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domenica 28 Febbraio 2021
Tecnè Musica Per chi suona il...Carillon del Dolore?
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Per chi suona il…Carillon del Dolore?

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Conosco Paolo Taballione da una vita, frequentavamo gli stessi posti, gli stessi concerti e più o meno la stessa gente negli anni ’80 e ‘90. Più di una volta mi è capitato di intervistare i Carillon del Dolore ed assistere alle prove nella loro famosa cantina di Via Magenta 14. Era il gruppo più cool della scena dark romana: creativi sia dal punto di vista musicale che estetico. Paolo è tra i pochi musicisti che incontri sempre ai concerti e questo la dice lunga sulla sua passione musicale.

All’epoca facevate parte in maniera attiva della scena romana; Thomas (Tommaso Timperi), il cantante dei Carillon del Dolore, aveva una sala prove che era anche un noto punto di incontro: il salotto creativo della scena dark romana dove si produceva arte, musica, moda. Cosa ricordi di quel periodo?

Quello è stato un periodo denso di eventi artistici e dalla musica alla letteratura era un susseguirsi di novità. Avevamo una forte creatività e non volevamo essere catalogati in nessun genere, ma dato che ognuno di noi aveva avuto le sue prime esperienze musicali nel punk e nessuno di noi si sentiva un vero musicista, la nostra attitudine era di conseguenza punk. Stefano De Rossi non aveva mai suonato il basso prima che lo coinvolgessi nei Carillon del Dolore, mentre io avevo avuto precedenti esperienze musicali con gli Atrocity Exhibition e Thomas già suonava insieme a Francisco ‘Gringo’ Franco (Francesco Lancia), il batterista nei Panzer Commando.

Il nome ci venne suggerito da Sergio, un nostro comune amico, e faceva riferimento al film di Louis Bunuel “Estasi di un delitto”.

Avevamo una sala prove divisa in due ambienti, uno dei quali era dedicato alla moda. Lì, i Caput Mundi, ossia Sergio Zambon, Marina Dettori e Donatella Mei ci fecero alcuni degli abiti che indossavamo ai concerti. In seguito, i Caput Mundi hanno continuato nell’ambito della moda. Purtroppo, in circa tre anni e mezzo, abbiamo suonato solo una decina di concerti, perché alcuni di noi non se la sentivano, mentre io e il bassista avremmo voluto fare concerti tutti i giorni.

Per chi suona il...Carillon Del Dolore?

Come mai i Carillon del Dolore si sciolsero?

Ad un certo punto abbiamo avuto delle incomprensioni musicali: litigammo per via della produzione del secondo disco, fatta da Valor, il cantante dei Christian Death.

Eravamo dei “pischelli “che passavano un sacco di ore in sala prove… stavamo bene insieme, ma ahimè abbiamo sottovalutato il nostro potenziale. Nell’86, dopo la storia dei Christian Death, facemmo un concerto a Roma, all’”X club” di Via Rasella, dove cantavo io al posto di Thomas e impulsivamente, dopo quel concerto, dissi basta. Volevo tornare a fare delle cose più tirate, benché devo ammettere che sarebbe stato meglio stare insieme ancora un po’ e fare un altro disco, perché stavamo ancora crescendo musicalmente.

Siete molto quotati all’estero, un vero oggetto di culto di collezionisti e di amanti dell’estetica “dark”

Guarda, non credo che i nostri dischi abbiano delle quotazioni stellari, valgono tra i 50 e i 90 euro, ma c’è un’edizione di maggior valore di “Trasfigurazione”, in vinile trasparente, fatta a nostra insaputa da Contempo Records, di cui hanno stampato solo 500 copie.

Negli ultimi anni, hai riscontrato un interesse verso i Carillon del Dolore e il post-punk italiano degli anni ’80, da parte delle giovani generazioni?

A dire il vero, già in passato, mi ero accorto di questo nuovo interesse, dato che, ogni tanto, qualche fan mi telefonava a casa o passava in cantina dai Gronge per conoscermi…

Intorno al 2005, ricevetti la telefonata di un ragazzo, un disc jockey che si faceva chiamare Paul Tired, il quale venne a trovarmi a casa con dei suoi amici, perché voleva ristampare un cd con il nostro materiale inedito. Purtroppo, Paul venne a mancare all’improvviso, ma questi ragazzi, portarono avanti il progetto a loro spese, compreso il restauro dei nastri originali e stamparono il doppio cd “Per portarti questo scrigno”. Questi ragazzi ci hanno riempito di affetto e hanno contribuito a farci riscoprire il nostro materiale che non era poi così male.

