantesima replica, quella de I Soliti Ignoti (il primo adattamento teatrale del Film di Mario Monicelli del ’58), mie le musiche originali con la regia di Vinicio Marchioni.

Il 9 Marzo io e Fabrizio Fratepietro ci siamo chiusi in studio, con un protocollo anticovid da far spavento per perizia e applicazione. Da lì è nato “Tilt”.

Sei soddisfatto della tua carriera discografica, hai qualche rimpianto?

No. Con le regole apprese da Giancarlo Cesaroni, non poteva andare diversamente. Siamo quello che impariamo e con un po’ di fortuna diventiamo quello che siamo, non quello che vorremmo essere.

 

Pino Marino feat Ginevra Di Marco: Maddalena


Daniela Giombini
Ha collaborato per anni con ROCKERILLA e ha prodotto la fanzine musicale Tribal Cabaret. Ha inoltre un passato da promoter musicale nella Subway Productions di cui è fondatrice e con la quale ha promosso le tournée di artisti di fama internazionale come Nirvana, Lemonheads, Hole,Mudhoney ecc.

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