In seguito, Max Zarucchi, uno di loro, ci fece una lunga intervista per una rivista online che si chiamava “Erba della strega” e quello stesso anno, ci proposero di fare dei concerti dal vivo, nonostante fossimo rimasti in tre: io a Roma, Thomas vicino Udine, e Max a Varese…gli altri componenti del gruppo, purtroppo, non erano più disponibili e Fabio Fiorucci, Il tastierista, disgraziatamente era morto poco tempo prima.

Ci siamo visti a Roma, giusto per fare 3 prove insieme prima dei concerti, arrangiando il nostro repertorio in maniera più ruvida, post-punk. L’anno a seguire, la Contempo Records ci ha stampato un cofanetto in versione cd dei nostri due album “Trasfigurazione” e “Capitolo IV”, intitolata: “Al nostro contempo”, per la quale abbiamo fatto un mini tour di 3-4 date in giro per l’Italia.

Per chi suona il...Carillon Del Dolore?

Avete in programma una nuova re-union dei Carillon del Dolore come allora?

Credo che Thomas sia una delle persone più gentili che conoscono, un uomo d’altri tempi e tra me e lui c’è una sorta di fratellanza, tant’è che ad una cena di un anno e mezzo fa, ci siamo detti: “perché questa volta non decidiamo noi quando fare un concerto, magari ben preparato?”. Così abbiamo cominciato a provare con un batterista che poi ci ha mollato.

Dopo è arrivato il lockdown e avevamo perso la speranza di trovarne un’altro, finché non abbiamo incontrato Alessandra Trinity, che suona le tastiere e canta nel gruppo La grazia obliqua e con noi suonerà la batteria appena le restrizioni anti-covid si allenteranno. Alessandra ha collaborato con Kota, il bassista giapponese dei Christian Death che io conoscevo dai tempi del tour e con il quale ho convissuto per quasi tutto il periodo londinese in cui ero ospite di Valor Kand e Gitane DeMone.

Con noi ci sarà anche Alessio Schiavi degli Avangarde al basso e Max Zarucchi alla seconda chitarra, per questo abbiamo aperto la nostra pagina Facebook.

Come vi siete trovati con la produzione del disco “Petali del Cariglione“?

La Contempo Records diede a Valor ”Fiori Malsani”, la nostra cassetta del 1983, al quale piacque molto, tant’è che l’etichetta fiorentina lo ingaggiò per produrci. Con Valor c’erano stati dei problemi da subito: noi avevamo già cominciato a registrare a Roma, quando lui arrivò con le unghie laccate di verde, e un profumo fortissimo.

Il proprietario dello studio di registrazione rimase talmente impressionato dal suo look eccentrico che non voleva che Valor toccasse nulla. Così, fummo costretti a cambiare studio di registrazione per la Gas Studios di Firenze, dove Valor e un adorabile tecnico del suono americano, Jack Dedert, fecero degli ottimi suoni. Molti del gruppo, però, preferivano un sound più “italiano”, così Thomas si allontanò, io cantai tutti i brani nel nostro ultimo concerto e ciò provocò una frattura insanabile.

Eravate rimasti soddisfatti della produzione di Valor?

E’ stata più una questione musicale: Valor era molto concentrato sulla sua idea del suono del gruppo, mentre noi eravamo un gruppo che faceva anche cose in tempi dispari, quindi molto libero da questo punto di vista. “Capitolo IV” doveva essere un disco con due facciate, per questo ci sono due copertine diverse dell’artista Paolo Cannavale.

A mio avviso i suoni di quel disco non erano niente male e mi era piaciuto lavorare con gli americani, perché avevano una tecnica di lavoro diversa da quella che avevo visto fino a quel momento, ma la nostra più grande paura era quella di essere catalogati in un genere ma per ironia della sorte, così è stato.

Per chi suona il...Carillon Del Dolore?

Come andò la tournè europea in cui suonasti la chitarra con i Christian Death? Hai qualche ricordo particolare?

Per me fu il massimo! Feci con loro il tour inglese, tedesco, olandese e altri. Nel nostro ultimo concerto insieme, all’Elysée Montmartre a Parigi (posto fichissimo), suonavano anche i Virgin Prunes e gli Psychic TV che andavano in giro col van, come una comune hippie californiana, con i figli e le donne al seguito.

Abbiamo fatto un sacco di concerti con i Fields of Nephilim, di cui uno organizzato da Valor Kand, all’ Electric Ballroom di Camden Town, nel quale suonavano anche i Living in Texas; Jayne County presentava la serata, da poco era diventata una signora: vestita all’inglese con l’impermeabile e le buste di plastica…un personaggio!

Ricordo una festa a casa di Angie Bowie e una a Dussendorf, nella casa del proprietario di uno dei negozi di dischi più importanti della città che era anche un’etichetta discografica, dove bazzicavano i DAF e dove ho conosciuto due ragazze che collezionavano parrucche colorate tipo Cleopatra. A Bonn abbiamo suonato con Siouxsie and the Banshees: Severin e Budgie erano simpatici, mentre lei era snob, ma se lo poteva permettere essendo la regina!

Hai mai pensato di trasferirti all’estero dopo quell’esperienza?

Certo! Avevo avuto dei problemi col visto per il passaporto, perciò non potei andare con i Christian Death a fare il tour americano. Quando risolsi, chiamai Valor che mi informò della mia sostituzione. Nonostante avessi un sacco di agganci e contatti a Londra, essendo nell’ambiente musicale e nel giro dei Fields of Nerphilim e dei My Bloody Valentine, sono rimasto qui. Comunque sia, me la sono cavata e penso che, col senno di poi, in quella ‘caciara’ degli anni ’80 di Londra, se fossi partito sarei probabilmente morto!

Dopo i Carillon del Dolore, hai suonato nei Gronge. Venivi dal punk e sei passato dal post-punk a sonorità più sperimentali…

Con i Gronge ho realizzato tre grandi album, un EP e un sacco di concerti tra il 1988 e il 1994. Ho iniziato ad ascoltare musica da piccolo grazie a mio zio e mio cugino. La musica è sempre stata presente nella mia vita: quando tornavo a casa, prima ancora di togliermi il cappotto, accendevo lo stereo. A 12 anni, ascoltavo progressive e in seguito jazz rock. A 15, andavo a vedere i concerti Jazz con mio cugino al Saint Louis, anche se quell’ambiente era troppo spocchioso per me che ero un ragazzino. Dal jazz sono passato al punk.

Suono la chitarra da quando avevo 9 anni, benché non abbia mai frequentato una scuola di musica. Gli Atrocity Exhibition sono stati il mio primo gruppo punk, seguiti dai Carillion del Dolore, parallelamente ai quali suonavo con gli Cicles Syrius, gruppo new wave orecchiabile alla Cure e in un duo, The Colours, un miscuglio tra Heaven 17 e Human League.

Ad un concerto dei The Colours, venne a vederci un pezzo grosso della RCA che voleva fare di noi un gruppo elettro pop, ma pretendeva un’esclusiva per la quale avrei dovuto abbandonare i Carillon del Dolore.

Dopo i Carillon e il tour con Valor, ho formato i Fando & Lis e poi mi sono unito ai Gronge.

Carillon Del Dolore: sciame di mosche bianche

Il tuo ultimo progetto musicale?

Il mio ultimo progetto si chiama “EXMEN!”, condiviso con Ascanio Borgia che ha fatto diversi dischi e Cris EX, che è un artista solista che ha all’attivo diversi dischi e collaborazioni con KK Null e Merzbow ed è anche il batterista del gruppo punk P38. Facciamo un tipo di musica completamente strumentale che può essere considerata un crocevia tra krautrock e post-punk e ci stiamo preparando per registrare il nostro primo album.

Il mio progetto solista invece si chiama “Mira Onirica”, per il quale ho fatto un processo inverso, prima ho registrato e poi ho formato il gruppo, composto e prodotto insieme a Alex Rolfi.

Sei sempre stato un grande frequentatore di concerti e sei molto competente musicalmente. Quali sono i tuoi gruppi preferiti di adesso?

Mi fanno impazzire quelli che dicono: “non c’è più la musica di una volta”! Ci sono dei gruppi fighissimi in giro, gruppi come Cave in, Oceansize, Espers, Leprous, Jaga Jazzist, Oneida, King Gizzard & the Lizard Wizard australiani.

E quali sono i tuoi gruppi di sempre preferiti?

Difficile dirlo: Swans, Sonic Youth, Butthole Surfers, Jeff Buckley, Alice in Chains, alcune cose di metal psichedelico, i gruppi post-punk e il jazz mi piace ancora.

 

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Daniela Giombini
Daniela Giombini
Ha collaborato per anni con ROCKERILLA e ha prodotto la fanzine musicale Tribal Cabaret. Ha inoltre un passato da promoter musicale nella Subway Productions di cui è fondatrice e con la quale ha promosso le tournée di artisti di fama internazionale come Nirvana, Lemonheads, Hole,Mudhoney ecc.

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